shinystat spazio napoli calcio news Turnover, il segreto è Paco de Miguel. Ecco come la pensa il preparatore di fiducia di Rafa

Turnover, il segreto è Paco de Miguel. Ecco come la pensa il preparatore di fiducia di Rafa


Allenamento

Facile spiegarlo, un po’ più difficile recepirlo in un gruppo dove tutti vorrebbero giocare: il concetto di rotazione. I primi a farne le spese sono stati Paolo Cannavaro, Goran Pandev, lo stesso Insigne nella prima uscita. E poi i vari Mertens (titolare nel Psv), Armero (nazionale colombiano), Dzemaili, lo stesso Rafael. Ma per Benitez ed il suo staff, il turn over è di fondamentale importanza in una squadra impegnata in tre competizioni: campionato, Champions League e Coppa Italia. Per non citare le energie sprecate dai tredici calciatori quando vengono convocati dalle rispettive nazionali. Ma Benitez si è avvalso della sua provata esperienza nell’illustrare la nuova filosofia e farla accettare con animo sereno dal gruppo. Anche questo conta in un team: il carisma ed il pedigree del tecnico.

Il teorico della rotazione è Paco de Miguel, il preparatore atletico di origini andaluse che da anni segue il maestro Rafa, fin dai tempi del Valencia. Fu lui ad introdurre e poi sperimentare il concetto di un turn over ragionato. «Nessuno è in grado di giocare tutte le partite, specie se si è impegnati su più fronti. Per cui è fondamentale avvicendarsi ed è importante avere calciatori dalle caratteristiche simili», disse quando lavorava a Liverpool. Paco de Miguel tiene aggiornato tramite computer il minutaggio accumulato da ogni singolo elemento e riferisce al tecnico ed a Fabio Pecchia, il suo vice. Per ora chi non ancora è entrato in azione degli esclusi eccellenti è stato solo Paolo Cannavaro.

Gli altri, chi più e chi meno, hanno avuto modo di affacciarsi in prima squadra seppure per spezzoni di gara. Anche sulla preparazione
atletica, Paco de Miguel ha una sua visione particolare: «Non c’è bisogno di ammazzarsi di lavoro in ritiro precampionato per restare in forma tutta la stagione. Non c’è alcuna necessità di fare cose diverse da quelle che si fanno tutto l’anno».

FONTE: Corriere dello Sport