Manè Garrincha – Volume primo

Sul calciatore e sul documentario “Alegria do povo”, di Joaquim Pedro de Andrade

 

Nello Stato di Rio de Janeiro, vive una specie particolare di piccoli uccelli, abbastanza simili ai passerotti. Il Cambaxirra, meglio conosciuto col nome di Garrincha. Un giorno, la piccola Rosa guarda il suo fratellino e decide di soprannominarlo col nome di quel passerotto, a causa della sua statura, il suo corpo di precaria costituzione e alla passione che questo bambino riserva a questi uccellini.

In Brasile i soprannomi diventano la parte significativa dell’identità anagrafica di una persona. Deambulano con le avventure personali, battezzando un uomo di vizi e virtù, tracciando le sue rughe su una mappa utile a esplorazioni di luoghi lontani e misteriosi. Che sia un elogio o una caricatura, il fortunato o il malcapitato accetta di buon grado il soprannome e se lo porta addosso per tutta la vita se, fino a quel momento, non è stato in grado di scegliersene uno.

Manoel Francisco dos Santos nasce a Pau Grande, il 28 ottobre del 1933. Manoel cresce in cattività, trascorrendo il suo tempo sulle rive dei fiumi, cacciando e pescando come un abitante della foresta. Si diverte a inseguire una particolare specie di uccelli, il Garrincha, e allora la sorella, anche osservando la sua piccola e curiosa statura, decide di soprannominarlo così, il “Garrincha”. Da quel giorno, Manoel diventa Manè Garrincha.

È un bambino afflitto da molte malformazioni e da un lieve strabismo. Ha la spina dorsale deformata, uno sbilanciamento del bacino e una gamba è di sei centimetri più lunga dell’altra. Il ginocchio destro di Manoel è affetto da varismo, mentre quello sinistro da valgismo. Le sue malformazioni e i suoi difetti congeniti sono probabilmente causati dalla malnutrizione e dalla poliomielite. I medici, per questo, lo dichiarano invalido e gli sconsigliano l’attività sportiva. Il cucciolo Garrincha, il bimbo cresciuto nell’ostilità della miseria e nella cordialità della giungla carioca, non sa ancora di essere Garrincha.

Manoel cresce in un habitat al limite del progresso civile, e le sue afflizioni gli vengono curate con misure a base di cachaça, una tipica bevanda alcolica brasiliana, e prima di compiere dieci anni di età, diventa tabagista, essendosi presto abituato a fumare sigari di paglia. Il piccolo Manoel perde la madre prematuramente, quando la donna, a causa di una grave infezione, si spegne nel 1949. A sedici anni Manoel vanta già notevoli e tormentati trascorsi nel mondo del lavoro e dell’alcolismo. È affezionato alla sua vita trascorsa in una naturale ribellione, ma il suo più grande amore è il calcio. A dispetto delle raccomandazioni dei medici, pratica il suo sport preferito per strada, nei campi della periferia brasiliana e ovunque sia possibile dare sfogo alla sua grande passione.

La sua carriera ha inizio nella formazione giovanile dello Sport Club Pau Grande, la squadra amatoriale della fabbrica dove aveva lavorato nei primi anni dell’adolescenza. Manoel è molto affezionato alla sua squadra e, nonostante le offerte di altri club più importanti, decide di rimanervi a titolo gratuito. Il legame col suo grande amico di sempre, Bococo, e lo spirito di appartenenza ai suoi luoghi natii, lo spinge a non abbandonare la sua città e a scegliere di restarvi per continuare a disputare il campionato locale. Durante una partita, tra il Pau Grande e il Gremio de Raiz da Serra, Manoel viene ripetutamente insultato dai calciatori avversari. Maltrattato in campo con falli a ripetizione, inizia a dribblare i giocatori del Gremio de Raiz come fossero birilli, conquistando così la stima e l’approvazione dei tifosi avversari che, dopo l’ennesimo fallo subito da Manoel, tentano addirittura di aggredire uno dei loro stessi giocatori, che si era permesso di attentare all’incolumità di un ragazzo di grande talento.

