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Valentina Giacinti: la forza di una donna che incarna la forza delle donne


valentina giacinti19 anni compiuti il 2 gennaio, 16 gol in 23 partite, di cui 10 segnati nelle ultime 5 gare, con una “cavanesca” media di due reti a partita, confermata e consolidata anche nell’Under 19.

Numeri che farebbero invidia a molti calciatori emergenti che militano nella massima serie e, in effetti, appartengono ad uno dei talenti più riverberanti della Serie A.

Eppure si tratta di una donna, o meglio, di una giovanissima ragazza, già donna, nonché arcigna guerriera nell’anima che onora il Campionato di Serie A femminile scendendo in campo con la maglia del Napoli: Valentina Giacinti.

Capelli corti “da maschiaccio“, sorriso garbato ed anima riservata, la Giacinti è una alla quale piace parlare con i fatti e la sua loquacità la sta ben dimostrando in campo.

E chi spreca il suo tempo nel vano tentativo di riscontrare analogie e similitudini tra la giovane attaccante bergamasca e l’Insigne, piuttosto che il Lavezzi di turno, dimostra di non aver compreso la supremazia del talento di Valentina, poiché, la maestria con la quale approccia con questo sport, meriterebbe di ergerla a termine di paragone e che, pertanto, si dica :” “Tizio” è forte come Giacinti!”

Perché Giacinti è Giacinti e sta dimostrando sul campo quanto sia “unico” il suo modo di interpretare il calcio.

Lo scorso 16 marzo, di ritorno dall’impegno sostenuto con la Nazionale Under 19, nel corso della partita contro il Firenze, poco dopo aver siglato la rete che ha consentito al Napoli di portarsi in vantaggio, si è accasciata al suolo.

A mettergli lo sgambetto è stato un deficit di sali minerali, così la Giacinti è stata costretta a lasciare il campo anzitempo, trasportata su una barella in un’ambulanza che l’ha condotta in ospedale per sottoporla ai doverosi e dovuti accertamenti del caso.

Allarmante scena che, nell’immaginario dei presenti, ha prospettato scenari ben più preoccupanti, in virtù delle suggestioni indotte da analoghe immagini che sovente si sono rilevate sui campi di calcio, con un finale tutt’altro che positivo.

Valentina, invece, si è rialzata, come fa un bambino affamato d’amore per il calcio che, in seguito ad un contrasto con l’avversario, celermente si leva in piedi, con grossolana sufficienza rimuove il terreno dalle sbucciature riportate sulle ginocchia e riprende a giocare la sua partita, dimostrando che le lagne e i piagnistei sono roba da “femminucce“.

La Giacinti, infatti, sabato è tornata in campo e ha dimostrato di essere tutt’altro che una “femminuccia”, ma piuttosto una donna con la “D”, nonché calciatrice vera, siglando perfino la doppietta che ha consentito al Napoli di battere il Fiammamonza per 0-2.

Valentina incarna lo spirito recalcitrante ed impavido delle donne, di tutte le donne: di quelle che non sono mai troppo stanche o avvilite per adempiere all’oneroso e complesso ruolo di madre; di quelle che lottano, con le unghie e con i denti, per perseguire i propri obiettivi e per imporsi, nel mondo del lavoro piuttosto che nella sfera sociale; di quelle che si battono per far valere i propri diritti e per conferire emancipazione, dignità e lustro alla figura femminile; di tutte quelle armate di pugnace, instancabile ed immortale tenacia, distintiva delle donne e che concorre a determinare la loro peculiare forza.

Ed è ancor più significativo che Valentina lo faccia semplicemente giocando a calcio, quindi inseguendo i suoi sogni e dando libero sfogo alla sua più grande passione.

Il sentore che trapela dal campo, quando la Giacinti calpesta il manto erboso, è che corre più forte dei pregiudizi e che sull’onda del suo indiscutibile talento, non cavalchi, bensì scavalchi gli sterili ed ormai sempre più bigotti ed obsoleti luoghi comuni legati alla pratica del gioco del calcio da parte delle donne.

Ed anche attraverso la sua ascesa verso la consacrazione a “fuoriclasse” che si gioca “l’altra partita“: quella utile a proclamare ed ergere a miti del calcio anche le eroine, le meritevoli e parimenti arcigne e valorose battagliere, degne rappresentanti della “quota rosa” nell’ambito del suddetto sport, affinché non sia premiato il sesso, ma il talento.

Le interpreti di questo sport, capaci, come Giacinti, quanto Giacinti, di ergersi a protagoniste, sentenziano che il calcio non ha sesso.

Luciana Esposito

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