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De Laurentiis a tutto campo: “Non mi priverei mai di Cavani, Mazzarri è come un professore di Harvard”


de-laurentiis_cityLa Gazzetta dello Sport ha intervistato Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, con il quale ha toccato molti temi, a partire da quelli che coinvolgono il sistema calcio, come la formulazione della Champions League e l’Europa League (cavallo di battaglia, da tempo, del numero uno partenopeo). Poi, scaramanticamente, viene abilmente evitata la domanda sul big match del 1 marzo contro la Juve. Si parla della clausola di Cavani, a parer suo irraggiungibile. Ed infine le lodi al condottiero azzurro Walter Mazzarri e un allarme verso la questione del calcioscommesse, dove vorrebbe, per i truffatori, pene certe e dure.

Ecco l’intervista integrale della GDS al patron partenopeo:

Presidente De Laurentiis, la parola scudetto cosa le fa pensare? «Sono arrivato al Napoli con un progetto: i primi cinque anni per costruire, gli altri cinque per vincere”.

Cosa? “ Vedremo. Credo di essere in anticipo. E per uno che non sapeva niente di calcio è un successo: il Napoli era fuori dalla ribalta internazionale e non era mai stato lodato per il suo virtuosismo finanziario”.

Per l’Uefa siete tra i club messi meglio nel fair play. «Perché ho applicato la regola che seguo nel cinema: estrema attenzione ai costi. Si può fare nel pallone: basta rispettare i regolamenti. Accetto le regole del gioco, anche se le contesto quando sembrano sbagliate: nel calcio c’è tanto che non va».

Per esempio? «E’ gradasso, esagera: negli altri sport non è così. È guascone e fregnone. Fa parlare soltanto di cose non tecniche, di quanto guadagna questo, di quanto costa quello. Un film è importante anche per ciò che rappresenta, non solo per gli incassi».

Un paragone tra il Napoli e un suo film? «Il Napoli è un film di successo. Ci sono film finanziati dallo Stato che non incassano un euro e sottraggono fondi ai film che si confrontano con il mercato. Ci sono anche club purtroppo non abituati, per mentalità, a confrontarsi con il mercato. Tutto ciò crea squilibri al sistema del calcio».

All’Eca lei è stato critico: non vuole l’Europa League e sostiene che la Champions può fatturare il triplo. Possibile che l’Uefa sia così sprovveduta? «Tra una partita di cartello di Europa League e una di campionato, la gente sceglie la seconda e gli stadi restano semivuoti. E qui non c’entra l’inadeguatezza dell’impianto. Il San Paolo è obsoleto e ha bisogno di una pesante ristrutturazione, mal’altro anno è stato il secondo incasso d’Italia. Anche in tv la gente preferisce la Champions. Del resto, se l’Uefa raccoglie 1,3 miliardi per la Champions e 210 milioni per l’Europa League, vuol dire che per le tv questo torneo non è interessante. Che senso ha tenerlo in piedi? Sostituiamolo con una Champions a 64 squadre dove Italia, Germania, Francia, Spagna e Inghilterra ne abbiano 6 a testa».

Il rischio è quello di un calcio di ricchi e per ricchi, non solidale: tutto il contrario di quello per cui sta lottando Platini. «Platini è una brava persona, ma non è detto che quello che lui dice sia la verità assoluta. Sono critico verso Michel, pur stimandolo, per richiamarlo ai suoi doveri: non può pensare che in Europa abbiamo tutti le stesse esigenze. Dovrà modulare i tornei in modo da lasciare in equilibrio i bilanci dei club che investono e portano più spettacolo, permettendo il rispetto del fair play da lui inventato e tanto sbandierato».

Lei cosa farebbe? «Se fossi Platini, chiederei ancora a tutte le federazioni e leghe un campionato nazionale a 16 squadre: permetterebbe meno gare e meno spese per i tifosi, che investirebbero più in Champions, liberando così date per l’Europa. Poi unificherei Serie B e C, con giocatori soltanto di 17-20 anni che possano essere utili alla A, eliminando le “Primavera”. Ma se l’Uefa continua a vendere diritti tv di Champions, anzi a svenderli, invece di commercializzarli direttamente agli spettatori, non si aumenterà mai il fatturato. E se la Cina e il Brasile si mettono a investire sul serio, diventerà difficile competere. È una vecchia mentalità che ha sempre il sopravvento: vuole un esempio?».

