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Un chilo e mezzo in sette minuti, una dieta targata Pipita


Sette minuti. Sette giri di lancette per scacciare via le polemiche, per togliersi di dosso le critiche ed abbandonare le scorie di una settimana pesante. Magari fosse stata solo una settimana. Erano ben ventidue i giorni trascorsi da quell’ultimo brivido, da quell’esultanza rabbiosa, da quell’ovazione dei tifosi. Ne è passata di acqua sotto i ponti, con gli azzurri che dalla trasferta dello Stadium hanno conquistato due ko e due pari tra campionato ed Europa League, salutata proprio giovedì. Mancava la vittoria, così come i suoi gol. Perché, per tutti, il Napoli è Higuain dipendente e senza le sue perle non si va da nessuna parte.

UNA CRISI MAI ESISTITA. “E’ crisi” hanno tuonato “perché da quattro gare Gonzalo non segna”. E poco importa se è in testa alla classifica dei marcatori praticamente da sempre con il vuoto alle spalle, a nulla contano le ventiquattro reti, ora venticinque, in ventisette giornate di campionato, unite a prestazioni splendide, giocate da fuoriclasse ed uno spirito di sacrificio encomiabile. Gonzalo, con Sarri, non gioca più solo per se stesso: pensa al Napoli come un insieme, crea assist, corre e guarda i compagni, con un’intesa perfetta in area piccola. Ultimamente più stanco e spento ma mai in crisi: c’è, è palpabile ma braccato, condizionato, limitato nelle fonti di gioco ed il merito, sacrosanto, è anche degli avversari.

BASTONE E CAROTA. Se era già complicato cancellare la parola crisi dalla mente del Pipita ed in quella del Napoli tutto con un percorso in salita ed i risultati non dalla propria parte nell’ultimo mese, a regalare il carico da novanta ci pensa il presidente De Laurentiis che, a margine della solita riunione in Lega si lascia andare a qualche dichiarazione di troppo, tra il serio ed il faceto: “Higuain? E’ un fuoriclasse straordinario ma con quel chilo e mezzo in più è come se corresse con un mattone”. E quelle parole fanno male. Perché in campo Gonzalo dà sempre il massimo, perché è il primo ad arrabbiarsi quando le cose non vanno bene ed il primo spesso a non riuscire a risolverle. E quale migliore occasione se non il big match di Firenze per dimostrare a se stesso, ai tifosi, agli avversari, alla Juventus ed a De Laurentiis che c’è sempre stato e la differenza può e deve farla…anche col mattone.

SETTE MINUTI DI DIETA. Nella bolgia del “Franchi” stasera infatti, si notava subito qualcosa di diverso negli occhi di Higuain. Erano di fuoco, convinti più di sempre, determinati. Così come la sua corsa, imperterrita, su ogni pallone. Senza mai risparmiarsi, pressando Tatarusanu, gli avversari, recuperando palla quando persa ed alzando la testa. Sempre e comunque, in ogni momento, anche quando Marcos Alonso gela gli azzurri ed i cuori partenopei nel settore ospiti subito, al 6′. Ecco che il mattone si trasforma in dinamite ed in uno solo giro di lancette Gonzalo si presenta: senso della posizione, fiuto del gol e via, parità ristabilita. E’ il ritorno al gol, è la rete che scaccia le polemiche e che scardina poco a poco come un piccone anche quel mattoncino fino al 90′, quando Sarri lo richiama all’ordine per Gabbiadini. E lui, seppur stremato, non vuole uscire perché sa che al Napoli serve la vittoria e non vuole mollare la presa né ora, né mai.

Ringhia Gonzalo, contro le critiche, contro le diffidenze ed anche contro se stesso. Perché finalmente è tornato, finalmente ha smosso ancora la casella delle marcature e poco importa se con lui corre un mattone: perché il Pipita si conferma sempre di più un vero campione, capace di trascinare ancora il Napoli, fino alla fine, a caccia di un sogno che resta imperterrito lì, ad un palmo di mano.

Alessia Bartiromo
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