shinystat spazio napoli calcio news Esclusiva intervista Marco Bellinazzo, Napoli al punto di svolta

ESCLUSIVA SN – Marco Bellinazzo (Il Sole 24 Ore), seconda parte: “Napoli al punto di svolta”


intervista Marco BellinazzoContinua il nostro viaggio per esplorare quali novità porterà il Fair Play Finanziario e come le squadre italiane si stanno muovendo per rispondere alle nuove regole di mercato dell’UEFA. A rispondere ai nostri quesiti è ancora Marco Bellinazzo, giornalista de Il Sole 24 Ore. (Clicca qui per leggere la prima parte dell’intervista)

Società italiane e FFP.
Milan e Inter si sono adeguate pesantemente negli ultimi due anni, attraverso la cessione di giocatori molto importanti delle rispettive rose (Ibrahimovic, Thiago Silva, Sneijder, N.d.R.) e il taglio d’ingaggi pesanti, al fine di riportare in equilibrio i rispettivi bilanci che invece si presentavano strutturalmente in perdita. Operazioni di questo genere possono senz’altro generare un certo malcontento presso i tifosi, ed è quindi necessario spiegar loro che si tratta di passaggi necessari per assicurare un migliore futuro alle proprie società, eliminando del tutto il rischio di incorrere in rovesci finanziari nel medio-lungo periodo. Tra i presidenti italiani è stato certamente Aurelio De Laurentiis il primo a comprendere la necessità di adeguarsi a queste nuove regole per stare sul mercato in maniera competitiva.

Dovendo scegliere delle priorità programmatiche per il prossimo triennio, in quale aspetto deve crescere e/o investire il Napoli per avvicinarsi al livello di Juventus, Milan e Inter. Se è possibile, naturalmente.
Il Napoli è un gioiello dal punto di vista del FFP, potendo vantare bilanci in utile da sei anni e avendo realizzato in questo tempo anche un utile di circa 26 milioni di euro. Tutto questo mantenendo il rapporto tra monte ingaggi e ricavi ben al di sotto del 50%, garantendosi quindi anche un certo margine d’investimento. Tuttavia è chiaro che da questo punto in avanti è atteso da nuove sfide per raggiungere la dimensione e il livello delle società top in Italia per fatturato, Juventus, Milan e Inter. Credo di poter individuare tre ambiti in cui il Napoli deve lavorare per realizzare il suo potenziale di crescita:

1)      Ampliare la propria struttura decisionale, dotarsi di figure professionali specifiche per i molteplici aspetti che la società si trova a gestire, da quelli commerciali di sponsorizzazioni, licensing e marketing, fino ad avere una figura specializzata in ogni settore (per fare un esempio, il manager dello stadio, N.d.R.).

2)      Infrastrutture, cominciando dallo stadio, è indispensabile per il Napoli di dotarsi di un impianto di proprietà o comunque di riammodernare il San Paolo creando spazi commerciali, di ristorazione, parcheggi che generino un profitto tutti i giorni della settimana. E’ un percorso complicato perché bisogna far convergere gli interessi di una società privata con l’ente pubblico a oggi proprietario dello stadio, ma si tratta di passaggi necessari. Inoltre è necessario che la società si doti di un Centro Sportivo adeguato per ospitare tutta l’attività dalla Prima Squadra alle Giovanili.

3)      Giovani e vivaio, a oggi il Napoli può certamente vantare d’avere nel settore giovanile diversi prospetti interessanti, ma investe ancora troppo poco nel settore giovanile, sia nelle strutture sia nella sua rete di scouting in Italia e all’estero. Dovrebbe almeno raddoppiare l’attuale budget, per fare una provocazione potrebbe rinunciare a un giocatore con ingaggio 500 mila euro (un milione al lordo) e reinvestire la cifra nel settore giovanile. Il Napoli deve porsi come hub, come centro di riferimento a livello giovanile per tutto il bacino della Campania e dell’Italia meridionale.

Ognuno di questi aspetti è volto a far sì che il Napoli incrementi il suo bilancio fino ad avere un fatturato strutturale di almeno 150 milioni l’anno (e oggi ci è vicina), incrementando gli introiti commerciali e da stadio e riducendo la dipendenza dai diritti tv (il cui valore potrebbe ridursi nel prossimo contratto del 2015) fino ad arrivare stabilmente intorno a quota 200 milioni (che è all’incirca il fatturato delle tre grandi squadre del nord).

Andrea Iovene

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