A distanza di tempo, il bilancio dell’esperienza di Antonio Conte al Napoli assume contorni sempre più nitidi — e non a favore di chi lo aveva indicato come un problema.
Il problema non era Conte: storia di una rosa costruita male
La tesi che circolava con insistenza era semplice: bastava cambiare allenatore per sbloccare il potenziale di una rosa costruita con investimenti importanti, ma sbagliati. Come se le difficoltà di rendimento di alcuni calciatori dipendessero esclusivamente dalle scelte tecniche di Conte, e non da limiti intrinseci già emersi nel mercato di gennaio scorso, quando alcune bocciature erano già state sancite nei fatti.
Lo stesso ragionamento vale per l’atteggiamento di una parte del gruppo squadra, che veniva ricondotto ai metodi severi dell’allenatore e a una presunta incompatibilità caratteriale con lui. L’inizio della nuova stagione offre però una prospettiva diversa: i problemi comportamentali non sono scomparsi con il cambio di guida tecnica.
Napoli, i problemi non finiscono
Sul piano tattico, molto si era discusso della difficoltà di far coesistere McTominay e De Bruyne nello stesso undici, con critiche frequenti alla volontà di Conte di insistere su quell’assetto. I risultati attuali mostrano però che rinunciare a uno dei due non ha prodotto un miglioramento della qualità di gioco — semmai il contrario. Anche la questione degli infortuni, attribuita in passato alla preparazione atletica impostata dallo staff di Conte, appare oggi sotto una luce diversa: la fragilità fisica di alcuni elementi della rosa sembra strutturale, indipendente dal metodo di lavoro dell’allenatore.
Per mesi la narrazione dominante ha descritto Conte come il responsabile del gioco poco brillante e della mancata valorizzazione degli investimenti. Oggi, il confronto con quanto si vede in campo invita a rileggere il tutto con parametri diversi.
Articolo di Felice Luongo
