Raccogliere i cocci dopo il naufragio in Laguna non sarà semplice per il Napoli, soprattutto guardando insieme il trend delle ultime partite e il numero di sconfitte accumulate finora. L’ossigeno per risalire dal fondale appare scarso e mal gestito, con il rischio concreto di perdere anche la lucidità necessaria per invertire la rotta.
Eppure, a costo di sembrare controcorrente, c’è un punto sul quale non si può cedere: Allegri e Lucca non sono il male principale di questa squadra, anche se rappresentano il bersaglio più comodo.
La rosa attuale è probabilmente la peggiore degli ultimi quindici anni di gestione De Laurentiis. Non lo si capisce fermandosi ai nomi, apparentemente di qualità, ma lo si intuisce appena l’analisi si fa più profonda: sullo stato mentale e fisico di ciascun calciatore, e su quanto la squadra sia stata costruita in modo approssimativo. Il Napoli non funziona in nessuno dei suoi strati, da quello dirigenziale a quello di campo. Nell’anno del centenario, il bilancio è il peggiore immaginabile.
Allegri si è ritrovato in questa bufera in parte per eccesso di autostima: era convinto di poter fare bene nonostante tutto, nonostante le parole del suo predecessore che suonavano come un avvertimento. Aveva bisogno di un’occasione dalla quale ripartire dopo l’esperienza al Milan, e il Napoli sembrava la soluzione migliore. Il club, però, ha finito per mostrarsi per quello che è: una società senza un disegno reale, che schiera una squadra che ne riflette le mancanze.
Cambiare allenatore non basta. Serve la volontà di costruire un futuro diverso, e secondo questa analisi c’è un solo nome in grado di farlo: Aurelio De Laurentiis.
Di Antonio Manzo
