Vergara, l’agente: “Si ispira a Zielinski, in allenamento lo osserva tanto. Vi dico cosa mi ha detto dopo la partita” (ESCLUSIVA)

L’amichevole giocata dal Napoli contro il Benevento allo stadio Maradona ha regalato una serata speciale alla squadra sannita, che ha festeggiato i 92 anni di nascita del club con un sonoro 1-5 rifilato ai cugini azzurri. Eppure in casa Napoli, tralasciando qualche perplessità sullo stato di forma mostrato da alcuni calciatori, c’è un motivo più che concreto per sorridere.

Già, perché nel secondo tempo ha fatto il suo esordio in prima squadra una dei maggiori talenti della “scugnizzeria”, il centrocampista classe 2003 Antonio Vergara. Il ragazzo nato a Frattaminore ha impressionato per personalità, dinamismo, voglia di lottare e soprattutto qualità. La redazione di SpazioNapoli ha così contattato il suo agente, Davide Pinto, per farsi raccontare le emozioni del giorno dopo il debutto.

ANTONIO VERGARA, L’EMOZIONE DOPO IL DEBUTTO CON IL NAPOLI

Antonio Vergara
Antonio Vergara

“Ovviamente c’è stata emozione, è giusto che sia così, però non mi ha sorpreso perché conosco bene le sue qualità. Sapevo che se avesse avuto la possibilità di mettersi in mostra, l’avrebbe sfruttata alla grande. Questo è semplicemente un punto di partenza, ha dimostrato che con i grandi ci può stare ma ora deve restare con i piedi per terra e lavorare. Non ho mai avuto dubbi sulle sue qualità, ci ho sempre creduto anche quando fino ad un paio di anni fa era alto 1,60m e qualcuno mi diceva che non avrebbe potuto giocare a calcio. Oltre alle qualità tecniche, negli ultimi due anni è cresciuto anche fisicamente aggiungendo 20cm in altezza. Ci credevo prima, figuriamoci ora.

Ieri ero allo stadio a vedere la partita e ci siamo incontrati dopo la partita. Voleva sapere quale voto dessi alla sua partita. Gli ho fatto una battuta, ma lui sapeva di aver fatto bene. Stamattina il ragazzo si è svegliato tranquillo, sereno, già pronto per andare a fare l’allenamento alle 15.30. Sa che deve lavorare e stare con i piedi per terra, sa che bisogna avere l’umiltà e non la presunzione per stare in prima squadra. Spalletti? È un uomo di calcio. Durante gli allenamenti ha visto le sue qualità e ha deciso di dargli un’occasione. Con Antonio ha lo stesso rapporto che ha con tutti gli altri calciatori, schietto. Ovviamente anche il mister sa che si tratta di un ragazzo del 2003 che deve ancora crescere, ma c’è grande dialogo e stima. Questo in ottica futura fa molto piacere.

RUOLO E CARATTERE

Se adesso mi aspetto maggior utilizzo in prima squadra? La priorità del ragazzo, e di conseguenza anche la mia, è quella di giocare. A lui non interessa indossare la maglia per farsi le fotografie, vuole giocare e vuole crescere. Il Napoli farà un campionato di vertice, oggettivamente sarà complicato trovare posto in prima squadra. L’obiettivo è fare bene in Primavera, ma ovviamente, qualora dovessero esserci altre possibilità, lui sarà pronto. Il percorso è appena iniziato: ci saranno sbagli, degli errori, ma tutto fa esperienza. L’amichevole di ieri aveva una valenza minore, ma il ragazzo è entrato bene in campo. Al termine della partita di ieri gli ho detto: “Hai fatto la prestazione che dovevi fare per dare un seguito”. Per me lui ha mandato un messaggio all’allenatore e all’ambiente dicendo “Qui ci posso stare, sono a disposizione”. Senza voler fare voli pindarici e dando il giusto peso alla prestazione, anche perché basta un attimo per scendere giù, così come per risalire. Si è conquistato un seguito per il suo percorso, che poi può essere anche un campionato da protagonista in Primavera o un’altra bella esperienza tra i grandi.

Ruolo in campo? In Primavera mister Frustalupi ha impostato un 3-5-2 dove Vergara gioca da interno di centrocampo, dove alzandosi va poi a formare un 3-4-2-1 giocando da trequartista. Il suo ruolo è quello. Futuro da centrocampista centrale come ha giocato ieri? Può giocare sicuramente come mediano o regista, ma perdi la sua qualità migliore che si evidenzia negli ultimi 30 metri. Lui è un calciatore che ha l’ultimo passaggio e rifinitura. Ieri è entrato giocando con Fabian Ruiz e si è dedicato più alla costruzione, ma è un giocatore di qualità in avanti.

L’ARRIVO DI ANTONIO VERGARA NEL SETTORE GIOVANILE DEL NAPOLI

Come nasce il percorso con il Napoli? Inizia a giocare con la scuola calcio Fratelli Lodi a Frattaminore, poi già a 11 anni passa al Napoli e lì ha fatto tutta la trafila del settore giovanile. Ha avuto un piccolo momento di difficoltà tra i 15 e 16 anni, infatti vedeva intorno a sé tutti gli altri ragazzi crescere mentre lui restava piccino. Però è sempre rimasto lì, sul pezzo ad allenarsi. Poi madre natura ha fatto il suo percorso ed ora è anche un calciatore che si sta strutturando fisicamente. Nel corso degli anni gli è stato accanto la famiglia, mi permetto di dire che gli sono sempre stato accanto io. Ha sempre lavorato sul campo con un suo ex allenatore di fiducia, Andrea Scognamiglio, che gli ha dispensato consigli utili. E poi c’è Gianluca Grava che ha sempre creduto in Vergara.

ANTONIO VERGARA, SULLE ORME DI ZIELINSKI

A chi si ispira in campo? Io lo vedo come interno di centrocampo e infatti lui ha il suo idolo in Piotr Zielinski. Ha un debole per lui e cerca di apprendere il più possibile dal polacco in allenamento. È quello il profilo a cui si ispira. Speriamo possa seguire il suo percorso, bisogna crederci. Pensiamo a Zaniolo, nessuno lo conosceva. Poi Di Francesco lo getta nella mischia in Champions League contro il Real Madrid al Bernabeu e così nacque la sua favola. Poi ovviamente i ragazzi vanno gestiti, tenuti con i piedi per terra e bisogna continuare a lavorare.

Un aspetto da migliorare? La continuità all’interno della partita. Come tutti i giocatori di qualità tende ad accendersi e spegnersi, cosa che però contro il Benevento non è successo. Credo sia segno che quando aumenta il livello della competizione, Antonio riesce alzare anche l’asticella della concentrazione. Ciò è di buon augurio per il futuro. Lui è un ragazzo molto deciso, ha la testa giusta per sfondare. Di calciatori forti in giro ce ne sono tanti, ma ad emergere sono coloro che hanno l’approccio e la mentalità giusta per eseguire al meglio questa professione”.

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Pasquale Giacometti

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