shinystat spazio napoli calcio news L'editoriale di Ivan De Vita: "Maglie nel fango"

L’editoriale di Ivan De Vita: “Maglie nel fango”


editoriale_ivan_de_vita“Gli uomini passano, le idee restano. Cammineranno sulle gambe di altri uomini”, diceva Giovanni Falcone. Uomini, esatto. Con la “U” ben in vista. Capaci di apprezzare ed inchinarsi davanti ai sacrifici di altri Uomini per il bene della comunità.

A volte queste idee corrono. Corrono veloci, dribblano, segnano. Perchè, parliamoci chiaro, i personaggi dello sport e dello spettacolo, grazie ad appeal e popolarità, possono fungere da validi testimonial a favore della legalità. Non solo opinion leader, ma portatori sani di valori (almeno sulla carta), da inculcare soprattutto alle schiere di giovani pronti ad imitarli. Ecco il perchè del can-can mediatico sulla vita privata dei calciatori, preferendo il gossip al terreno di gioco: gli scheletri nell’armadio vendono molte più copie di un gol in semi-rovesciata.

La triste vicenda Miccoli ha colpito tutti gli amanti del calcio. Ha avvilito quei pochi e poveri illusi ancora accecati dalla passione, che ammirano i propri beniamini fino a trasformarli in idoli. Caduti dal trono delle divinità, riprendono le sembianze da comuni mortali. Cresciuti spesso tra povertà ed ignoranza, vengono travolti da un uragano di nome gloria e perdono il controllo della propria vita in tutte le sue sfaccettature.

Fabrizio, il “Romario del Salento” con l’orecchino di Diego, si difende dicendo di aver stretto amicizia con tutta Palermo, senza fare distinzioni. Lo ha fatto in buona fede? I loschi individui sono quelli che si presentano sotto casa tua due giorni dopo il tuo arrivo. Il terzo giorno già conosci il loro albero genealogico. Piuttosto diciamo che molto spesso ci si culla su alcune conoscenze, si allevano e coccolano con l’idea che improvvisamente possano tornare utili. Circolo vizioso nauseabondo, granate sganciate nel bel mezzo di una città che sapeva solo osannarti.

Fango. Le tue gesta, il tuo passato, la tua immagine. E’ rimasto solo fango. Quello che hai sputato su una piazza innamorata di te e dei suoi figli prediletti, ti si è riversato addosso con uno straordinario effetto boomerang. Ti rimarranno i contratti milionari strappati e i video dei tuoi capolavori in campo. Il resto l’hai tritato con le tue stesse mani. Cenere. Cenere come il rispetto e l’affetto della tua gente. Cenere come il senso di emulazione che avevano i tuoi figli. Erano fieri di un padre che aizzava le folle con un semplice calcio di punizione, versava lacrime per una retrocessione maledetta, partecipava a “Partite del Cuore” per combattere la criminalità. Ora sapranno che il loro eroe è solo un burattino, uno stupido bulletto seduto su una giostra senza nome.

Ho pensato agli amici palermitani. Ho percepito il loro sconforto, sofferto il tradimento subito. Un colpo basso peggio della caduta in serie B. E allora ho riflettuto. Purtroppo noi napoletani viviamo lo stesso cancro, giorno dopo giorno, che sta sbranando il nostro tessuto sociale. Tanti lo affrontano con fierezza, sprezzo del pericolo, rischiando di non vedere i propri figli crescere.

Medito. Mi tornano in mente le foto di Maradona nella vasca da bagno con il latitante Carmine Giuliano. Le inchieste giudiziarie che scavano nelle torbide amicizie di Lavezzi, Santacroce, Paolo Cannavaro. Gli scatti che ritraggono i nostri calciatori abbracciati a pericolosi esponenti della camorra, semplicemente perchè non sapevano chi fossero. Io, prima di tutti voi, voglio credere sempre che si tratti di rapporti ingenui, disinteressati e limpidi. Ma Babbo Natale non esiste. E il timore di un’improvvisa rivelazione mi pervade. Cosa accadrebbe se scoprissimo che uno dei nostri Re avesse brindato alla morte di Don Peppino Diana, Giancarlo Siani o Angelo Vassallo? Brividi. Mi tremano le gambe.

L’appello è accorato. Chiunque venga a Napoli ammiri le bellezze alla luce del Sole, non si contano. Accantoni i corteggiamenti provenienti dalle fogne. Il napoletano verace, quello che vi ama in modo cieco e sfrenato, non merita quest’affronto. Se ogni calciatore approda in città ed esclama immediatamente: “Sono innamorato di questa piazza“, non lasci che le parole siano rapite dal vento. Scelga l’amore, non la vanagloria. La vita, anche quella di un nababbo, è un puzzle circoscritto di significative emozioni. Se ne infangate una, infangate voi stessi. A voi la decisione. Male che vada, i calciatori passano…la Maglia resta!

Ivan De Vita

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