shinystat spazio napoli calcio news Andujar racconta la sua esperienza: "Sono pronto a guadagnarmi il posto nel Napoli"

Andujar racconta la sua esperienza: “Sono pronto a guadagnarmi il posto nel Napoli”


Il nuovo portiere del Napoli, Mariano Andujar, ha rilasciato un’intervista all’edizione argentina di Goal.com. Ecco le parole dell’argentino che sembra essere pronto a lottare per guadagnarsi il posto nella squadra di Benitez.

-Cosa implica per te giocare così tanti anni in un campionato duro come quello italiano?

“Il primo anno a Palermo è stato molto complicato a causa dell’età. In quel periodo apparve l’Estudiantes, un club grande che stava crescendo molto bene e che mi diede un’opportunità. Dopo sono tornato in Italia, a Catania, un club in crescita che mi ha aiutato a crescere e a formarmi come portiere in Europa e a ritagliarmi un ruolo in Italia, cosa molto difficile. E’ una bella sfida, e non è semplice per i portieri argentini stare in Italia,  perchè si tratta di un altro tipo di tecnica, dove cercano di modificare tutto il tempo un sacco di cose che ti aiutano a migliorare. A Catania ho giocato più di 150 partite e mi hanno dato un premio per essere stato il portiere argentino con più partite in serie A e questo mi ha riempito di orgoglio. Però so che ci sono altre partite e che quest’anno con il Napoli potrò aggiungerne altre alla mia esperienza”.

-Per i giocatori argentini è molto difficile accettare i cambiamenti imposti dal calcio?

“No è semplice. E’ un altro modo di lavorare, un’altra alimentazione. Però la verità è che ti aiuta, ti apre la mente e ti fa migliorare. Tatticamente si lavora moltissimo, si osserva molto l’avversario, gli schemi sono il top e ti migliorano. Senza dubbio c’è gente che arriva senza voglia di aprirsi in questo senso e questo non va molto bene. Però credo che al giocatore intelligente arrivare in Italia aiuti molto. Per chi piace la tattica e un giorno vuole diventare allenatore, questo è il luogo giusto per la propria carriera”.

– Cosa significa per gli argentini stare a Napoli? Come sono stati i primi giorni?

“Per il napoletano, l’argentino è solo uno. Sono tifosi degli argentini, io so già che è così. Quello che ha fatto Maradona, quello che ha detto Lavezzi e quello che sta facendo Higuain, aiuta tutti gli argentini a essere ben accolti. L’ospitalità della gente qui è fantastica. Ho trovato un club organizzato che cresce di giorno in giorno. Spero di poter essere una parte importante di questo grande progetto e per questo sono molto felice di essere qui”.

-Come vedi il ruolo del portiere argentino fuori dall’Argentina? Perchè non è facile arrivare in Europa?

“Ci sono molti bravi portieri nel mondo. Andare al Manchester City come ha fatto Caballero è una conquista per pochi e spero che possa giocare molte partite lì, perchè deve dividere il posto con un altro grandissimo portiere (Hart). Dopo c’è un altro ragazzo che sta nel Crystal palace, Speroni (julian), ed è complesso giocare lì. Ricordo che Herrera Martin giocò nel Fulham, però non sono molti i portieti argentini nel campionato inglese. Il calcio spagnolo è quello dove ci sono più portieri argentini, però oggi come oggi l’offerta di portieti nel mondo è amplia. Pensa che al Real madrid è arrivato Keylor Navas che è della Costa Rica. Mai nessuno avrebbe immaginato che il Real Madrid avrebbe potuto assumere un portiere costaricano. Senza dubbio, se lo ha preso è perchè si tratta di un grandissimo giocatore. Ci sono molti e buoni portieri e oggi forse noi argentini abbiamo abbassato un po’ il nostro livello”.

-Come stai oggi dopo un risultato così speciale come la finale della Coppa del mondo?

“L’altro giorno parlavo con Higuain di questa sensazione che era così vicina…. C’è anche da riconoscere che abbiamo perso contro una formazione che si è preparata per questo (Germania), che per 4 mondiali consecutivi è arrivata alla fase finale, che conta 4 coppe europee nelle quali è arrivata fino alla fine, per questo dobbiamo essere orgogliosi per la grande partita che abbiamo fatto, anche se ci sarebbe piaciuto prendere la Coppa. Però se prima del Mondiale avessi dovuto mettere la firma per arrivare alla finale,  sicuro avrei accettato. Questo genera tristezza. Però con il tempo questa ferita si è chiusa e ha  lasciato spazio ad un certo orgoglio per aver dato vita ad un gruppo così”.

