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La mano dello stratega, a Rafa l’ardua scelta: Higuain ruba il posto a Koulibaly e regala i quarti agli azzurri

Lentamente scorre il tempo al “San Paolo”. La convinzione di potercela fare, mista alla paura di sprecare l’occasione, è sovrana sul terreno di gioco. Fuorigrotta non è la solita bolgia, ma il valore del passaggio del turno lo si inizia a percepire al gong dei tempi regolamentari. Napoli sprecone e confusionario che, con un uomo in più e un rigore ampiamente regalatogli da Orsato, non riesce a chiudere la gara. La “coppetta” non è poi tale, quando le lancette fanno un ultimo giro e il fiato inizia a mancare. Fermo sull’1-1, il risultato preoccupa Benitez e scuote gli animi. Il Napoli ha solo da perderci nella serata degli ottavi, ma le carte decide di giocarsele nel modo più opportuno.

Prima De Guzman per Gargano, così da dare ulteriore velocità e spaccare gli ordini di un Udinese fin troppo sugli scudi; poi Callejon per il debuttante Gabbiadini, forze fresche per chiudere al meglio la gara. Ma non basta, Rafa osserva ed elabora. Si va ai supplementari e l’ultima chance è quella che potrebbe decidere il match. A bordo campo si scaldano gli estremi della rosa di Rafa: lo stakanovista Koulibaly e il bomber Gonzalo Higuain. Una sola pedina a disposizione, quando nemmeno il vantaggio di Hamsik nei tempi di recupero regala una gioia al tecnico spagnolo. Dura poco l’entusiasmo azzurro sulla meraviglia a giro del capitano tanto criticato, beffato da Kone, cecchino ambizioso quando davanti si ritrova il Napoli. Era successo col Bologna, succede ancora con la maglia dei friulani: coordinazione e un pizzico di fortuna, che restituiscono a Stramaccioni la speranza di poterla chiudere dal dischetto.

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Le lancette sembrano prendere velocità, ma Benitez non ci sta: quello dei rigori è un rischio troppo grosso da correre. Rafa vuole vincerla, comunque vada. Si anima di coraggio e agisce da stratega. La stanchezza di Strinic e i pasticci della coppia centrale difensiva non fanno poi così paura allo spagnolo, che sa di dover puntare sul suo uomo migliore. Fuori Duvan, dentro Higuain, quando solo 10’ separano le due squadre dai calci piazzati. Lucidità, estro, classe e fame di vittoria. “Smithers libera i cani” avrebbe detto il signor Burns se fosse stato al “San Paolo” e Rafa l’ha preso alla lettera. Ecco che tira fuori dalla gabbia il leone, che ringhia non appena tocca palla. Il fiuto del gol non servirà, complice la stanchezza dei compagni di reparto che non lo servono come si deve, ma allo scadere l’arma in più è nelle tasche del Napoli.

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I rigoristi migliori, da entrambe le parti, vanno dal dischetto. Doha sembra un dejà vù, affolla la mente dei protagonisti e di chi siede sugli spalti. In palio c’è ancora una Coppa, seppure lontana, e contro c’è ancora una squadra dalle maglie a strisce. Testa bassa e fiato sospeso, nessun errore dei protagonisti, fino all’ultima occasione. La prestazione impeccabile di Allan viene macchiata dall’errore clamoroso, complice l’intuito e la fisicità di Mariano Andujar, che respinge e attende il colpo finale. Dal dischetto va Gonzalo: Rafa li avrebbe chiusi volentieri gli occhi, ma freddezza e precisione gelano Scuffet e la rete si gonfia ancora. Il Napoli vola ai quarti e il Pipita si candida al ruolo di “man of the match” nella lunga notte di un “San Paolo” spoglio e malinconico. Eppure qualcuno lì in panca lo sapeva, sono sempre i leader a condurre il gioco, sono sempre i migliori a regalare successi. Chapeau maestro, questa Coppa puoi vincerla ancora.

Francesca Di Vito
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