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Higuain lancia un guanto di sfida a Toni per scacciare il passato


Ditelo a parole vostre: e dunque, lo raccontano a modo loro. Dimmi tre parole, magari anche soltanto tre lettere: e viene fuori un Verona-Napoli giocato sulla sottile, esile, impercettibile differenze che unisce Cavani (ciò c’è stato) ad Higuain (ciò che è) ed approda sino a Toni (ciò che sarà in Verona-Napoli). Cavani è indimenticabile: perché centoquattro (104) gol non si cancellano con un addio. Però non impareggiabile: perché di Cavani ce n’è uno e pure di Higuain. Centoquattro volte Cavani – e sessantaquattro milioni di euro – prima di approdare ad «el Pipita» e lasciare che Napoli se lo goda in tutta la sua maestosità, in quella capacità di far reparto anche da solo, nell’altruismo che gli è congenito, una presenza imponente nel codice genetico. Quattro mesi per riempirsi gli occhi, per lanciare l’inevitabile competizione attraverso i numeri tra chi è attaccante moderno, a tutto campo, con un atletismo straripante, e tra chi sa essere – egualmente – punta del Terzo Millennio, sposando le esigenze del cannoniere autentico a quelle del leader. Però poi c’è Verona-Napoli ed «esplode» Luca Toni: il triangolo (del gol) no, non l’avevate considerato.

MATCH POINT. Cavani è (ma forse lo è diventato a Napoli) un cannibale, che dinnanzi alla porta nulla concedeva e tanto chiedeva: il dischetto era suo e pure qualsiasi punizione al limite area. Aveva ormai avvertito dentro di sé il sacro furore del centravanti, inseguendo Diego (e dunque il primato) ha cercato la consacrazione per l’eternità, nella storia del club; e magari ha avvertito anche la necessità di assecondare quell’istinto famelico che ha scovato dentro di sé. Higuain vive il gol senza l’ossessione, però si lascia pure lui lusingare (com’è giusto che sia) da qualsiasi opportunità: ma ha il richiamo della giocata, si compiace delle proprie (enormi) capacità tecniche, lustra l’esterno in circostanze mai banali (l’assist per Callejon a Firenze; il servizio non colto dallo spagnolo con la Sampdoria) e dunque si concede alla platea attraverso la varietà d’un bagaglio tecnico che emerge di continuo, come a Marsiglia, con il no look – sempre per Callejon – che sposta in due la difesa sino a spaccarla.

BENTE…GOL. Ma la vicenda s’allarga e il gol diventa un menage a trois: perché Verona-Napoli è il presente nel quale s’intrufola, autorevolmente, Luca Toni e conferma che in quei sedici metri l’età può essere ritenuto un orpello. La seconda (?) giovinezza è nelle cifre sontuose d’un attaccante intramontabile, che si è messo a segnare come sa e con la stessa – identica – frequenza di Higuain: ne ha fatti nove (ma lui senza rigori) ed offerto come cadeau alla compagnia anche cinque assist, in perfetto stile argentino: la risposta italiana al passato e al presente del Napoli… Tenetevi forte…

FONTE Corriere dello Sport