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Mercato azzurro, primizie o surgelati?


Napoli, smettila di vestire le bambole. Ora siediti e decidi cosa vuoi fare da grande. Il tempo delle mele è finito. Balzare in serie A cinque anni fa e divenire subito la mina vagante ha sorpreso un po’ tutti. Pian piano, con una sapiente gestione tecnica e societaria, hai scalato gradoni, conquistando estimatori e traguardi. Ormai le bandiere azzurre sventolano con continuità in giro per l’Europa. Uno scudetto pregustato, un altro abbandonato sul ciglio della strada. L’anno scorso, dopo 21 anni di sofferenze, finalmente una coppa ricondotta in città. Non aveva la bocca stretta né le grandi orecchie, ma è comunque un significativo rientro in un albo d’oro. Un inizio. Certo, perché di questo stiamo parlando. L’addio strappalacrime di Lavezzi, invece, sembra essere accolto come la fine di un ciclo. Ma è contro ogni legge geometrica chiudere un ciclo a 180 gradi. Il nostro è appena in carburazione, va puntellato non rifondato. L’apertura ai giovani propinata dal presidente De Laurentiis è un’ottima ricetta, ma deve essere open source, aperta ad altri condimenti. Non siamo più la favoletta da raccontare ai bambini, ora il progetto deve ambire a mete sempre più affascinanti. La politica dei piccoli passi esige una svolta. Sarebbe folle accontentarsi di restare sospesi in questa sorta di limbo tra un’eterna promessa e una maledetta incompiuta.

OLD & YOUNG. Il valzer dei candidati alla maglia azzurra riempie le pagine dei giornali, nel solito tam tam di indiscrezioni, smentite e vertici sottobanco. Il nodo è capire i termini dell’accordo tra il patron e Mazzarri nell’incontro chiarificatore post-finale di Coppa Italia. De Laurentiis predilige la strategia prospettica e strizza l’occhio ad Insigne e Vargas. Il mister toscano si è già dimostrato intollerante alle nuove leve e vuole gettare le basi per un arricchimento della struttura già granitica. Ha richiesto un centrocampista di notevole stazza fisica, con un bagaglio di esperienza e carisma indispensabili per una squadra che ha spesso peccato di maturità. Le stesse prerogative valgono per l’acquisto di un difensore. Cannavaro, Campagnaro e Aronica hanno cantato e portato la croce, il tecnico non si è mai fidato degli innesti della scorsa estate. Dov’è il compromesso? L’angolo d’inquadratura pare diverso, eppure il matrimonio tra i due bollenti personaggi del nostro calcio ha ritrovato vecchie sensazioni. Sulla base di cosa? I nomi di Tymoschuk, Diarra, Gamberini e in ultima istanza di Flamini attingono dalla classica “botte vecchia” tanto cara all’allenatore. Il vicino rinnovo di Lorenzino il Magnifico, la pista Cissokho e il talento acerbo di Yanga-Mbiwa percorrono, d’altro canto, il sentiero tracciato dal presidente. Primizie o surgelati di qualità? In medio stat virtus. Il Napoli deve essere fucina di astri nascenti ammaestrati e redarguiti da sapienti condottieri. Un mix esplosivo, arma letale per frantumare le vetrine italiane ed europee. Nella prossima stagione la troupe azzurra ha il dovere di sfilare tra i protagonisti della corsa allo scudetto e tentare l’assalto all’Europa League. Con qualche accorgimento sono entrambi obiettivi sensibili. Tentennare è un delitto. La piazza partenopea, avida e viscerale, ama sfrecciare sulla cresta dell’onda. Sottrarle la tavola da surf nel momento clou sarebbe letale e insensato.

ALTER POCHO. Uno dei temi più contradditori è il sostituto di Ezequiel Lavezzi. Tutti pazzi per Jovetic. Lo Jo-Jo rimbalza impazzito dai talk show televisivi al cuore dei tifosi napoletani. Il tappeto rosso è già predisposto, la nuova “Jo-Cav-Ham” ha il copyright made in Naples. Eppure Aurelio non dà fiato alle trombe, anzi. Convinto della necessità di sistemare difesa e centrocampo, esclude l’arrivo di un top player dopo la riconferma di Pandev. Un bluff di inizio giugno? Mah. Un calciatore dalla classe cristallina, fuori dagli schemi e con un orizzonte internazionale, sarebbe un ulteriore petalo profumato sulla sbocciante rosa azzurra. Oppure, un attimo. Riavvolgete il nastro. Torniamo al fotogramma iniziale: Lorenzo Insigne. Il presidente vuole insistere sul peperino di Frattamaggiore, centellinandone il peso delle responsabilità grazie ad una valida chioccia come Goran Pandev. Ipotesi apprezzabile, non fa una piega. Ma l’audacia sussurra alle orecchie del rischio. Il fantasista napoletano dovrebbe fornire quell’apporto di imprevedibilità sbriciolato dalla partenza del Pocho. Una componente determinante, anzitutto nelle gare impantanate del San Paolo e certamente in quei periodi dove la squadra giocoforza rifiaterà. “Nu uagliunciell’”, con tanto di verve e sfacciataggine, ha le spalle dritte per caricarsi le aspettative della gente e le eventuali critiche al primo tocco di palla sbagliato? Nel malaugurato caso toppasse, il macedone ex Inter, rifiorito ai piedi del Vesuvio, ha purtroppo denotato un’infida sindrome da costanza di rendimento. Tutti, sulle ali dell’entusiasmo, siamo pronti ad accettare la scommessa. Ottimo. Basta essere coerenti. Le prese di posizione estive hanno le gambe corte. A dicembre, con eccessiva disinvoltura, finiscono in letargo.

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