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Edinson Cavani, vittima e carnefice di un sistema atipico


gala_calcio_sportitalia_2012_2013_napoli_spazionapoli_foto_immagini_platea_cavaniGiocare a Napoli, come molti ben sanno, spesso è un’arma a doppio taglio: per affrontare al meglio quest’esperienza bisogna essere dotati di un carattere forte, di grandi motivazioni, di umiltà ma ambizione, serietà, professionalità, tanta pazienza ma anche una grossa mole di menefreghismo. La piazza è ambiziosa e calda ma obiettivamente anche a volte opprimente e a dare ascolto alle mille voci che fanno parte di un continuo coro spesso anche contro corrente, si rischia realmente di impazzire. Ben lo sa lo staff partenopeo così come la maggior parte dei calciatori ma ovviamente, non tutti reagiscono allo stesso modo. Ad esempio, Lorenzo Insigne si è ambientato benissimo nella sua Napoli con la maglia della sua città del cuore nonostante ereditasse il pesante fardello consegnatogli da Ezequiel Lavezzi. Il capitano Paolo Cannavaro ha invece imparato a convivere con questo modo di fare unico e stravagante, adottando un diplomatico “Vivi e lascia vivere”, non dando adito alle critiche gratuite ma avvolgendosi solo dell’amore dei propri incommensurabili tifosi.

Caso a parte però, quello di Edinson Cavani che sotto l’ombra del Vesuvio ha e sta ancora vivendo una vera e propria metamorfosi fisica, psichica e tecnica che ha investito poco a poco anche la sua sfera privata. Arrivato a Napoli con un’umiltà disarmante, il Matador è diventato a suon di reti e prestazioni l’idolo dei sostenitori, entrando nell’Olimpo dei top player mondiali, vicendo una Coppa Italia e la classifica marcatori in maglia partenopea. Poco a poco i mutamenti, non solo fisici ma anche nel temperamento: ragazzo famiglia, calcio e chiesa, ha iniziato a vivere la sua età com’è giusto che sia, frequentare amici, serate, discoteche, trovando anche un nuovo amore nonostante una splendida moglie e due figli bellissimi. Da lì la crisi, le fughe, i silenzi, l’astinenza da gol, i rumors sul suo futuro, i sogni spagnoli nel cassetto. A Napoli infatti capita spesso, ci si monta la testa ma non è il caso dell’uruguagio che, come tutti i personaggi noti del mondo dello sport e dello spettacolo, è comunque sempre al centro dei pettegolezzi e preso di mira dai paparazzi pur mantenendo un profilo basso.

A lamentarsi proprio di questa situazione è il suo procuratore Pierpaolo Triulzi, che oggi ha parlato del “massacro mediatico” che in questo periodo sta vivendo il suo assistito, che a sua detta non può più muoversi senza essere raggiunto da flash o tempestato da domande. Ne ha davvero per tutti ma la sua dichiarazione lascia pensare. Che si stiano preparando un alibi per lasciare Napoli alla stregua di quello formulato l’anno scorso da Lavezzi? Non è dato ancora saperlo ma è probabile che a lungo andare sia così, anche questo è lo scotto da pagare sotto l’ombra del Vesuvio. Ma a margine di questi ragionamenti, i pro di restare superano i contro senza ombra di dubbio: la maglia azzurra regala amore incondizionato, celebrità, passione ma anche sostegno contro tutto e tutti. I sacrifici che fanno i tifosi del “San Paolo” sono davvero unici ancora più in questo momento di crisi generale, che in ogni momento ed in giro per l’Europa trascinano i propri beniamini anche quando il risultato è scontato. Forse, se l’entropia di notizie e rumors si accentra intorno ad un unico giocatore, sono anche i suoi comportamenti ad istigare la più folle fantasia. Con la speranza che la storia d’amore tra Cavani ed il Napoli sia ancora lunga, stupenda e ricca di tante vittorie e trofei, la lancia oggi si spezza a favore della categoria: il Matador è al contempo vittima e carnefice di un atipico sistema.

Alessia Bartiromo

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