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Napoli, la notte perfetta che entra nella storia


Uno spettacolo, una notte che entra nella storia. Il Napoli più grande della Juve, che era arrivata al San Paolo con un vantaggio di 20 punti (ma priva del capocannoniere Tevez) e uno score di 22 partite senza sconfitte. È stata affrontata con vigore e battuta con un gol per tempo: Callejon e poi Mertens, appena entrato in campo per sostituire Hamsik. Esecuzioni magistrali. Perfetto l’assalto degli azzurri, coordinati da Marek, brillante come nei momenti migliori delle sue stagioni napoletane: ha giocato più arretrato e Higuain, spostandosi sui lati, ne ha favorito gli inserimenti; ha annullato Pirlo.

Ritmi alti e giocate perfette, Buffon ha dovuto fare gli straordinari. Parate da fuoriclasse, si è arreso davanti a Callejon, che gol dopo gol sta legittimando la candidatura per giocare nella Spagna ai Mondiali. È stato bravissimo a intercettare il pallone lanciato in area da Insigne (è evidente la crescita di Lorenzino, che acquista fiducia se gioca con continuità) e a superare il portiere della Juve. È arrivato a diciassette gol tra campionato e coppe e mancano quasi due mesi alla fine della stagione.
La personalità del Napoli è stata schiacciante: Reina, che a Torino incassò tre gol ma ne evitò altri quattro, non ha compiuto un solo intervento nel primo tempo e nella ripresa si è limitato all’ordinaria amministrazione. Benitez ha studiato la partita in tutti i minimi particolari e le sue indicazioni sono state applicate alla perfezione, in particolare dagli esterni: bravo Henrique, che si è dimostrato ottimo rinforzo; puntuale Ghoulam. La capacità espressiva di Callejon e Insigne è stata straordinaria, da lodare il sacrificio di Higuain, visto però poco in area. Il contributo di un campione come il Pipita può e deve fare la differenza, tuttavia se è viva la squadra – la grande squadra – si può sopperire a un tiro sbagliato e a un dribbling non riuscito. L’argentino è stato sostituito come una settimana fa, stavolta ha reagito senza lanciare il giubbino o la bottiglietta per aria, confortato dagli applausi dei 50mila, pazzi di gioia per la vittoria senza discussioni.

La prestazione fa affiorare i rimpianti per un campionato che sarebbe potuto andare diversamente. Hanno pesato su una squadra rinnovata (e indebolita dalla catena di infortuni) le dieci partite in più giocate rispetto alla Roma. Ieri sera sono scattate la molla dell’orgoglio e la spinta del San Paolo. Il Napoli sarà in grado di battersi per lo scudetto se riuscirà ad esibire questa personalità anche lontano dal proprio campo. Ieri è stato perfetto, ma ha giocato per il prestigio (che vale ovviamente moltissimo) e non aveva particolari pressioni. Restano sette partite per tentare l’impresa di sorpassare la Roma, che potrebbe incrementare il vantaggio mercoledì dopo il recupero col Parma: le percentuali sono oggettivamente basse, ma per una squadra così può reggere la speranza.

Fonte: Il Mattino