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Ancora tu…ma non dovevamo vederci più?

Napoli secondo scudettoNapoli secondo scudetto / Chissà perché, ogni qualvolta si sente l’entusiasmo nell’aria, affacciandosi all’ombra del Vesuvio, come ad esempio per l’arrivo di un grande acquisto come è capitato qualche giorno fa con Higuain, viene a galla questa assurda nostalgia di quei giorni in cui ogni napoletano è stato orgoglioso di esserlo ancor di più di quanto, nella routine della vita, lo si senta di solito. Le scene di giubilo all’arrivo dell’ex madrileno, l’amore incondizionato che i tifosi sono stati capaci di mostrare dopo neanche pochi minuti in cui era atterrato in Italia, la fiducia riposta nelle capacità del campione argentino, hanno alimentato la fantasia dei tanti innamorati degli azzurri, mettendo in moto nella mente di quelli non più giovanissimi, quel meccanismo perverso ma delizioso della macchina del tempo, in grado di catapultarci in quel lontano 29 Aprile 1990, la domenica che decretò il secondo tricolore, un modo come un altro per ricordarci che la SSC Napoli è tornata nuovamente e seriamente in lotta per vincere il campionato, questa volta con qualche certezza in più e un gruppo di calciatori in grado di portare in alto ancora una volta il blasonato club partenopeo.

La storia del campionato vedrà una cavalcata azzurra molto decisa, in cui furono davvero poche le cadute, infatti si può convenire l’annata azzurra fu quasi perfetta, con una certa continuità di risultati, fermati soltanto in una occasione, necessaria però a far cedere la testa della classifica agli azzurri ai danni del Milan. Possiamo infatti costruire la vittoria finale degli azzurri in tre tappe fondamentali, utili a consolidare un potere che, in quell’annata più che in quella del primo scudetto, è sembrata davvero schiacciante. Sarà stata la rabbia accumulata dal campionato precedente, che il Napoli perse in maniera clamorosa, destando addirittura sospetti di combine, ma il gli azzurri che affrontarono la stagione ’89-90 misero davvero anima e corpo pur di portare a casa il tricolore.

La prima tappa fondamentale per la costruzione del successo è stato la prodigiosa rimonta contro la Fiorentina alla 5a Giornata. Diego parte dalla panchina, sarà l’anno delle polemiche con Ferlaino, a causa delle sue continue “scappatelle” e di quella voglia di cambiar aria. E’ strano, molto strano vederlo con la maglia n°16, in panchina, a soffrire e a inveire contro la sorte. Una sorte amara, imprevedibile quanto spietata, perché Roby Baggio, per due volte, mette la palla alle spalle di Giuliani, assicurandosi il pass per il Mondiale che si svolgerà proprio in Italia. Sta per cominciare la ripresa, Diego sale dagli spogliatoio con gli scarpini attaccati al collo, barba incolta, aria incupita. Entra in campo, si riscalda, è pronto, la sua ora è arrivata. Pronti, via, calcio di rigore per gli azzurri, fallo di mano di un difensore viola. E’ troppo presto per tirarlo, caro Diego, ma, da leader indiscusso, non ti sei tirato indietro. Tiro, Landucci si stende e blocca. Un segnale di resa? No, il contrario. Quel rigore segna forse la scossa definitiva nella mente del genio, che da quel momento in poi costruisce una rimonta incredibile, riuscendo a ricamare le trame di gioco utili a mettere in condizione di segnare prima Renica, tiro “eroico” e palla in rete, ma si stira ed è costretto ad uscire. Poi ci pensa Careca, a trasformare in oro un pallone che due difensori viola non controllano, chiude il “miracolo” Corradini di testa, che raccoglie un cross proprio del Pibe. 3-2, pubblico in delirio, alla fine del campionato mister Bigon dirà che proprio quella gara gli ha dato la consapevolezza della forza di quel gruppo. Ecco il video di quella magnifica rimonta:

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http://youtu.be/b39BzkA_vOw

La seconda tappa utile per il sogno è stata la tanto discussa 31a Giornata, Napoli di scena a Bergamo e Milan, capolista con un punto di vantaggio, va a Bologna per ricucirsi lo scudetto sulle maglie. La storia della gara di Bergamo la conosciamo tutti, nel bene e nel male, c’è chi avalla l’ipotesi del complotto, chi è convinto della decisione del giudice sportivo di decretare la vittoria a tavolino del Napoli, in seguito al lancio di una monetina che colpì al capo Alemao. L’eventuale complotto era determinato dal grido di Carmando rivolto al brasiliano, al quale intimava di buttarsi a terra. Senza voler sembrare gli amici del giaguaro, diremmo che il danno riportato dal calciatore, con tanto di referto medico che parlava di trauma cranico, con conseguente perdita di sangue a causa di un taglio, sia sufficiente per condannare il gesto dei tifosi bergamaschi, così come negli anni successivi i tifosi azzurri hanno pagato, spesso in modo eccessivo, le proprie colpe. Sebbene si sia parlato di “complotto” a Bergamo, non si è mai evidenziato l’episodio a dir poco clamoroso della mancata assegnazione di un gol al Bologna contro i rossoneri, con tanto di immagini che testimoniano che la palla abbia superato la linea di porta di almeno mezzo metro. Ecco le immagini di entrambi gli episodi:

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Il terzo tassello che completa il mosaico vede ancora una volta il Bologna protagonista. Il Napoli va al Dall’Ara, il Milan a Verona. I Rossoblu sono in zona Uefa, gli scaligeri con un piede in B. Il Napoli condurrà in porto una magnifica gara, 2-4 il punteggio finale con Careca, Maradona, Francini e Alemao a suggellare una voglia di vincere senza eguali (dopo ’15 minuti si era già sul 0-3). La palla passa a Verona, dove il Milan è in vantaggio per 0-1 grazie ad un gol di Simone. La partita prende una piega diversa quando, su calcio d’angolo, Sotomayor pareggia con un colpo di testa nel sette. 1-1, ma il Milan va in palla, Sacchi, strano a dirsi, perde la testa, e si fa espellere dall’arbitro Lo Bello. Qualche minuto più tardi, prima Rijkaard, per doppia ammonizione, poi Van Basten non accetta l’ennesima decisione arbitrale, perde la testa e si toglie la maglia per lanciarla contro l’arbitro. Rosso anche per lui! Completa la collezione di rossi Costacurta, e a quel punto il Verona, con la necessità di vincere per alimentare le speranze di restare in A, con Pellegrini, in contropiede, con un pallonetto, scavalca Pazzagli e consegna lo scudetto nelle mani del Napoli, che, a Bologna, fa festa sugli spalti con centinaia di tifosi assiepati, in attesa della notizia più bella dalla “fatal Verona“. Ecco il video, che abbiamo preferito riportare con la radiocronaca di “Tutto il calcio minuto per minuto” dell’epoca, in barba alla cattiva qualità delle immagini, ma godendoci le voci dei cronisti di quei tempi, con il compianto Sandro Ciotti a ricamare la tela di una vittoria storica per gli azzurri, che, con la vittoria contro la Lazio nell’ultima gara al San Paolo, conquisterà il secondo tricolore della storia:

Qualsiasi tifoso ha voglia di rivivere quei tempi, i più giovani, poi, hanno la necessità di vedere vincere gli azzurri dal vivo, senza dover riprendere le immagini del passato, o affidarsi ai racconti di qualche nostalgico innamorato e appassionato. Rinvigorire la storia, con questi presupposti, si può!