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Marek Hamsik scaccia le critiche ed è carico per campionato e Champions


Quando sei giorni fa Marek Hamsik si presentò nel ritiro della Slovacchia a Senec, una cittadina a non più di venticinque chilometri da Bratislava, fu investito da un fuoco di domande sparate dai media nazionali: Napoli, Juve, Champions, scudetto, Benitez, fatica. Sì, in patria erano tutti molto preoccupati per le sue condizioni fisiche: «Scusi, capitano, ma non è che sta accusando la stanchezza tra campionato, Champions e varie?». Risposta sul campo: l’amichevole vinta venerdì dai suoi con la Polonia è stata nel segno di Marek. Come da tanto non accadeva: due assist per altrettanti gol, tentativi ripetuti e, soprattutto, una prestazione doc. Molto, molto convincente. Sorrisi e cartoline slovacco-polacche spedite a Rafa. Un bel pensiero, no? Il migliore in vista di Napoli-Parma. Del Borussia e della Marek da domani torna al lavoro in azzurro: c’è sabato il Parma e poi il Borussia maratona scudetto.

UOMO SQUADRA. E allora, una bella serata. Finalmente felice e soddisfatto, il Marek ammirato a Wroclaw contro i padroni di casa: in palla, sin dall’inizio, e in grado prima di costruire il vantaggio di Kucka, messo in condizione di infilare la porta vuota del titolare polacco, Kozacik, e poi di rifinire anche il raddoppio definitivo di Maka. Applausi a scena aperta, per lui. Con lode per i tentativi personali (non andati a buon fine). Un vero uomo squadra:  «E sarebbe anche potuta finire con un risultato più rotondo, se non avessimo fallito qualche occasione». La fame di Hamsik.

LA POSIZIONE. Segnali di ripresa, insomma. Segnali positivi, avvalorati anche dalla collocazione tattica: la Slovacchia di Kozak, infatti, s’è esibita in campo con un 4-2-3-1 che ricorda, per impostazione, il modulo di Rafa. E Marek, a dirla tutta, ha anche agito nella medesima posizione occupata nel Napoli: al centro del tris dei trequartisti, alle spalle della punta. Una bella risposta alle critiche; alle valutazioni negative, più che altro, piovute a mo’ di diluvio dopo la prestazione con la Juventus.

LA QUIETE. Non la miglior partita dell’epopea azzurra di Hamsik, quella di Torino, tutt’altro, probabilmente tra le peggiori. Il culmine di un momento grigio-nero che l’ha travolto sin dalla prima sosta del campionato, dopo una partenza sprint che più non poteva: 4 gol in due partite, democraticamente distribuiti al Bologna e al Chievo, e poi zac, la pausa per le qualificazioni mondiali con la Slovacchia, le battaglie con la Bosnia, il sogno brasiliano che finisce in frantumi e l’affaticamento agli adduttori. Una parabola in discesa cominciata la prima decade di settembre e giunta fino alla domenica – di una settimana fa – dello Juventus Stadium. Con tanto di riflessioni tattiche a coté: la mutazione genetica del Napoli, i compiti che cambiano e abbracciano anche il copione della seconda punta, i difensori incollati e lo spazio, vitale per un maestro dell’inserimento e un virtuoso dell’assist, che si restringe togliendo l’aria. E giù la tempesta. Fino alla quiete polacca.

IL LAVORO. Hamsik l’orgoglioso, del resto, l’aveva detto proprio alla vigilia della partita con la Nazionale:  «Le critiche non m’interessano, continuo a lavorare». E in effetti la reazione è arrivata puntuale:  «Sono soddisfatto. Ma possiamo fare di più».  Più o meno lo stesso concetto che aveva riservato all’analisi dell’inizio di stagione del Napoli: il dio lavoro, per lui, è l’unico da venerare. Ed è per questo che la sintonia con Benitez è perfetta. Proprio come accadde con Reja e con Mazzarri.

GLI OBIETTIVI.  Il salto definitivo del Napoli, comunque, non può prescindere da Marek. Dai suoi gol, dalle sue giocate, dalle sue intuizioni in veste di rifinitore: sin da domani, e dunque sin dal ritorno in campo per preparare le partite con il Parma (sabato al San Paolo) e il Borussia (martedì 26 novembre a Dortmund), studierà con Rafa il modo di tornare in fretta ai suoi livelli. E dunque anche qualche accorgimento di carattere tattico. I prossimi obiettivi sono troppo importanti sia per il campionato, perché davanti viaggiano e perdere terreno sarebbe un problema serio, sia per la Champions, perché archiviare la qualificazione, addirittura con un turno di anticipo, sarebbe un risultato più che prestigioso e anche un corso intensivo di autostima. La cresta sta tornando alta. Era ora.

FONTE Corriere dello Sport

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