-Come riesci a restare in attesa, aspettando una chance per poter giocare come titolare nella Selecciòn?

“Per me essere positivo e far parte del gruppo non mi costa nulla, è la mia forma d’essere. Non posso permettermi di non essere positivo. Arrivare a giocare nella Selecciòn è sempre un premio alla carriera e far parte del gruppo da 5 anni, aver partecipato a due Mondiali e una Coppa America, più di aver giocato,  per me è qualcosa di unico. Lo faccio con tranquillità e con Augustin Orion lo abbiamo detto in vari momenti che ci alleniamo per essere titolari e poi il tecnico decide. Ora è Sergio Romero da un anno il titolare e vogliamo che gli vada tutto bene, perchè se va bene a lui nella Seleccion, va bene a tutti”.

-Questo lo accetti solo perchè si tratta della Selecciòn, mentre nel club è diverso

“Senza dubbio, nel club è più difficile perchè nel club il posto lo conquisti di giorno in giorno ed è un’altra cosa. Nella Selecciòn assumiamo tutti il posto che ci tocca, e a maggior ragione quando giochi una competizione come quella che abbiamo disputato. Quando giochi in Nazionale devi sempre occupare il posto che il tecnico ti dice. Nel club combatti con armi diverse, ci sono più partite per guadagnarsi il posto e mettersi in mostra. E’ un’altra cosa. La Selecciòn è un mondo a parte”.

-Ora c’è una situazione speciale nella Selecciòn,è andato via un tecnico come Sabella che conosci molto bene, e si cerca un nuovo allenatore  e tutto questo in un contesto di incertezza creatosi dopo la recente morte  di Grondona.

“Prima di tutto devo dire che mi ha dato molta tristezza la morte di Julio, perchè è una grande persona, ha vissuto con noi il Mondiale con grande intensità e allegria. Per questo sono rimasto molto sorpreso appena ho ricevuto la notizia della sua morte. In seguito a ciò si sono generate molte situazioni a cui l’Argentina deve abituarsi. Ora c’è Luis Segura, che penso possa ricoprire questo ruolo. Per quanto riguarda l’allenatore, tutti riconosciamo che con Sabella stiamo bene e io in particolare sono molto grato a lui, perchè c’è con lui una relazione più umana che calcistica. Per quanto riguarda chi arriverà, penso che dipenderà da ciò che si vorrà fare in futuro. Si stava parlando del Tata Martino, che è un tecnico con esperienza, ma non so se succederà. La verità è che non c’è molto da dire in questo senso. Si spera che il tecnico che arrivi possa inserirsi con tranquillità e che faccia bene alla squadra”.

-Però con un gruppo così formato e consolidato, credi che sia un bene modificarlo o no?

“Si, certo che è buono avere un gruppo così, però questo non vuol dire che se continui ad esserci Sabella il gruppo debba rimanere così. Nella Selecciòn nulla è scritto, c’è da guadagnarsi il posto ogni volta. E ogni allenatore che viene ha un suo metodo di allenare. Questo non vuol dire che se arriva Tata Martino, non si possa dar vita ad un altro gruppo. Spero che el DT che l’AFA scelga, possa portare avanti un buon progetto e che si sostenga ciò che ha detto Mascherano, che ci sia un progetto che ci indichi il cammino e che possiamo un’ impronta in questo senso, e che questo ci permetta di conseguire cose buone”.

-Ora inizia una nuova avventura nel Napoli. Quali sono i suoi piani in futuro? C’è l’intenzione, un giorno, di tornare in Argentina?

“La verità è che non ho ancora questo pensiero, perchè ho 31 anni, ho una chance di giocare in uno dei club più importanti del mondo, con tutto ciò che significa per gli argentini essere in questo club. Ora ho altri pensieri. Quest’anno abbiamo tre competizioni e molto da fare. C’è Rafael, il ragazzo brasiliano che è un grande e bravo portiere, e quando si sta in un club di questo livello, è necessario guadagnarsi il posto. Questo è l’inizio per me dopo 5 anni a Castania, che mi hanno permesso di crescere come persona e anche a livello professionale, oggi ho altri desideri e non ho altri pensieri. Se un giorno dovessi tornare in Argentina, credo che l’unico club in cui tornerei è l’Estudiantes. Se torno non ho altri pensieri che non siano rivolti all’Estudiantes”.