Manoel è restio a provini in altre squadre, costretto a tentarli solo perché continuamente spinto dagli amici e dallo zio Manè Caneira. Durante i provini per squadre più importanti, viene spesso insultato, e mal giudicato per la sua provenienza povera e il suo aspetto trasandato. Uno degli osservatori del Vasco da Gama lo definisce uno “storpio”. Ormai certo di non poter diventare un professionista, Manoel riceve l’invito di un ex calciatore del Botafogo, una delle più importanti squadre di tutto il Brasile, a presentarsi a un provino. Dopo alcune partite giocate con le giovanili, Manoel viene schierato nel ruolo di ala destra, in un’amichevole contro la squadra dei titolari. Durante l’incontro dribbla più volte Nilton Santos, terzino sinistro della nazionale brasiliana. Secondo le testimonianze degli osservatori e dello stesso Santos – i due, poi, diventeranno grandi amici – il terzino chiede al Botafogo di ingaggiare il giovane Manoel, perché ha paura di incontrarlo da avversario e di essere umiliato al cospetto dei centomila del Maracanà, il leggendario stadio di Rio de Janeiro. Nonostante la diffidenza dei medici sulle sue condizioni di salute e i suoi troppi difetti fisici, Manoel, detto Garrincha, è un calciatore del Botafogo. Viene ingaggiato con uno dei contratti più bassi della storia del calcio professionistico. Il suo stipendio sarà pari a quello di un operaio brasiliano.

Il giovane Manoel diventa Garrincha, dando spettacolo nel campionato brasiliano e vincendo due Coppe del Mondo con la nazionale verdeoro. In coppia con Pelè, incanta il mondo intero. Capita spesso che le difese avversarie gli chiedano di non “esagerare”, di non umiliare i difensori con la sua tecnica sopraffina e la sua capacità di rendersi praticamente impossibile da marcare. I Campionati del Mondo di calcio del 1958 e del 1962 saranno i Mondiali di Garrincha e Pelè, che, nella loro carriera, giocarono insieme quaranta partite, senza perderne nemmeno una.

“Garrincha, alegria do povo” è un documentario brasiliano diretto da Joaquim Pedro de Andrade, uscito nel 1962, e girato interamente in bianco e nero. È stato il primo documentario mai prodotto su uno sportivo brasiliano. La pellicola alterna immagini e filmati dedicati alla carriera del calciatore carioca. Il montaggio predilige tanto i filmati delle più grandi azioni di Garrincha, quanto i suoi momenti di vita quotidiana, tratti da documenti di repertorio e dalle interviste ai suoi amici. Nel documentario, Manoel viene descritto come un cattivo operaio, che si addormenta sul posto di lavoro, nonostante egli sia un dipendente di una fabbrica molto rumorosa. Il suo medico racconta le anomalie fisiche che lo afflissero per tutta la vita, e la narrazione afferma che, secondo alcune fonti, Garrincha apprese della diversa misura delle sue gambe leggendolo sui giornali.

Oggi, Garrincha, alegria do povo, è considerato uno dei più grandi documentari mai realizzati sullo sport, soprattutto perché capace di rendersi precursore di una documentaristica che si affermerà pian piano negli anni successivi. Secondo il critico Antonio Moniz Viana, il film sarebbe stato girato da “qualcuno al quale non piace il calcio”. Il documentario, infatti, all’inizio non fu bene accolto, a causa della volontà, da parte del regista, di raccontare Garrincha non solo da un punto di vista sportivo, ma anche avvalendosi della sua aneddotica personale, che in qualche modo potesse rappresentare anche il volto più umano del personaggio. Il regista Andrade non negò la sua chiave di lettura politica del personaggio Garrincha, volendo dare risalto anche all’uomo Manoel, piuttosto che privilegiare soltanto una confinante e stereotipante idolatria del calciatore noto alle cronache sportive.

Il film “Garrincha, alegria do povo” è stato proiettato alla Sessantatreesima Mostra del Cinema di Venezia, in occasione della retrospettiva monografica dedicata al suo autore.

Joaquim Pedro de Andrade non ha avuto tutti i torti nel voler offrire all’attenzione popolare un Garrincha più complesso, perché il fuoriclasse brasiliano ha vissuto un’esistenza che ha avuto in sé molti destini. Del resto, in Brasile, c’è chi adotta soprannomi di personaggi importanti, chi invece di clown, di animali o di buffe creature. Non sempre il battesimo popolare ha ragione dei significati che un soprannome si porta dietro. Talvolta, la vita di un uomo gli riserva un epilogo che quel nomignolo ha dal principio trascurato, così, attraverso un’affettuosa e ingenua menzogna. E Manè Garrincha non si è sottratto alle regole del codice riservato ai sublimi e severi inganni.

Sebastiano di paolo, alias elio goka 

 

In foto, immagine da www.martiperarnau.com

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