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Walter Mazzarri, l’azzurro cucito addosso


Non è facile fare un ritratto di Walter Mazzarri; i contorni appaiono sempre sfumati, poco definiti.. I dettagli molteplici e contrastanti.

Non si può pretendere di racchiudere l’allenatore toscano in pochi tratti accennati; bisogna guardarlo nella sua complessità, nelle passioni che riesce a trasferire a chi gli sta intorno: forse è proprio questa perenne incompiutezza che lo rende una persona particolare, che riesce ad entrare nel cuore della gente.

Walter non è il tipo che si fa avanti in punta di piedi, è abituato a catturare la scena; di lui non è possibile dire che sia simpatico, accomodante, flessibile dal punto di vista mentale, piuttosto è caparbio, fumantino, sopra le righe; saldamente ancorato alle proprie idee, a tratti incapace di riconoscere gli errori. Ma è tutto lì il fascino di comunicatore: non ha bisogno di inventarsi un copione, come Mourinho, o mantenere il contegno di quei personaggi distinti, come Wenger,  è semplicemente sé stesso. E’ per questo che, l’immagine più vera che ci offre, la si coglie guardandolo quando consuma una sigaretta; lontano dallo stress del campo.

Non riesce a trattenere le emozioni; porta con sé il vissuto di un uomo che è in grado di parlare, che sa farsi ascoltare; anche nelle scelte più azzardate e meno condivisibili. Quando, in conferenza stampa, afferma che i periodi negativi sono solo sfortuna (scarsa concentrazione, approccio sbagliato, arbitri poco accorti), lo spettatore, per un attimo, ci crede; perchè è un personaggio che si dimostra convinto di ciò che dice ed è in grado di trasmettere questa sicurezza.. Per lo spazio di un’intervista quelle parole sono la realtà: il mondo si piega al suo modo di guardare le cose.

E’ un uomo in chiaro-scuro; non solo quello della camicia e della giacca ma anche quello, arrivo a dire, dell’anima: oggi è autore di un vero e proprio capolavoro, alla regia della squadra, e domani non è lecito chiedersi come sarà.

Lui s’identifica nelle formazioni che allena: è tanto Maggio, quando non riesce a muoversi nei tempi e nei modi giusti, quanto Cavani, che segna da tutte le posizioni possibili. Per un gol o per un errore lui è lì.. E già si sa che percepisce tutto in maniera amplificata.

Walter, chiaramente, non è solo Napoli; eppure a me piace credere che, nella vita di un uomo, il momento più intenso, quello più significativo, per la carriera, è ciò che rimane, ciò che, a certi livelli, riesce a contaminare finanche il passato. Forse non è così, è solo un modo strano di vedere le cose;  per dire che, in assoluto, questo allenatore è il nostro allenatore: è una questione di passione, di rispetto per un personaggio  entrato nei cuori della gente, con il suo modo scontroso, e, con la spontaneità, ha catturato un ambiente.. Seguito o contestato è sempre il nostro Mazzarri.

Napoli è così: ama in maniera incondizionata; contesta ferocemente, non per una forma di cattiveria o irriconoscenza ma perché, per noi napoletani, tutto è bianco o nero.. E l’azzurro è il colore fondamentale.

Napoli, tuttavia, sa dare ciò che in altri posti non esiste; l’idea di sentirsi a casa.

Non tutti conoscono, o ricorderanno, un episodio nella vita dell’allenatore, quando esercitava ancora la professione di calciatore, che s’intreccia a doppio nodo con l’ambiente di Napoli:

Stagione ’86-’87, anno domini..

Maradona è finalmente supportato da una squadra all’altezza; il San Paolo non è solo un tempio, è molto di più.. L’idolo argentino è un re, un capopopolo che sta concretizzando le dichiarazioni del 5 luglio 1984:”Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli; perché loro sono come ero io a Buenos Aires”.

La decima giornata, in casa, è routine: la febbre è ancora molto alta; il Napoli viene dal trionfo in casa della Juventus e non vuole arrestarsi. La vittima di turno è l’Empoli, schiacciato per 4-0; in questa cornice, nelle file avversarie, si distingue Walter Mazzarri. Giovane centrocampista dimostra di avere coraggio e piedi buoni; quel pizzico di caparbietà che lo spinge a restituire il favore al “Pibe de Oro”; dribblandolo in bello stile.

Ben più conosciuti i dati che riguardano l’inizio della carriera da allenatore: come secondo di Ulivieri, un altro toscano ruspante della provincia, prima a Bologna (1996-1998) e, poi, proprio a Napoli (1998-1999).

Una vita, a partire da questi elementi, nel segno dell’azzurro ma, parlando di lui, vale la pena mettere in risalto le origini: di San Vincenzo, in provincia di Livorno, dimostra l’attaccamento al luogo di nascita; basti pensare agli scontri a distanza con il livornese Massimiliano Allegri.

La Toscana è abituata alla rivalità tra i campanili e, i due allenatori, l’hanno, in parte, portata sui campi di calcio.

Walter, chiaramente, non è solo Napoli ma questa sera, al San Paolo, contro il Milan molti aspetti della sua esistenza s’incroceranno.

Gianmarco Cerotto

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