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Ma i top players dove sono?

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Reduce da una stagione a dir poco straordinaria, il Napoli ha voglia di ripartire “a marcia ingranata”nel prossimo campionato, ormai vicino. De Laurentiis e company hanno voglia di vincere. I tifosi hanno voglia di bissare i successi raggiunti nella scorsa stagione e migliorare i dignitosi risultati  già ottenuti in Champions, cercando di tramutarli in traguardi da appuntare nel “librone” della storia azzurra.

Per agevolare il “salto di qualità”, che tutti si aspettano e pretendono da questo grande Napoli, è necessario rinforzare la rosa, o meglio innestare con i titolarissimi di sempre, importanti top players. Questa è l’unica carta vincente che può far crescere in maniera espotenziale i successi calcistici dei partenopei.

Ma purtroppo è più facile a dirsi che a farsi. Soprattutto se questa tattica di mercato deve essere attuata a Napoli. Con il fair play finanziario tipico delaurentiano e ingaggi modici con contratti “limitanti” a causa del classico problema dei diritti di immagine, la situazione si aggrava, rendendo difficile e utopico l’arrivo di questo fantomatico top player.

E allora come bisogna agire? l’unica soluzione è quella di “ampliare” il tetto ingaggi ed evitare di inserire tipiche clausole cinematografiche in contratti calcistici. Ovviamente il modus operandi di De laurentiis  non è da condannare in toto. Perchè è l’unico presidente di un club di calcio che bada molto all’equilibro economico societario evitando deficit finanziari che potrebbero compromettere l’esistenza stessa della società. Ma a volte il “troppo storpia”.

Di certo l’intera tifoseria è soddisfatta dei nuovi acquisti, giovani e non, che sono approdati a Napoli, o meglio a Dimaro nel ritiro azzurro. Però non bastano per puntare in alto, davvero in alto. 

Se la società ha intenzione di dimostrare che il Napoli è una  squadra pronta per il “debutto” nella cerchia delle “grandi”, allora bisogna fare una scelta drastica: o si paga di più o ci si accontenta di “campioncini”.

Aspettiamo con ansia il 31 agosto, e soprattutto l’arrivo del “pezzo da novanta”.

Alina De Stefano

 

  

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