Quanta carne cuoce sul braciere azzurro...

Quanta carne cuoce sul braciere azzurro...

editoriale_luciana_espositoLa prima settimana a Dimaro è trascorsa.

Inoltre, ieri ha avuto luogo la prima amichevole della stagione targata 2013/14 che ha aperto, così, le danze, ufficializzando l'incipit del calcio giocato.

Anche se, a dispetto dei calci rifilati al pallone e del ponderoso carico di lavoro che grava sulle spalle degli azzurri, chiamati a riempire i carburanti con il migliore e maggiore quantitativo di benzina auspicabile, affinché possano avvalersene per disputare un'eccelsa stagione, a tenere banco è ancora e sempre il "calcio chiacchierato".

I nomi di "Tizio e Caio", accostati alla maglia azzurra, con insistenza più o meno marcata, da svariati giorni, sono ormai noti a tutti i tifosi.

Nomi che riempiono la carta stampata, che riecheggiano nei tg sportivi e che tutti gli addetti ai lavori - con attendibilità più o meno comprovata - etichettano come acquisti "sicuri".

Eppure, gli annunci ufficiali, si stanno facendo desiderare.

E ciò concorre ad alimentare le chiacchiere, nonché la brama di ingorda ed eccentrica notorietà di chi gioca al rialzo per potersi forgiare del vanto dell' "io l'avevo detto per primo!"

Se e quando il coniglio che il tandem De Laurentiis - Bigon estrarrà dal cilindro sarà quello designato, propinato e ripropinato.

Anche se, razionalmente, è forte il sentore che, al momento, il cospicuo quantitativo di carne messa a cuocere sul braciere azzurro, abbia l'unico intento di produrre del fitto e fulgente fumo, utile ad offuscare quello che realmente e concretamente bolle in pentola.

Cavani docet.

Nessuno, proprio nessuno, se non nelle repentine 24/48 ore, nell'ambito delle quali, fulmineamente, è stata conclusa la trattativa con il PSG, aveva prospettato come palpabile l'ipotesi che il Matador potesse finire alla corte del Club francese che altresì abile era già stato, lo scorso anno, ad accaparrarsi Ezequiel Lavezzi.

Tutti avevamo sguardi ed orecchie indirizzati verso Spagna ed Inghilterra e, invece, la Francia ci ha fatto una beffarda linguaccia e ci ha portato via Edinson.

Con il medesimo fare, lesto e maldestro, di chi ti sfila la borsa o il portafoglio, mentre hai lo sguardo proteso verso il cielo.

Per guardare le stelle o carpirne le molteplici e dissimili sfumature d'azzurro o semplicemente perché è dal cielo che nascono i sogni e questo è risaputo che è "il popolo sognatore per antonomasia".

Già, perché quella che ci siamo lasciati alle spalle è anche la settimana dell'addio di Cavani, volato a Parigi direttamente da Roma, senza passare da Napoli, come fa un figlio, mosso dalla consapevolezza che la bravata compiuta stavolta è di quelle colossali e, pertanto, sceglie di raggirare l'ostacolo, pur di non assaporare il gusto della cucchiarella della madre, inviperita, ma pur sempre madre e, pertanto, capace di perdonargli tutto, perché il suo cuore è mosso da quell'amore incondizionato che non conosce leggi né torti né compromessi.

Una madre ama e basta.

E Napoli, Cavani lo ha accolto ed amato davvero come solo una madre è in grado di fare, adottiva, ma pur sempre madre e in quanto tale, l'avrebbe perdonato, anche se il rospo da mandare giù stavolta era grosso e mordace, ma quando Napoli accoglie un figlio tra le sue braccia, non lo ripudia né lo rigetta, mai.

In nessun caso.

Edinson, tuttavia, ha scelto di macchiarsi del peccato più compassato che un uomo possa compiere: rinnegare la propria madre.

Adottiva, è doveroso ribadirlo, ma pur sempre madre.

Costringendo, così, finanche le parti coinvolte nella soap opera più seguita all'ombra del Vesuvio nelle ultime settimane, ad annullare l'amichevole tra Napoli e Paris Saint Germain che doveva avere luogo il prossimo 30 luglio, proprio nel tempio del calcio di Fuorigrotta, quello stesso Stadio San Paolo che per tre anni e fino all'ultima gara disputata con la maglia azzurra, quello stesso Edinson Cavani ha saputo mandare in visibilio a suon di gol.

Tuttavia, sulla storia d'amore tra Napoli e Cavani, ormai, scorrono i titoli di coda e la pellicola è destinata a finire nel cassetto dei ricordi, allorquando il cielo partenopeo sarà inondato dalla fumata bianca, non partorita dal "gigante buono", ma dallo scaltro e furtivo ingegno del patron azzurro che suggellerà l'annuncio di colui chiamato a raccogliere l'eredità del Matador e scalzare dalla mente dei tifosi il suo ricordo, conquistando così, partita dopo partita, un posto nell'Olimpo dei grandi, quello nel quale, Napoli ha sempre accolto i calciatori che la piazza ha voluto e saputo ergere a divinità.

Ad onor del vero, appare doveroso ricordare che Napoli è un focolaio fervido, fervoroso, infervorato, alacre, industrioso, febbrile e viscerale, sul quale pende un intransigente e rigoroso ragguaglio: "piazza facilmente esaltabile".

Pertanto, è sufficiente diramare labili scintille, tra le anime azzurre, per appiccare un incendio.

Facilmente intuibile è quanto può accadere se, invece, viene sganciata una nerboruta bomba.

Luciana Esposito

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