Dalla A di Albiol alla Z di Zapata: ecco l’alfabeto azzurro del 2013!

A come Albiol – La sintesi di un desiderio ancestrale: il difensore di spessore, rassicurante ma non solo, elegante ma non solo, raffinato ma non solo. Praticamente, un po’ centrale e un po’ regista: un leader, insomma, nel quale specchiarsi.

B come Benitez – E’ il ponte lanciato sull’Europa, anzi verso il Mondo: ha una bacheca nella quale ci si può perdere come in un labirinto, una visione ampia del calcio e un fascino che stordisce. Ha persino in dote lo humor inglese e fa niente se è spagnolo, perché in realtà lui pare cittadino dell’Universo. E dovesse raccogliere pure i risultati…

C come Cannavaro – Nulla è per sempre, manco una favola cominciata in una culla de “la loggetta” e poi bruscamente interrotta: e forse trecento partite circa da principe azzurro meriterebbero un finale diverso dopo una storia che resta bellissima.

D come Dortmund – Là dove si spacca in due la Champions: perché il 3-1 conduce al bivio fatale, ma sempre (Borussia) Dortmund era quel 2-1 al San Paolo, ai vice campioni d’Europa, una pagina che resta inchiodata nel calendario che se ne va.

E come El Matador – Lascia in dote centoquattro reti in tre anni (avete letto bene, centoquattro) e consegna un assegno da sessantaquattro milioni di euro (avete letto benissimo, sessantaquattro milioni di euro). Si può rimpiangere, ma non si rimprovera un uomo ed un bomber del genere, che non ha mai promesso anni sabbatici o amore eterno. Si ringrazia per ciò che ha regalato.

F come Fernandez – Mutuando: FF cosa m’hai portato a fare… La rivincita di Fernandez, svenduto – prestito oneroso – nel gennaio scorso al Getafe. Ora titolare, che corre verso il Brasile. Non piacerà a tutti, ma forse non era un soprammobile da rottamare.

G come Ginocchi – Come quello di Maggio, quello di Mesto e quello di Zuniga: quelli che hanno penalizzato il Napoli, incidendo in maniera negativa sullo sviluppo dell’idea di gioco di Benitez.

H come Higuain – L’affare più costoso di 88 anni di Napoli. Soldi ben spesi per cacciare via la umanissima malinconia del dopo-Cavani. Un altro centravanti vero, non soltanto nei gol ma anche  star nelle movenze ed in quel carisma che si coglie a distanza.

I come Insigne – Lorenzo resta magnifico, nonostante non segni (in campionato). La parabola al Borussia è da spellarsi le mani e pure la rasoiata a Dortmund. Ha talento dentro, lo mostri pure in pubblico (senza avvertirne l’opprimente desiderio).

L come Lavezzi – Ci sono ombre che non si allontanano mai, non definitivamente: quella del Pocho torna ad allungarsi imperiosamente sul San Paolo. Magari un giorno, chissà, potrà ricomparire quella faccia da scugnizzo…

M come Mazzarri – Tanto di cappello per ciò che mostra nel suo quadriennio in campo, prendendo il meglio da una squadra che però ha dei valori rilevanti. L’uscita di scena è uno scarabocchio alla sua immagine che nulla toglie ai suoi risultati, ma tanto gli leva nell’ammirazione popolare.

N come New generations – Che sta per Primavera, quella che ha superato il girone baby con Arsenal, Borussia Dortmund e Marsiglia e ora va a regalarsi la sfida con il Real Madrid. Quella che scalpita alle spalle dei “pipita” e qualcosa promette, eccome. Complimenti a Saurini e a chi lavora nell’oscurità.

O come OFF SIDE – A volte è una questione di centimetri: i ventisei di Llorente in Juventus-Napoli spalancano ai bianconeri le porte di una vittoria (legittimata in altri ottantotto minuti). I dieci di Albiol a Cagliari costano due punti che allontanano dalla coppia di testa.

P come Progetto – Pare termine abusato, però è palpabile, è percepibile, dunque esiste: dieci anni fa il Napoli era cenere della Fallimentare, ora lotta con l’Alta Società del calcio europeo, acquista dal Real, vende al Psg, ha una sua solidità e garantisce certezze.

Q come Quaranta – Sono i milioni di euro che Aurelio De Laurentiis versa tutto d’un colpo al Real e per un solo giocatore (Higuain): ma è anche la testimonianza che gli investimenti sontuosi non vengono negati se hanno un senso.

R come Reina – Piomba da Liverpool e dicono che sia di transito, verso Barcellona: ma Napoli se lo gode finché può, con quella faccia da simpatica canaglia ed una personalità che tracima dai pali, dall’area di rigore. Fattore Reina, certo.

S come Stadio – Chissà mai se ci sarà un momento in cui sarà possibile accomodarsi in un impianto che abbia qualcosa di uno stadio funzionale: chissà mai se esisterà una struttura non necessariamente ultramoderna ma almeno accogliente; chissà mai se si potrà accendere un cero al San Paolo…

T come Torino – Per la precisione 30 marzo, per l’esattezza la vigilia di Pasqua: per gli amanti del calcio un Torino-Napoli che finisce 3-5 ed è una partita pazzesca, con ribaltamenti da restarci secchi. Poi entra un alieno, di nome Edinson…

U come Uefa – L’ultimo (unico verrebbe da dire) trofeo internazionale in bacheca (poi ci sono una coppa delle Alpi e una di lega italo-inglese) è datato maggio 1988. Dunque, sono venticinque anni; dunque un quarto di secolo; dunque adesso si chiama Europa League… E la finale si gioca in Italia, per la precisione a Torino…

V come Viktoria Plzen – La macchia macroscopica di un anno e, verrebbe da dire, dell’era mazzarriana: cinque gol in tre partite, tre dei quali al San Paolo. Il vento dell’Est che spazza via il Napoli dall’Europa League in maniera anche brutale, non proprio dignitosa.

Z come Zapata – Un flash, uno solo, al Velodrome: ma è di una bellezza abbagliante, accecante. Si chiama Zapata, lo chiamano Duvan, ma per ora è un bel (promettente) mistero da svelare…

Fonte: Il Corriere dello Sport