Prego. «Cinque anni fa, quando il Napoli è rientrato nelle coppe, nessuno voleva comprare la gara di Intertoto con il Panionios. “Non vale niente, questa roba non la compriamo”, mi dicevano. Bene, ho distribuito personalmente i diritti, creando un biglietto virtuale da 10 euro in pay-per-view per i privati, 99 euro per i bar. Risultato: più di un milione di euro per il Napoli. Con le nuove tecnologie si possono decuplicare i ricavi dello stadio virtuale».

Torniamo al campionato: la Juve è in crisi? «No, è come noi l’anno scorso. Campionato, Champions e Coppa Italia ti portano via energie. Spero elimini il Celtic e vada più avanti possibile».

E sta arrivando Napoli-Juve. «Non ne parlo, sono scaramantico e prima c’è Lazio-Napoli. Però Napoli-Juve si sfideranno tre volte in pochi giorni: dopo il campionato avremo anche la finale di Coppa Italia Primavera, prima a Torino, poi al San Paolo. Noi abbiamo una squadra dal grande futuro con Insigne Jr., Tutino, Novotny: il 23 marzo aprirò lo stadio con prezzi popolarissimi perché sia pieno. Una gran festa dei giovani che vorrei sempre in campo».

Non è che Insigne senior giochi tantissimo..«Ma un grande club deve avere quattro attaccanti in rosa e non contano iminuti, conta essere importante quando sei chiamato. Insigne lo è sempre. E forse la Juve non fa turnover in attacco ogni partita? Eppure è in testa».

Aproposito di attaccanti. Qualcuno ha scritto che per un’offerta di 60 milioni è quasi un dovere vendere anche Cavani… «E chi me li dà? D’estate ne ho rifiutati 55, il Real Madrid non arriva a 50. E per pagare i 63 della clausola ce ne vogliono circa 70…».

D’accordo, ma se uno si presenta con la cifra prende Cavani. «Dal punto di vista legale non posso far niente. Ma posso far di tutto per convincere il giocatore a restare: ci vuole l’accordo con lui. E l’ultima cosa che penso è privarmi di Cavani:mi piace come giocatore e come uomo, c’è sempre, risponde sempre presente, è affidabile al 100 per cento. I rapporti umani contano: lavoro con gli stessi registi perché ci si trova bene».

Mazzarri è uno di questi registi? «Un ottimo regista e una persona per bene. È uno che deve aver sofferto nella vita e per questo è guardingo e protettivo verso se stesso e i giocatori. Se scavi nella sua psicologia trovi una persona onestissima, colta nel calcio, direi da professore di Harvard. Perfetto per il Napoli. Al cinema sono quello delle grandi esclusive: anche nel calcio, se c’è reciprocità».

Maradona in esclusiva, magari in un giorno speciale? «Quel che ha fatto è un ricordo immenso che appartiene a tutti i napoletani. Per il resto, casa mia è casa sua: l’ho conosciuto dieci anni fa,mi colpì la sua umanità e l’amore per le figlie. Non ha bisogno del mio permesso per venire tutte le volte che vuole».

Cosa pensa degli arbitri? «Che è complicato dare le chiavi della serenità. Conte ha fatto bene a chiedere scusa, a volte mettiamo troppa pressione. Mi piacerebbe solo fischiassero meno, come in Champions League. Scelta culturale di Collina e Platini. Perché Platini è il principe del calcio, non dell’economia ».

E le scommesse clandestine? «Un anno fa ho letto un libro di un magistrato napoletano, pieno di cifre, dati e nomi. Si parlava già di Singapore. Non è che stiamo perdendo tempo? Il giro d’affari è di 200 miliardi all’anno: le mafie hanno lasciato lo spaccio e si sono tuffate nelle scommesse perché c’è un vuoto legislativo. Dobbiamo intervenire subito, in Italia e in Europa, con sanzioni penali. Quelle sportive non bastano. Un calciatore, un arbitro, un presidente deve sapere che lo aspetta la prigione se truffa”.



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