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L’importanza di essere Dries Mertens


In uno spazio temporale di 5 giorni è possibile passare da una bocciatura ad una promozione? Beh, chiedere al Napoli per conferma. La formazione di Maurizio Sarri, dopo l’eliminazione in Champions League per mano dei pluricampioni del Real Madrid, rialza subito la testa in campionato ottenendo una preziosa vittoria contro il Crotone. Il tutto, in un soleggiato pomeriggio di marzo che farebbe sorridere anche il compianto Lucio Battisti.

SCELTA INATTESA

Il tecnico azzurro stupisce tutti al momento della lettura delle formazioni, soprattutto con l’inserimento come punta centrale di Leonardo Pavoletti. L’ariete partenopeo lotta strenuamente per cercare la posizione e, soprattutto, la prima marcatura in maglia azzurra, ma alla fine il risultato tanto atteso non arriva. Ed ecco che dunque dopo circa un’ora di gioco, sia pure in vantaggio di una marcatura, l’allenatore partenopeo decide di far alzare dalla panchina e catechizzare per qualche istante il piccolo grande Dries Mertens: qualche indicazione sui movimenti, come aiutare la squadra e soprattutto la ricerca del gol che serviva ai suoi. Non serve molto, anche perché il momento di forma del 14 azzurro è a dir poco impressionante; insomma, per intendersi, il belga sapeva già perfettamente cosa fare. Già dai primi movimenti sembrava letteralmente ciò che oltremanica chiamano man on a mission: attivo, rapido, sgusciante; con i difensori calabresi che ammattivano per cercare di stargli dietro. Dopo soli cinque minuti dal suo ingresso in campo, l’occasione per marchiare subito la partita: calcio di rigore concesso dal direttore di gara Mariani e Mertens è più freddo del ghiaccio, siglando la rete del raddoppio e mettendo in discesa la partita per i suoi.

QUESTIONE DI PRESENZA

With or without you, cantavano gli U2: certo, il tema era indubbiamente diverso, ma il gioco del Napoli cambia a seconda del tipo di centravanti che viene utilizzato. Con la presenza di una punta di ruolo, come ad esempio Pavoletti, il gioco si sviluppa maggiormente sulle fasce, valorizzando i traversoni dei terzini e degli esterni alti. La presenza di un falso nueve (citofonare casa Jurgen Klopp per ulteriori riprove al riguardo) consente invece un maggior inserimento dei centrocampisti, togliendo altresì ogni punto di riferimento alla difesa avversaria. Si perdono centimetri e chili in area di rigore, ma è il più classico dei rovesci della medaglia. Certo è che il Napoli in versione attacco dei piccolini sembra dare al momento maggiori garanzie al proprio allenatore. Il quale intanto ha fatto partire Mertens dalla panchina, cosa che non accadeva dallo scorso 28 novembre nella sfida contro il Sassuolo, ma naturalmente non è stata un’esclusione punitiva. L’uomo originario di Leuven è arrivato contro la formazione calabrese a quota 19 reti e 7 assist in 25 partite di campionato: tra l’altro, repetita iuvant, giusto rimembrare che di mestiere farebbe l’ala sinistra. Senza tralasciare che l’ex PSV è diventato ormai un vero e proprio talismano, in una città che ha un discreto feeling con cornetti portafortuna e scaramanzia: nelle 27 partite in cui ha trovato la rete in Serie A, il Napoli non ha mai perso, arrivando a 22 vittorie e 5 pareggi. In una settimana in cui si è parlato molto del suo futuro lontano da Napoli, Mertens risponde a modo suo, con un’altra prestazione da incorniciare.

Per una volta dunque, anche solo per un attimo, chi se ne frega di quel che accadrà domani. Pensare troppo al futuro è, forse, il modo peggiore di vivere il presente.

Francesco Vassura

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