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L’editoriale di Luciana Esposito: quel Napoli-Inter che fu il giorno di gloria di Carmelo Imbriani


editoriale_luciana_espositoOgni partita ha il suo amarcord, così come peculiare è quello che i tre punti hanno da decretare in termini di classifica ed obiettivi annessi.

Facile, prevedibile e scontato ritornare con la mente al Napoli-Inter del 15 maggio 2011, allorquando un San Paolo stracolmo di pubblico, vestì il più sontuoso e prorompente abito da sera per accogliere il pubblico delle grandi occasioni ed ospitare la festa che ebbe inizio al triplice fischio finale, in virtù del fatto che, alla luce di quell’ 1-1, il Napoli aveva maturato il punto necessario e sufficiente per accaparrarsi l’accesso alla Champions League.

Ora, come allora, quella musichetta rimbomba con sempre maggiore insistenza nelle orecchie e nel cuore dei tifosi di fede azzurra, di partita in partita, in un crescendo di convinzione e consapevolezza che matura all’unisono con le prestazioni rassicuranti ed i risultati utili che la squadra di Mazzarri sta collezionando dopo aver ammainato le velleità di scudetto.

Eppure, andando a ritroso, tra i vari Napoli-Inter annoverati negli annali, ne è riportato uno che, quest’anno, assume un significato assai distinto e distintivo che concorre, senza dubbio, a conferire un sapore diverso a questa sfida, almeno per chi si rivela un onesto e fine estimatore della vera essenza del calcio ed è in grado di apprezzarne, in eterno, i suoi più prodi e genuini interpreti.

Era il 1995, era il Napoli di Boskov, Taglialatela, Ayala, Pecchia, Bordin, Colonnese, quello che, reduce dai più trionfanti momenti di gloria della sua storia, stava ancora cercando di rimettere insieme i mille frammenti di delusione e sfiducia, scaturiti dall’addio di Maradona.

Eppure quella squadra, una partita dopo l’altra, stava meticolosamente riuscendo a rimettere insieme i pezzi del mosaico, riportando il pubblico al San Paolo, seppe riaccendere nelle anime dei tifosi quel fervore di entusiasmo e passione che contraddistingue la fede calcistica di questo popolo ed, al contempo, quella compagine di giovani scugnizzi mista a semisconosciuti, seppe sorprendere ed affascinare l’intera Italia calcistica.

Il 24 settembre di quell’anno, Napoli-Inter termino 2-1 e il gol che consentì al Napoli di conquistare la vittoria, fu siglato da un giovane 19enne di Benevento, un certo Carmelo Imbriani, attaccante dalla corporatura esile, ma agile e scattante, che, dopo quel pesantissimo gol esplose in un’incontenibile esultanza di sincera gioia ed incredulità, la medesima che si concede un bambino allorquando valica la porta improvvisata con gli zaini per strada, perché, a prescindere dalla posta in palio, questo è l’approccio che ha con il calcio chi lo pratica con crudo amore e questo è il modo in cui vive e percepisce il gol.

Il gol: l’unico, vero ed essenziale scopo che questo sport dovrebbe riproporre di perseguire ai suoi interpreti.

Lo sappiamo tutti, Imbriani è scomparso lo scorso febbraio, quel guerriero tanto umile quanto tenace in campo, ha saputo dimostrarsi un ancor più valoroso ed impavido armigero fuori dal campo, negli ultimi mesi che hanno contraddistinto la sua vita terrena, allorquando è stato chiamato a disputare la sua partita “definitiva” contro la vita, seppure abbia abbandonato il terreno di gioco da vinto, l’Imbriani uomo ha insegnato a noi tutti cosa significhi morire con dignità, mentre l’Imbriani calciatore, quel giorno di settembre, contro i nerazzurri, ci ha insegnato cosa significa giocare a calcio per passione e, quel giorno, si è conquistato il suo eterno posto nell’ “Olimpo dei grandi del calcio“, perché quel “semplice” gol è bastato a palesare tutta la sua spoglia magnificenza di calciatore vero, nell’animo.

Ragion per cui, quella di stasera, sarà un pò anche la sua partita, il primo Napoli-Inter che Imbriani guarderà da spettatore super partes da lassù, animato, senza dubbio, dalla speranza di vedere i moderni rappresentanti del Napoli, rendere a quella maglia il medesimo, scarno, ma impagabile tributo che seppe conferirgli lui quel giorno, contro quello stesso avversario.

Del resto, è grazie a quelli come Carmelo Imbriani che questo sport si dipinge di emozioni e ricordi speciali.

Grazie a quelli come Imbriani vale ancora la pena di seguire ed amare il calcio.

Luciana Esposito

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