Michela Franco: la ragazza prodigio del calcio femminile “Made in Italy”

252015_1890409751769_3616060_nCiriè è un paese situato nel cuore del Piemonte, in provincia di Torino, che conta all’incirca 18.000 abitanti.

E’ da lì che nasce la storia di Michela Franco, ragazza prodigio del calcio femminile Made in Italy che, armata del suo acclarato talento, nonché della sua prodigiosa tenacia, ha bruciato le tappe, debuttando nel Campionato di massima serie all’età di 16 anni, allorquando le sue coetanee si dividono tra libri, chat e primi amori.

A suggellare le brillanti prestazioni della centrocampista approdata tra le braccia di Parthenope l’estate scorsa per rinforzare l’organico del Napoli Carpisa Yamamay, dopo aver disputato 4 Campionati di Serie A con la maglia del Torino, é giunta, lo scorso febbraio, la convocazione del commissario tecnico della nazionale femminile, Antonio Cabrini, per uno stage in programma dal 17 al 20 febbraio a Coverciano.

La Franco, tuttavia, ha vestito l’azzurro della Nazionale nelle selezioni giovanili e la scorsa estate ha partecipato anche ai Campionati del Mondo Under 20 in Giappone.

A dispetto dei tuoi 21 anni sei una delle calciatrici più esperte del Campionato, poiché questo è il tuo quinto anno in Serie A. Da veterana di questa categoria, come giudichi la stagione disputata dal Napoli Carpisa Yamamay?

“Positiva e lo dicono i numeri: nessuna neopromossa si è mai classificata quinta e siamo imbattute in casa da due anni, quest’ultimo credo che sia un record assoluto, sia per il calcio femminile che per quello maschile. I complimenti e i meriti vanno equamente ripartiti tra la squadra, il mister e la società. Siamo una rosa composta da 23 ragazze tutte molto forti, si evince dal fatto che il risultato non cambia, a prescindere da chi viene schierata in campo.”

Quali sono le differenze che riscontri tra questo Campionato in Serie A con il Napoli e gli altri 4 che hai disputato con il Torino?

“Gli allenamenti, in primis. Qui a Napoli ci alleniamo tutti i giorni e il giovedì c’è la doppia seduta, ma soprattutto la voglia di far bene e l’ambizione della società fanno la differenza. A Torino mancavano le premesse per conseguire traguardi solidi e tangibili, era una squadra supportata da giovani talenti, non a caso, infatti, molte calciatrici che vestivano la maglia granata insieme a me, adesso militano in squadre importanti, come il Brescia e il Riviera di Romagna, dopo queste cessioni, il Torino sta vivendo un momento difficile.”

Perchè hai scelto Napoli?

Per la voglia di far bene che contraddistingue questa società e per gli obiettivi che si ripropone di perseguire. Dopo aver disputato i Mondiali l’estate scorsa, avevo voglia crescere e maturare e di dare una svolta alla mia vita e alla mia carriera, parlando con Italo Palmieri sono rimasta affascinata proprio dal progetto e dagli obiettivi ai quali ambisce il Napoli Carpisa Yamamay e quindi ho scelto di vestire questa maglia.”

Come ti trovi a Napoli e quali sono, secondo te, i pregi e i difetti di questa città?

“Non ci sono parole per descrivere Napoli è una città incredibile, infatti, dico sempre ai miei amici di Torino di venirla a visitare, perché ne vale davvero la pena. Mi sono ambientata fin da subito, anche perché mia mamma è di Gragnano e mia nonna è di Castellammare di Stabia, quindi dentro me scorre sangue napoletano.
Il pregio per eccellenza di questa città sono le persone. Faccio fatica a trovare riscontro nella quotidianità ai numerosi luoghi comuni che sono radicati nella mentalità delle persone che vivono in altre città, come quello secondo il quale qui fanno rapine e scippi, giusto per citarne uno. Posso testimoniare che da quando sono a Napoli, non ho mai subito nulla di tutto ciò, anzi, non posso lamentarmi, piuttosto posso solo elogiare i napoletani.
Un difetto di Napoli è rappresentato dai mezzi di trasporto che ci costringono a partire da casa largamente in anticipo, quando dobbiamo recarci al campo per gli allenamenti, perché si rischia di aspettare accanto alla fermata l’arrivo del pullman anche per più di un’ora. Oltre a questa, non riesco a trovare altre pecche.”

Quali sono, invece, pro e contro che si indossano insieme alla maglia del Napoli?

“Non esistono contro. Indossare la maglia del Napoli comporta solo benefici, durante i 4 anni in cui ho giocato a Torino non disponevo degli ultras sugli spalti né del supporto di un pubblico così folto e caloroso. Napoli per le calciatrici rappresenta solo una fonte di crescita. Quando entro in campo, il supporto e il tifo del nostro pubblico, sono motivo di ulteriore motivazione e convinzione.”

Fuori dal campo, slacciate le scarpette, la Franco è “Michela“: una graziosissima e leggiadra ventenne, il cui viso, dolce e solare, è contornato da una cascata di lunghi capelli castani ed impreziosito da occhi scuri, ma, al contempo, limpidi e cristallini e da un cordiale e “meridionalissimo” sorriso.

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Forse anche quei tratti somatici, unitamente a quell’indole così “nostra“, condita di disponibilità e sincera cortesia, hanno concorso a renderle più agevole il compito di ritrovare la sua più consona e congeniale collocazione all’interno di una città come Napoli, così diversa dalla sua Ciriè.

Grande, prolissa, caotica, problematica ed aggrovigliata Napoli, eppur Michela sembra non accorgersene, preferisce puntare dritto all’essenza, al cuore della sua nuova enorme casa, senza trovarla dispersiva, ma, piuttosto imparando ad instaurare con essa una pacifica e sinergica convivenza.

Complice, senza dubbio, in tal senso, anche quei peculiari globuli insiti nel sangue partenopeo che scorre anche nelle vene di Michela.

Di cos’altro è fatta la tua vita, oltre al calcio?

“Musica, amici, buon cibo, cose semplici, come quelle che esistono nella vita delle persone normali, non faccio nulla di particolare.”

Sei una delle calciatrici più femminili del Campionato italiano. Qual è il segreto per non consentire al calcio di ledere la grazia di una donna?

Ricordarsi che siamo donne e curare il proprio aspetto, ma ancora di più che giochiamo a calcio per passione e non per diventare dei maschiacci. Anche se accade che le ragazze che praticano questo sport finiscano con l’impoverire la loro femminilità. “Gioco a calcio per passione, ma mi piace essere donna”, questo, secondo me, è l’approccio migliore che una ragazza deve adottare per preservare la sua femminilità, questo è, almeno, il principio al quale mi attengo io per lasciare che questi due aspetti coesistano pacificamente nella mia vita.”

Il saluto di Michela Franco ai tifosi e il suo appello a chi non segue il Napoli Carpisa Yamamay:

“Saluto e ringrazio i tifosi che ci sostengono e spero che non ci faranno mancare il loro supporto nelle partite di Campionato che ancora mancano, da qui alla fine, così come nelle gare di Coppa Italia, competizione al termine della quale speriamo di regalare loro una gioia importante. A chi ancora non ci segue dico di venire al Collana per assistere almeno ad una nostra partita per constatare le differenze tra il calcio maschile e quello femminile: il nostro calcio è pulito ed è giocato da ragazze che fanno tanti sacrifici, non supportate da ingaggi stratosferici, ma solo da tanta, infinita passione.”

Luciana Esposito

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