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Difesa, “tre uomini e un Gamberini” basteranno?


Finalmente carbura la campagna acquisti del Napoli. Spettatrice nel valzer dei cavalieri erranti e impantanata in qualche mezza buca, la società azzurra batte un colpo. Anzi due. Il versatile Behrami potrebbe chiudere il cerchio a centrocampo, la vicenda Poli è destinata a prendere corpo in eventuale concomitanza con la partenza di Gargano (ipotesi che ha già provocato un moto di ribellione tra i tifosi). Alessandro Gamberini, reduce da una stagione opaca in quel di Firenze, “è un giocatore da rigenerare“, se vogliamo dirlo con le parole di Mazzarri. Confidiamo nella sua capacità di restyling dei calciatori in declino. 30 anni, risolutezza e carisma da capitano, vanta anche un certo spessore internazionale (22 europresenze in maglia viola, tra cui una semifinale di Coppa Uefa persa ai rigori contro i Rangers nel 2008). Il suo compito tutt’altro che agevole sarà immergersi nei meccanismi impervi della difesa a tre dove già parecchi suoi colleghi hanno lasciato la pelle. Dovrà rimpolpare un reparto che, numeri alla mano, è il tallone d’Achille di questa squadra. Ora possiamo giustamente arrovellarci sulle responsabilità delle 46 reti subite l’anno scorso (27 più della Juventus) e magari appigliarci alla complicità dell’assetto di gioco o alle scellerate palle perse dai centrocampisti. Ma i limiti tecnico-tattici della nostra retroguardia sono eloquenti se ripensiamo ai tanti svarioni commessi. La critica e il pubblico, assodato che il Napoli non volesse munirsi di un antidoto all’addio di Lavezzi, pregustavano il top player proprio in difesa. Non arriverà, per chiare motivazioni anzitutto economiche. E già questo fa corrucciare il viso. Almeno occorre virare su calciatori funzionali al sistema tattico. Gamberini rappresenta questo tipo di investimento? In Toscana, a detta del suo procuratore, “era  chiuso da Camporese e Nastasic“. Due giovani promettenti, non certo Baresi e Maldini. L’odore di “scarto” si insinua tra i napoletani. Attenzione. Sbagliato trarre frettolose conclusioni.

COME INSERIRLO. L’ex Fiorentina è nato e cresciuto tra le braccia del pacchetto a quattro, nel ruolo di centrale si è fatto ammirare fino all’ottenimento della maglia della Nazionale. Nella disposizione tipica degli azzurri può ricoprire con profitto la posizione di Cannavaro, essendo implacabile in marcatura e molto abile nel gioco aereo (altro cruccio d’annata dei partenopei). Requisito da autenticare anche nelle sortite offensive, chissà se un giorno non troppo lontano diverremo temibili sui calci da fermo.  Possibile l’impiego del “Gambo” anche in luogo di Campagnaro. Una soluzione da studiare meticolosamente, perchè il giocatore emiliano non è esattamente un fulmine di guerra e in quel ruolo strategico ma antipatico adattarsi è dura. Tra l’altro proprio ai fianchi la linea arretrata è parsa decisamente vulnerabile e finora nessuna delle new entries ha saputo scalzare i “titolarissimi” Hugo e Aronica. Mazzarri ha ribadito più volte che schiererà coloro che gli garantiscono una maggiore affidabilità e non possiamo permetterci di toppare l’ennesimo innesto difensivo.

SORPRESE. A guardar bene, ci sarebbe un’altra lettura. Lo stesso allenatore partenopeo ha espresso un’apertura verso nuovi esperimenti, quest’anno che manca l’assillo gravoso della Champions. Ai nastri di partenza ha già lanciato una piccola correzione, il 3-5-1-1, per scardinare le fortezze nemiche con maggiori inserimenti da dietro ma anche per rinvigorire la copertura davanti a De Sanctis. E’ intrigante (e forse un po’ blasfemo) ipotizzare un’improvvisa illuminazione “sulla via di Castelvolturno”. Un assertore convinto del 3-5-2, in fase di maturità, potrebbe mai convertirsi ad una difesa classica? Nella passata stagione la prova è fallita a Bologna e all’Olimpico contro la Lazio. Un’alternativa, però, solo improvvisata sulla lavagnetta e complicata dagli infortuni, non un vero progetto da coltivare. Ora il 4-4-2 potrebbe essere lavorato all’uncinetto. In tal senso sarebbero valorizzate le qualità di Gamberini e del sottovalutato Fernandez, con un minor dispendio di energie ( e quindi riduzione del rischio infortuni) per gli uomini sulle fasce. In buona sostanza, se è improbabile attingere lingotti d’oro dal mercato, è indispensabile studiare il metodo che massimizzi la resa delle pedine già in rosa.

SALTO…NEL BUIO? Un tormento, purtroppo, continua a sollecitare la nostra insonnia. Se il pesce puzza dalla testa, come e quando candidarci per il salto di qualità? Potremo contare fino alla fine dei nostri giorni sull’apporto di Aronica, con tutto il rispetto per ciò che ha fornito alla causa Napoli? Il mercato azzurro low cost non risolve l’eterno dilemma, ma si tenterà di arginare l’ostacolo rinfrescando le frecce del proprio arco. Se Gamberini è da rilanciare, le altre scommesse sono Britos e Fernandez, per ragioni diverse protagonisti deludenti delle passate proiezioni. Nell’anno della consacrazione definitiva (almeno sulla carta) sono troppi i punti interrogativi e ovunque gli spifferi. Male cullarsi su opinabili allori. Dov’è finito lo sprezzo del pericolo? Questa è mera cultura della sopravvivenza.

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