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Nascita di un leader, Ruud Krol, e un tricolore soltanto sfiorato


Bruscolotti-KrolNapoli Krol \ Nel campionato 1980-’81 il duo societario Ferlaino-Juliano non sembrava essere sulla stessa lunghezza d’onda, tante erano le divergenze e le insoddisfazioni per le scelte dell’uno rispetto a quello che l’altro avrebbe voluto fare. Lo stesso mister Rino Marchesi, scelto da Ferlaino, non andò giù a “Totonno“, che aveva individuato nel giovane tecnico Mimmo Renna l’uomo giusto per la piazza napoletana. Le cessioni, ma soprattutto i mancati acquisti, non fecero sembrare la compagine partenopea tale da poter competere per ambiti traguardi, erano stati acquistati infatti soltanto tre giocatori, Nicolini, Marangon ed un certo Ruud Krol, stella decaduta del calcio olandese, ex centrale difensivo dei mitici lancieri dell’Ajax, trentunenne oramai destinato ad un lento declino.

Arrivato agli ultimi sgoccioli di un mercato deludente, nei primi giorni di Settembre, Krol non ebbe un impatto immediato sulla pubblica opinione, soltanto dopo qualche gara ci si accorse di avere in casa un potenziale fenomeno. Ma il successo ebbe un determinato percorso antecedente, in particolare per la posizione tattica del “tulipano” azzurro. Rino Marchesi in questo contesto ebbe un ruolo fondamentale, poiché ebbe il merito di vedere nel calciatore le doti innate del classico “libero” (figura oramai scomparsa), l’ultimo uomo della difesa, colui che costruisce le azioni alle spalle di tutti, il direttore d’orchestra che, con un colpo di bacchetta, è in grado di suggerire deliziose melodie. E’ così fu, il Napoli ingranò la marcia e comincio a macinare punti su punti, e ben presto si riaffacciò con merito nei piani alti della classifica, a combattere contro Juve e Roma l’ambito traguardo del tricolore, il primo della storia azzurra. Uno degli aneddoti che si ricordano degli allenamenti a cui mister Marchesi sottoponeva l’olandese è l’esercizio massacrante che vedeva “Rudy” correre sui gradoni dello stadio con una corda legata ai fianchi attaccata a sua volta ad un pneumatico, trainato dalla spinta dello “sfortunato” atleta. Si racconta che questo potenziamento metteva a dura prova i muscoli di Krol, sfinito alla fine dello speciale allenamento.

Ma i risultati si videro eccome, assieme con Bruscolotti, Ferrario e la sorpresa Marangon, con le grandi prestazioni di Castellini, la difesa divenne quasi impenetrabile. Da leader del gruppo, Krol riuscì a diventare ben presto uno dei principali protagonisti della tattica dell’off side, oltre ad essere un lanciatore quasi perfetto, in grado di mettere i compagni di squadra in situazioni più che favorevoli per battere a rete. Un complesso perfetto, un gruppo di calciatori incastonati alla perfezione, che ebbero l’apoteosi  quando, il 21 Aprile, espugnarono la ” Torino granata” e, approfittando del pareggio della Roma, si misero al comando della classifica. Che occasione per Krol & co., il turno successivo avrebbe visto di scena al San Paolo l’oramai retrocesso Perugia, mentre Roma e Juve avrebbero incrociato Ascoli e Udinese, in piena lotta per non retrocedere. In più, alla penultima di campionato, la Juve sarebbe dovuta passare per le grinfia azzurre nell’arena di Fuorigrotta. Il tricolore sembrò materializzarsi, ma la storia del Napoli ha visto spesso gli azzurri cadere inesorabilmente quando i successi sembravano alla portata, e fu così che cominciò la malasorte delle autoreti.

Col San Paolo pieno in ogni ordine di posto, che mise tensione e aspettative ai partenopei con un Perugia spensierato e senza nulla da perdere, gli azzurri presero gol al ‘1 su autorete di Ferrario. Pazienza, calma e perseveranza, mancavano ancora ’89 per tentare la rimonta, ma così non fu. Grazie soprattutto ad un’incredibile sfortuna, tre legni e numerose parate del portiere umbro Malizia, sempre in panca fino a quella gara, capace di sventare i tiri in ogni modo, mani, piedi corpo, con dodici calci d’angolo vani e la spinta di un pubblico che rimarrà scottato poiché la sconfitta fu l’indegna protagonista di una giornata da dimenticare.  Il successivo pareggio contro la Fiorentina e l’ennesimo autogol che condannò gli azzurri a perdere anche la gara interna contro la Juve, arrivò un terzo posto che fu comunque accolto dal popolo partenopeo come un trionfo, tant’è che nei vicoli e nelle piazze azzurre i tifosi corressero i nomi utilizzando quelli dei protagonisti azzurri, e furono reinventate così Via Krol, Piazza Musella, Largo Damiani, Corso Castellini, in un riassetto municipale dal sapore della vittoria. Qualcuno dirà che “lo scudetto è un mare che non bagnerà mai Napoli“, oggi sanno di essersi sbagliati di grosso.

Segue un filmato per approfondire la conoscenza di una dei beniamini azzurri del passato, Ruud Krol: