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È la difesa la vera arma vincente, ma se i titolari riposano la coperta è corta

Il Napoli di questa prima parte di stagione porta con sé un interrogativo: vince chi segna di più o chi subisce di meno?

I meriti della difesa

È un grande Napoli quello che guida la classifica quasi a punteggio pieno, 31 punti su 33 disponibili. Quel ‘quasi’ è una piccola macchia la cui causa va ricercata nella difesa dell’Inter. Ecco, la difesa, la vera arma vincente di una squadra che vuole dominare. Il Napoli non fa eccezione, è la difesa il reale punto di forza. Si legga questo non come una delegittimazione del trio d’attacco, ma come un’esaltazione della coppia difensiva.

La copertina è sempre (o quasi) dedicata ai tre tenori Mertens, Callejon e Insigne, ma poche volte si dà attenzione a Koulibaly e Albiol. La coppia centrale del Napoli è solida, forte, sicura, quasi impenetrabile ed è per questo che non appena questa si slega, si avverte qualche cigolio di troppo. L’assenza di Koulibaly oggi contro il Sassuolo ha lasciato spazio a Chiriches, buon difensore, ma il cui valore è troppo distante da quello del senegalese.

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I demeriti delle riserve

Distanza evidenziata dalle diverse sbavature di ieri del rumeno, disattenzioni che non ci si può concedere. Se finora dunque il Napoli è lì in vetta a guardare tutta l’Italia dall’alto lo deve non solo ai suoi attaccanti, ma anche (e forse soprattutto) a una fase difensiva eccezionale. Il dato allarmante è che però l’imperfezione sta nella mancanza di sostituti all’altezza di una condizione nella quale sbagliare è un lusso che non ci si può concedere.

Portare avanti una stagione soltanto con due difensori centrali di livello è un’operazione rischiosa, perché chi vince lo fa potendo contare anche su una panchina importante. Ma il Napoli ha questa dote? L’abbondanza in realtà è solo a centrocampo, il reparto più rimaneggiato da Sarri finora. Rimaneggiato perché è un qualcosa che il tecnico toscano può fare a differenza degli altri reparti. La testa, dunque, va inevitabilmente a gennaio e a un mercato degno di essere denominato ‘di riparazione’.