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La vera (e forse unica) sconfitta di De Laurentiis

Non è un segreto, tra il Napoli e i suoi tifosi si è rotto qualcosa. In questi diciotto anni di presidenza De Laurentiis, il rapporto tra la società e il tifo partenopeo ha attraversato indubbiamente alti e bassi (più bassi che alti) ma l’indice di gradimento nei confronti della società ha quasi sempre avuto poco a che fare con l’andamento della squadra sul campo.

Poco o nulla infatti si può criticare alla gestione ADL in questi anni dal punto di vista puramente calcistico. Dal ritorno in Serie A in poi, la crescita delle ambizioni e degli obiettivi del club è stata costante, consolidando il Napoli come una delle principali piazze del calcio italiano. Se però il Napoli in campo attraversa uno dei periodi di maggior continuità ad alti livelli nella sua storia, lo stesso non si può dire sull’affezione dei tifosi.

Parabola discendente

Come detto il rapporto con la proprietà non è mai stato idilliaco ma dal post Sarri in poi, l’indice di gradimento nei confronti della società è crollato a picco peggio della Borsa di Wall Street nel ’29. Per rendersene conto basta fare un giro in città o sui social. Un tifo spaccato, diviso, in contrasto con se stesso tra chi è pro e chi è contro, un derby interno che logora nelle fondamenta la passione per la maglia azzurra. Il tifoso e il tifo in generale negli anni è sicuramente cambiato e non potrebbe essere altrimenti con l’avvento di internet, dei social e del mondo interconnesso con il Bar Sport aperto h24. Questo però è avvenuto in tutto il mondo, perché allora a Napoli sembra di essere in una guerra civile del tifo?

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Non basterebbe un articolo e forse nemmeno un libro per analizzare tutti i momenti di frizione e le motivazioni di questo fenomeno. La sensazione è che però la colpa principale della rottura dei rapporti sia della società che ha fallito l’obiettivo principale che un club del 2022 dovrebbe darsi. Saper raccontare se stesso ai propri tifosi e l’estate di calciomercato che stiamo attraversando ne è l’esempio lampante.

Mercato alla Benitez

Napoli Sassuolo Koulibaly
(Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Il Napoli in questa stagione ha deciso di tagliare i ponti con il passato e cominciare un nuovo ciclo. Sarà una squadra diversa rispetto a quelle delle ultime stagioni, non sappiamo ancora se più o meno forte, questo lo dirà il campo. Koulibaly, Ghoulam, Fabian (ormai sempre più lontano) Insigne e Mertens ormai appartengono alla storia del club e sembra incredibile ma al netto di queste perdite, il Napoli potrebbe realizzare la miglior sessione di calciomercato dai tempi di Rafa Benitez. Sirigu, Kim, Olivera, Ostigard, Ndombele, Kvaratskhelia, Simeone, Raspadori e forse Keylor Navas.

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Una campagna acquisti che se dovesse concretizzarsi in pieno ci metterebbe al cospetto di un vero capolavoro di calciomercato. Ringiovanimento della rosa inserendo comunque giocatori di grande esperienza internazionale e riduzione del monte ingaggi. Colpi fatti con intelligenza e sapendo aspettare le occasioni che il calciomercato concede sempre.

Serve un cambio di rotta

Un tempo Spalletti avrebbe dovuto indossare i panni del pompiere per calmare l’entusiasmo della piazza, oggi invece sembra che tutto stia passando sotto traccia come se il Napoli si apprestasse ad affrontare uno di quei campionati anonimi di metà anni 90 dove la massima ambizione per la piazza era quella di una salvezza tranquilla. Il margine per recuperare un rapporto logoro ma tenuto vivo dall’amore per i colori azzurri c’è, basta saperlo intercettare.

Ci sarebbe bisogno di una rivoluzione eccellente come quella avvenuta in sede di calciomercato perché il Napoli senza il rapporto con il proprio pubblico è una cosa diversa, perché il Maradona dello scorso anno fatto di contestazioni e tante poltrone vuote è diventato terra di conquista. Basterebbe poco, soprattutto per chi nella sua vita ha basato tutto sul rapporto con il pubblico, perché si può girare anche il più bel film del mondo ma se la gente non viene a vederlo serve a poco averlo fatto.