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Il Napoli e la sindrome incurabile del secondo tempo

Da Doha al “San Paolo”, Napoli e Juve tornano a sfidarsi. Dalla Supercoppa al campionato, sotto la pioggia di Fuorigrotta, tra le note di Pino Daniele. Il Napoli ospita una Juve motivata, in cerca di punti utili per tenere lontana la Roma, reduce dal pareggio del derby pomeridiano. Benitez porta i suoi uomini migliori, gli stessi dell’ultima trasferta di Cesena, nettamente a favore degli azzurri. Eppure qualcosa non va. Il Napoli del San Paolo è solo la timida copia di quello di Doha.

Tanta testa, poche gambe – La gara inizia a ritmi bassi, complice lo studio reciproco dei protagonisti. Il tatticismo regna sovrano, specie nella prima frazione di gioco, che non vede grosse occasioni, fatta eccezione per il rigore in movimento fallito da De Guzman: l’olandese si trova solo davanti a Buffon e spreca inaspettatamente sotto gli occhi della curva A. Poca velocità, poco pressing. La Juve, come il Napoli, si avvicina alla porta senza spaventare Rafael. Il Napoli lascia il compito a Britos di impostare il gioco, rallentando così ripetutamente i ritmi. Non diverso l’approccio bianconero, complici fischi e cori dei 50000 del San Paolo, che quasi intimoriscono gli uomini di Allegri. Fino alla meraviglia di Paul Pogba, l’ennesima del francese contro i partenopei. Un rimpallo favorisce il centrocampista bianconero, che si coordina al volo e spiazza il portiere brasiliano. Un campanello dall’allarme per la squadra di Benitez, che non si perde d’animo.

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La mano di Tagliavento, ma non solo – Al rientro dagli spogliatoi sono gli azzurri a condurre il gioco, complice lo sprono del tecnico spagnolo durante l’intervallo. A guidare la manovra il centrocampo, che aumenta il pressing e spinge la squadra nella metà campo avversaria. A pareggiare i conti ci pensa Britos che concretizza un’occasione nata da calcio d’angolo. Ma Tagliavento ci mette la sua mano, prima convalidando un gol in fuorigioco della squadra a strisce, poi annullandone uno agli azzurri per presunto fallo di Koulibaly sul portiere bianconero. La gara si chiude tra i fischi per il direttore di gara e la terza rete di Arturo Vidal, che segna a tempo scaduto e incrementa lo scarto dei gol. Le colpe, dall’ambiente partenopeo e non solo, ricadranno su Tagliavento, complice di uno scempio poco gradito. Hanno vinto i più forti, ma il risultato si mostra bugiardo. O forse, hanno vinto quelli più furbi, capaci di concretizzare nelle occasioni concessegli. Guai però a non colpevolizzare l’atteggiamento di una squadra che, per l’ennesima volta, entra in partita troppo tardi, con la consapevolezza che 45’ non bastano, specie sotto tale pressione e penalizzati da qualche svista di troppo. Una lezione per gli uomini di Rafa, ma anche questo ci può stare.

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Francesca Di Vito
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