Caterina Kensbock: “la tedesca” del Napoli Carpisa Yamamay

Caterina KensbockLe caratteristiche che compongono il complesso e districato essere degli elementi che costituiscono la rosa di squadra di calcio sono variegati e dissimili, per caratteristiche tecniche, ma anche umane.

Ogni spogliatoio, degno di definirsi tale, si plasma e si fonde grazie soprattutto al contributo emotivo, strettamente unico e personale, nonché alla capacità individuale di lasciar confluire frammenti di se nelle radici che uniformano l’anima di quel gruppo, verso il quale, ciascun membro, nutre e sviluppa un marcato spirito d’appartenenza, sancito non solo dall’austero e tangibile cartellino che decreta il legame verso quel club e i colori che lo rappresentano, ma, ancora di più, verso i valori e gli affetti sui quali quel collettivo si ancora.

Senza dubbio, in tal senso, Caterina Kensbock, è un esempio forte e concreto di come un calciatore può arricchire con la sua semplice, ma preziosa presenza, l’anima dello spogliatoio, a prescindere dall’apporto fornito, in termini pratici, in campo.

Caterina rappresenta il petalo più bianco e fulgido della rosa del Napoli Carpisa Yamamay.

“Quest’anno è stato il gruppo a conseguire gli importanti risultati maturati. L’unione e la volontà di dimostrare che, anche se ci si conosce da poco e il feeling calcistico sia ancora acerbo, si può andare lontano, hanno fatto la differenza. Quando desideri fortemente qualcosa, il modo per ottenerla lo trovi e noi ci abbiamo creduto fortemente, riuscendo a centrare il quinto posto, collocandoci alle spalle delle “5 big”, veterane del calcio di massima serie femminile, risultato utopistico per molte neopromosse la cui massima ambizione è la salvezza. Quella di quest’anno era una rosa molto ampia ed, ovviamente, non potevo legare con tutte, ma ciascuna di loro, in un modo o nell’altro, chi con un sorriso, chi con piccoli gesti, chi con allegria e semplicità, è riuscita a farsi apprezzare.”

Queste sono le parole delle quali Caterina si avvale per commentare la pregevole annata calcistica da poco volta al termine.

Nata in Germania, ma cresciuta in Italia, la Kensbock quest’anno ha trovato poco spazio in campo, ma ciò non ha svilito quel limpido e viscerale spirito d’appartenenza che fortemente la lega ai colori azzurri e alla squadra.

Mai troppo stanca, delusa, rammaricata o insofferente per schivare sguardi e saluti, alla fine di ogni partita, Caterina è sempre stata una delle più sincere e cordiali dispensatrici di sorrisi della squadra.

A dispetto della sua indole tedesca.

In cosa ti senti tedesca e in cosa italiana?

“Mi rispecchio in una frase che spesso mi indirizzavano quando ero piccola: “Si vede che è tedesca, ma ha l’animo italiano”. Nei tratti somatici, nei colori, anche se non ho gli occhi azzurri, sono tedesca, mentre, la mia anima è sicuramente italiana. Sono molto legata alla Germania, ma è quando sono qui che davvero mi sento a casa. Ho imparato a fare mio il modo di relazionarsi con gli altri degli italiani, profondamente diverso a quello dei tedeschi ed è una differenza che rilevo tutte le volte che ritorno qui, dopo essere stata in Germania. Nonostante il mio carattere chiuso e riservato, il peculiare modo di approcciare degli italiani, o meglio, dei napoletani, mi ha insegnato ad aprirmi, confrontarmi ed interagire con le persone. I tedeschi sono diversi dagli italiani, ma anche i napoletani sono diversi dagli italiani. Infatti, sono consapevole del fatto che le persone che ho incontrato qui, nella società, nella squadra, non le incontrerò in nessun’altra città del mondo. I napoletani sono imparagonabili a qualsiasi altro popolo.”

A quanto pare, avrai modo di festeggiare il tuo 25esimo compleanno in America…

“In realtà, rientreremo il 4 agosto, quindi, per l’8, giorno in cui cade questa ricorrenza, sarò già a casa. Sarebbe stato diverso e speciale festeggiarlo in America, ma credo che anche trascorrerlo insieme ai miei cari, dopo essere stata lontana da loro per 2 mesi, conferirà un significato magico a questo compleanno.”

Caterina, insieme alle sue compagne Alessandra Barreca e Valentina Giacinti, si appresta ad abbracciare “il sogno americano”, in virtù della convocazione giunta da parte dell‘A.C. Seattle – prima per lei e poi per le altre due calciatrici azzurre – che gli consentirà di partecipare alla Women Premier Soccer League, campionato statunitense di calcio femminile, che si disputa in due mesi, giugno e luglio, con l’obiettivo di valorizzare il calcio europeo ed in particolare quello made in Italy e creare occasioni di scambio culturale.

Cosa rappresenta quest’opportunità per la tua carriera?

“Ognuno di noi coltiva un “sogno americano” ed avere l’opportunità di viverlo e realizzarlo è un must. Inizierò domani quest’affascinante avventura, intendo viverla al massimo, assaporando ogni istante che trascorrerò lì e cogliendo qualsiasi opportunità giunga per ricavare il maggior quantitativo di esperienze, di natura calcistica e non. Per la mia carriera rappresenterà un enorme bagaglio culturale che mi porterò sempre dietro, seppure non si tratti del Campionato americano di massima serie, vi parteciperanno calciatrici provenienti da altre nazioni. Mi tornerà utile per rilevare gli aspetti sui quali lavorare per migliorare il nostro calcio, ma anche per carpire quelli in cui eccelle, rispetto a quello a stelle e strisce. Sotto il profilo umano, mi relazionerò con un altro mondo, con uno stile di vita differente, quindi, senza dubbio, saranno molteplici le fonti dalle quali potrò attingere per arricchirmi e fare tesoro di quest’esperienza.”

