ESCLUSIVA – Alvino: “Mi manca il vecchio Maradona, quello di oggi è diverso. Scudetto? Quando lo vince il Napoli, si esulta ovunque. Io cacciato da Sky? Falso”

Le dichiarazioni del giornalista e commentatore Carlo Alvino in esclusiva ai nostri microfoni per “Quante storie”.

Nostalgico passato

Parlare di Napoli vuol dire, spesso, parlare di calcio. Parlare di calcio a Napoli vuol dire, inevitabilmente, parlare di Maradona. Nella nostra intervista al collega Carlo Alvino si è parlato ovviamente anche del passato. Un tempo passato e passato da tempo, fatto di un’altra sostanza, diversa dalla realtà di oggi ma pienamente compatibile con i ricordi di chi l’ha vissuta. Si è parlato di un calcio passato, che a Napoli si traduce – a discapito di una storia ancora più lunga – con una sola parola: Maradona.

“Mi manca quel modo di raccontare il calcio, quel calcio romantico di fine anni ’80. Era un calcio diverso, un calcio tra virgolette più artigianale, più familiare, in cui il rapporto umano contava più di quello professionale. Mi manca Maradona, quel Maradona. Quello di oggi non è lo stesso, non mi piace neanche entrare nell’argomento perché lo vivo male proprio sulla mia pelle. In 7 anni con Maradona ho creato un rapporto unico, tante volte è capitato che fosse in silenzio stampa ma parlasse solo con me. Diego si fidava di me sapendo di potermi parlare e che avrei custodito i suoi segreti”.

L’oggetto del desiderio

È inevitabilmente l’oggetto principale delle discussioni degli addetti ai lavori, dei tifosi, dei simpatizzanti che occasionalmente si ritrovano a parlare di calcio nei bar o per strada. Da qualche settimana è sempre più forte, sembra che si scriva “Napoli” ma si legga “scudetto” e viceversa. Già, perché questa gente, così passionale, così calda, animata da un amore sviscerato per questi colori – anzi questo colore, l’azzurro – non resiste più.

La voglia di tornare a guardare tutti dall’alto è tanta, troppa, che giorno dopo giorno si trasforma in mania, impazienza, frenesia. Tra gli scaramantici che preferiscono non pronunciare la parola e quelli che invece ne hanno preso consapevolezza, il centro dei discorsi è comunque lo stesso, implicito o esplicito che sia. Un grande esperto del Napoli e di Napoli come Carlo Alvino ha provato a spiegare come mai questa voglia sia tanto forte e che cosa significhi, per questa gente, lo scudetto.

Lo scudetto per i Napoletani

“È dimostrare che Napoli primeggia in tanti altri campi e può farlo anche nel calcio, che rappresenta un po’ la quintessenza dei valori napoletani. Il calcio per noi è estro, è fantasia, il calcio è Maradona. Quando vinciamo, lo facciamo per dimostrare che vince l’estro, la genialità, la fantasia, l’allegria”.

“A noi piace vincere sorridendo, ecco perché noi non abbiamo un motto che ci accompagna, arrogante e prevaricatore. Secondo me il calcio, nelle sue mille sfaccettature, rappresenta bene proprio il popolo napoletano, ecco perché ci piace vincere nel calcio. A Napoli vince una città, vince un modo di pensare, vince un modo di essere, vincono 10 milioni di Napoletani sparsi per il mondo. Quando il Napoli vince lo scudetto, si esulta ovunque”. 

Sky esperienza meravigliosa

Nell’ultima stagione i tifosi del Napoli non hanno potuto ascoltare le telecronache faziose di Alvino su Sky. Sulla sua esclusione dal progetto della tv satellitare, sono state diffuse diverse voci. In molti hanno parlato di proteste (poi accolte) dai tifosi juventini per alcune presunte infelici battute del telecronista sul club bianconero. A fare chiarezza una volta per tutte, è lo stesso Alvino, che ha smentito simili voci.

“Forse l’esperienza lavorativa più bella della mia vita. Come tutte le cose belle ha un inizio e una fine, ma non una fine traumatica”. La vera motivazione del mancato rinnovo del contratto con Sky, sarebbe più semplice di quelle date e alimentate dal web: “La politica di Sky è quella di mandare in onda la cronaca faziosa solo delle squadre che hanno un canale tematico. Il Napoli a oggi non ha un canale tematico e molto probabilmente non lo avrà. Questa è l’unica verità. Poi non metto in dubbio che siano arrivate alcune proteste, ma mi rifiuto di credere che un’azienda grande come Sky si sia piegata di fronte a qualche telefonata”.

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