Lorenzo Insigne, un grande giocatore ma non ancora un grande capitano

Nemo propheta in patria. È ora di rispolverare il vecchio adagio dei vangeli per comprendere a pieno il momento di Lorenzo Insigne. Nessuno è profeta nella propria patria e da quando veste la maglia azzurra, il neo capitano del Napoli, sta cercando in tutti i modi di smentire il detto, avendo però costruito negli anni con il pubblico partenopeo un rapporto fatto spesso di luci ed ombre. Con colpe attribuibili ad entrambe le parti.

UNA PIAZZA COMPLICATA

Una parte del pubblico non lo ama e mal lo sopporta, ne sminuisce ingiustamente doti tecniche, giocate e prestazioni. Una parte, anche apprezzando il giocatore, non ne gradisce il carattere fumantino e aspetta silenziosa che il fenomeno di Frattamaggiore attraversi un periodo di discontinuità per criticarlo, c’è chi poi vede nel numero 24 il presente ed il futuro del Napoli. Sostanzialmente questa è l’opinione che il pubblico azzurro ha di Lorenzo Insigne.

Essere uno scugnizzo che ce l’ha fatta contro tutto e tutti e non essere contemporaneamente Maradona ma “semplicemente” il miglior italiano della sua generazione sembra non bastare alla maggioranza del tifo azzurro. I napoletani lo vorrebbero capopopolo e fenomeno capace di portargli lo scudetto, pronto a difendere Napoli ed i napoletani in ogni sede. Fenomeno in campo e uomo umile fuori. Pretendono qualcosa che sostanzialmente Lorenzo Insigne non è. E che forse nessuno può essere.

Allora la colpa è del pubblico! I napoletani non apprezzano il loro beniamino, il loro simbolo! No, non è proprio così.

UN CAPITANO RISPETTATO

Fino agli inizi di febbraio, il capitano del Napoli per sei stagioni è stato uno ed uno solo, Marek Hamsik. Nei suoi sei anni da capitano e nei dodici totali di militanza in maglia azzurra, non si contano le critiche, i momenti difficili, le sostituzioni, ecc. ecc. Per centinaia di volte, il San Paolo ha mugugnato alle sue giocate, anche solo per un retropassaggio, perché da lui il pubblico partenopeo ha sempre preteso di più. Il tifoso napoletano pretendeva che Hamsik, insieme alle indiscutibili qualità tecniche e tattiche avesse anche la personalità di Gennaro Gattuso. Il carattere mite del numero 17 non è mai andato giù alla maggioranza dei tifosi.

Lo slovacco però, in dodici anni, non è mai entrato in conflitto con la piazza azzurra. Le occasioni potevano essere innumerevoli ma l’estremo rispetto costruito con anni di silenzi e di dichiarazioni sempre composte hanno fatto diventare Marek Hamsik un capitano non sempre amato dai tifosi ma rispettato da tutti. Anche da chi nelle ultime due stagioni pensava che fosse definitivamente concluso il suo tempo in maglia azzurra.

INDISCUTIBILE COME GIOCATORE, COME CAPITANO…

Naturalmente, non si può chiedere a Lorenzo Insigne di essere Marek Hamsik. Ormai però, il capitano del Napoli dovrebbe conoscere alla perfezione il pubblico e sapere che certe dichiarazioni, come quelle di ieri sera, possono portare solo attrito con la piazza. In un momento delicato per la stagione del Napoli, pronto a giocarsi il tutto per tutto in Europa League, certe parole non fanno che alimentari le già insistenti voci su una sua possibile partenza a fine stagione.

Insigne, come dimostrato contro il Sassuolo è un giocatore capace di cose fuori dal comune. Di giocate di un livello superiore è che in questa Serie A appartengono a pochissimi giocatori. Parallelamente però, ha forse anche manifestato di non poter essere il capitano di questo Napoli, o almeno non ancora. Di non reggere la pressione e le critiche (ingiuste ndr.) del pubblico. Nei momenti complicati della stagione il capitano ha il compito di essere anche un buon pompiere. Ieri invece, Insigne, alla soglia dei ventotto anni, sembrava un piromane pronto ad accendere un caso che con ogni probabilità, ci accompagnerà per tutta la stagione e forse anche per tutta l’estate.

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ILARIO COVINO

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