Com’è nata la tua passione per il calcio?

“Me l’hanno trasmessa mio padre e i miei cugini, mi portavano sempre con loro a giocare, seppure abbia praticato quasi tutti gli sport, il calcio è quello che ho fin da subito sentito più mio. Devo ringraziare soprattutto i miei genitori che mi hanno perennemente supportata, affinché potessi coltivare e perseguire la mia passione per questo sport.”

Cosa fai quando non giochi a calcio?

“Ho sempre studiato, tant’è vero che, lo scorso anno, mi sono laureata in lingue all’Orientale. Dopo ho fatto uno stage di 6 mesi che ho lasciato per dedicarmi al calcio, dopodiché ho vissuto una full immersion in questo sport,concentrandomi  esclusivamente su di esso. Adesso mi accingo a trascorrere due mesi in America, quando tornerò, dovrò pianificare il mio futuro prossimo e prendere delle decisioni per poter conciliare calcio e studio, infatti è mia intenzione continuare anche la mia carriera da studentessa, magari intraprendendo un master.”

Qual è il tuo rapporto con il Napoli Carpisa Yamamay?

“E’ nato in maniera conflittuale, in quanto ex calciatrice della Salernitana, ma era un contrasto di natura strettamente calcistica, sono stata io a voler fortemente vestire questa maglia, non appena sono riuscita a superare questo impaccio, ho sentito subito di aver operato la decisione giusta, smentendo così le tante voci ed illazioni.
Il primo anno vissuto con il Carpisa è quello che ricordo con maggiore piacere ed emozione, soprattutto per ciò che questo splendido gruppo ha saputo darmi, a dispetto del mio carattere “tedesco”, chiuso e difficile. Calcisticamente avrei voluto dare di più. Purtroppo nel corso del primo anno mi sono imbattuta in un infortunio dal quale non mi sono mai completamente ripresa, mi rammarica non essere riuscita a ripagare anche sul campo la stima e l’affetto che la società ripone in me.”

Eppure, durante questa stagione, spesso sei stata impiegata in ruoli diverso dal tuo e lo spirito di sacrificio che ti contraddistingue si è ampiamente palesato:

“Ci si allena per scendere in campo, a prescindere dai minuti che sarai chiamata a giocare. Siamo lì per questo, quindi anche quando c’era da dare un contributo, seppure in un ruolo diverso dal mio, non mi sono mai tirata indietro. Anche se è forte in me la voglia di prestare un apporto maggiore alla causa azzurra.

 Spero di conseguire il mio riscatto in America, di ritrovare la Caterina di una volta e riportarla qui a Napoli. 

Così come mi auguro di ritrovare tutte le mie compagne di squadra, quando rientrerò dalla mia esperienza americana, per ricominciare da dove ci siamo fermate quest’anno e puntare sempre più in alto.

Voglio continuare il mio percorso calcistico e di vita con loro, in questa squadra. Continuo a crederci e sognarlo fino all’ultimo.”

Qual è, invece, il tuo rapporto con Napoli?

“Napoli mi piace molto e grazie a mio padre, che ne conosce anche i più intimi e minuziosi meandri, l’ho conosciuta accuratamente. E’ difficile abituarsi al caos che vi regna, ma, in sostanza, è anche quello che la rende particolare. Le mie compagne napoletane, spesso, mi hanno raccontato la difficoltà che vivono nel dover lasciare la loro città e lo comprendo benissimo, se è faticoso per me lasciare Napoli, non riesco ad immaginare quanto possa esserlo per loro. E’ una città che ti rimane sempre dentro, soprattutto per quello che sa darti. Oltre che per il mare e per gli altri posti incantevoli di cui è colma, che andrebbero maggiormente valorizzati, per mille altre ragioni, trovo che sia molto più bella di tante altre città europee.”

Cosa vuoi dire agli appassionati di calcio che ancora non vi seguono?

“Quest’anno, grazie soprattutto al lavoro compiuto dalla società, un buon numero di persone ci ha seguite e sostenute. E’ stato bello assistere alla “metamorfosi” alla quale sono andati naturalmente incontro, passando da semplici spettatori a tifosi. Non venivano al Collana perché il sabato pomeriggio non avevano nulla di meglio da fare, ma per vederci giocare e ci hanno sostenute e caricate in ogni momento, fino alla fine. In America sarà difficile giocare senza di loro. Rispetto ad altre realtà del calcio femminile italiano, quello che rileviamo qui a Napoli, in termini di seguito ed interesse, è già apprezzabile, purtroppo, per apportare un’innovazione sostanziale in questo senso, non basta l’esclusivo impegno della società del Napoli, piuttosto devono essere le istituzioni e tutti i Club ad attivarsi concretamente, affinché la realtà del calcio femminile migliori e maturi. Chi ancora non ci segue, dovrebbe capire che rappresentiamo una bella realtà e che andiamo apprezzate per quello che siamo e per quello che mostriamo in campo.”

Luciana Esposito

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