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Ciro Esposito è morto di nuovo. E stavolta la colpa è nostra…


Quelle che sto per scrivere sono parole dure, lo so bene, ma le sento vivere con forza dentro me ed è giusto che io le scriva a voi lettori, a voi tifosi, a voi amanti di uno sport che di sportivo ormai ha poco o nulla. Ciro Esposito è morto un’altra volta, nella notte tra sabato e domenica, in vico Melofioccolo, ossia nel cuore di Napoli. Il cuore di una città devastata dalla prematura scomparsa di uno dei suoi figli, una città che si è macchiata però di un atto vile, inumano e privo di ogni logica.

Poche persone non rappresentano un intero popolo, su questo non ci sono dubbi. Tuttavia, scorrendo vari profili su Facebook (ritenuto ormai, purtroppo, il viatico migliore per comunicare i propri stati d’animo), si nota come tante, troppe persone abbiano appoggiato quanto fatto da uno pseudo tifoso a Federico Sartucci, un ragazzo romano di 25 anni accoltellato al gluteo nell’androne del palazzo dove risiede.

Sartucci, secondo le prime ricostruzioni, è a Napoli da poco più di una settimana per motivi di lavoro, essendo stato selezionato come cuoco dal prestigioso hotel Romeo. Tifoso sfegatato della Roma, incensurato e sottoposto anni fa al Daspo a causa di alcuni tafferugli. Il 25enne non sembra appartenere a gruppi ultras, ma l’aggressore gli avrebbe urlato: “Te ne devi andare da Napoli, devi lasciare il tuo lavoro, sporco romano“.

Una scena raccapricciante, un altro giovane innocente ferito a causa della sua fede calcistica. Ciro è morto di nuovo per un semplice motivo: sua madre e la sua fidanzata, le due donne che avrebbero potuto perdere la lucidità in qualsiasi momento, hanno mantenuto i nervi saldi ed un cuore puro, innocente. Un cuore che le ha permesso di dire “basta alla violenza, perché nessuno deve morire in nome di Ciro”. 

Violenza genera violenza, mentre le parole di Antonella Leardi dovevano produrre altro. Così non è stato, a causa di una singola persona che ha infangato il nome di una delle tifoserie più belle ed ospitali del mondo, il nome di uno dei popoli più generosi e la dignità di una famiglia che ha chiesto pace e non guerra.

Vi lascio, sperando ancora una volta che possano servire a qualcosa, con le parole fantastiche pronunciate dalla madre di Ciro durante il funerale del figlio.

Grazie a tutti di essere qui, so che in ogni persona vive una parte di Ciro. È successa una cosa bruttissima, c’è stato un omicidio. Quando ancora non sapevamo cosa fosse precisamente accaduto, abbiamo tanto pregato. Ci siamo inginocchiati a casa mia, abbiamo pregato e dopo la preghiera è scesa in noi la pace, la sicurezza e la certezza che Ciro sarebbe stato bene. Quando sono andata a Roma, ho saputo che il ragazzo in fin di vita era mio figlio, ma la pace non l’ho mai persa, in centinaia siamo stati fuori l’ospedale in silenzio, in rispetto. Siamo stati l’orgoglio vostro e voi il nostro. Quando Ciro non era più sedato, abbiamo avuto modo di pregare insieme a mio figlio. Ciro aveva mille motivi per bestemmiare il nome di Dio e invece non l’ha fatto, l’ha pregato, gli ha chiesto la salvezza del cuore e del corpo. Ero convinta che si salvasse ma non è stato così, il disegno di Dio era diverso. Ringrazio Dio per la forza che ha dato a me e alla mia famiglia. Ciro non c’è più, ma sono certa che lui gode della gloria di Dio. Ringrazio le migliaia di persone che sono venute al Gemelli, da tutta Italia, tutte le persone più umili e le più importanti che si sono messe al nostro servizio con amore. Il giorno dopo l’accaduto, Smiraglia mi si avvicinò e mi disse: ‘non sappiamo per quanto tempo dovrete stare a Roma, ma vi posso offrire una stanza nel mio albergo e cibo per 15 persone’. È stato un gesto nobile. Le persone che sono venute, il presidente De Laurentiis, Pisani, voglio ringraziarle tutte. Prego perchè la nostra famiglia resti unita, prego che il Signore ci dia la forza, spero che il sacrificio non sia vano, che la memoria di Ciro possa portare pace, gioia, amore. Grazie a tutti i tifosi delle squadre d’Italia che sono venute qui, mantenete alta la bandiera dell’amore, la bandiera della memoria di Ciro Esposito. Non ve ne dimenticare mai”.

Antonio De Filippo