Eurocalcio

La macchina finanziaria ignora le umane esigenze. Da decenni, ormai, lo spirito di consumo ha colpito le più antiche e nobili discipline. Tra queste, anche quelle sportive. Il calcio, in quanto sport più popolare al mondo, non è stato sottratto.

I prossimi Campionati europei di calcio saranno disputati in Polonia e in Ucraina. Su quest’ultima pende una nuova e intricata vertenza intorno ai diritti umani. L’irrisolta questione riguarda uno dei leader politici più carismatici degli ultimi anni della storia ucraina. Iulia Timoshenko, incarcerata nel 2011 per abuso di potere al fine di favorire una fornitura di gas alla Russia.

Iulia Timoshenko, prima di entrare in politica, è stata presidente della Compagnia generale del gas in Ucraina. Soprannominata la “Principessa del gas”, ha iniziato a intrattenere rapporti con importanti esponenti politici russi e ucraini, fino alla decisione di entrare ufficialmente in politica nell’anno 1996, eletta al parlamento con una notevole percentuale di preferenza. Divenuta presidente della Commissione economica del parlamento, e poi ministro, viene licenziata dal presidente Kucma, in seguito a forti pressioni dei gruppi industriali. Nel 2001 la Timoshenko viene arrestata per falsificazione di documenti e importazione illegale di metano. Dopo una settimana, viene rilasciata, anche grazie all’intervento dei suoi sostenitori politici, che in massa si presentano davanti al carcere di Kiev. Secondo le dichiarazioni di Iulia Timoshenko, i documenti sarebbero stati creati ad hoc per incastrarla, all’ombra di una congiura ordita dal regime di Kucma e dagli oligarchi industriali che non avevano accettato di buon grado le sue iniziative legislative sul mercato.

Dopo alcuni anni molto discussi, sulla sua vita e sul suo ingresso in politica, Timoshenko viene nominata primo ministro dal nuovo presidente Viktor Jushenko, dai lei stessa a lungo sostenuto, nel 2004, durante il periodo di ascesa in cui si era conquistata l’appellativo di Giovanna d’Arco della “Rivoluzione Arancione”, così denominata per il colore utilizzato dai pacifisti che, nello stesso anno, avevano protestato contro il governo ucraino. Nel 2008 l’alleanza tra Jushenko e Timoshenko si rompe, a causa della scelta, da parte di quest’ultima, di scegliere la neutralità sulla delicata faccenda che riguarda la guerra in Ossezia del sud, scoppiata tra Georgia e Russia. Jushenko accusa Timoshenko di non essersi schierata per ottenere il consenso e l’appoggio dei russi in vista delle nuove elezioni. La crisi politica culmina con lo scioglimento del parlamento e lo scontro politico, nel 2010, tra i due vecchi alleati. Nel 2011, Iulia Timoshenko viene arrestata, all’interno del parlamento ucraino, con l’accusa di aver stipulato un contratto di fornitura di gas con la Russia senza la preventiva autorizzazione del governo ucraino. Condannata in due gradi di giudizio a sette anni di reclusione, è adesso in carcere, e, dopo aver denunciato più volte di essere stata picchiata e maltrattata, si trova al centro di una delicata polemica internazionale circa la sua presunta innocenza e il suo trattamento nella detenzione.

A questo proposito, sull’argomento è intervenuta il cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha minacciato di boicottare i prossimi europei di calcio, rifiutandosi, insieme ad altri quattro paesi, Italia, Repubblica Ceca, Austria e Slovenia, di partecipare al Summit di Yalta dei paesi dell’Europa centro-orientale, che si terrà nel maggio 2012. Eguali rimostranze sono state manifestate da Barroso e da altri politici europei. Il ministro degli esteri tedesco Hans Peter Friedrich, ha dichiarato di assistere alla partita tra Germania e Olanda solo se gli sarà consentito di far visita a Iulia Timoshenko.

Mentre il governo ucraino sta cercando di non far diventare un caso internazionale la carcerazione della “Principessa del gas”, la UEFA ha dichiarato di non voler ignorare la vicenda. È molto recente la polemica che ha visto protagonista Martin Kallen, responsabile per l’organizzazione dell’Europeo in Ucraina. Kallen aveva dapprima rivelato l’ipotesi di uno slittamento annuale del torneo, poi ha dichiarato di essere stato male interpretato, perché i Campionati saranno regolarmente disputati. Il commissario UE alla giustizia, Viviane Reding, ha minacciato di disertare la manifestazione. Anche Michel Platini dubita della sua presenza alla gara inaugurale, perché preoccupato delle condizioni di salute di Iulia Timoshenko, senza dimenticare che le associazioni animaliste hanno a più riprese denunciato lo sterminio di cani nelle città ucraine. Il ministro italiano del turismo e dello sport, Piero Gnudi, ha affermato che lo sport ha il dovere di sostenere i diritti umani. Più distante è sembrata l’uscita di Theo Zwanziger, dirigente UEFA, secondo il quale i boicottaggi sono sempre serviti a poco.

Forse, nell’effetto immediato, il boicottaggio e la denuncia civile pesano in misura minima, sortendo un effetto poco incisivo sulle decisioni che determinano l’epilogo di una vicenda. Se si pensa ai boicottaggi delle Olimpiadi di Mosca del 1980, a causa dell’invasione sovietica in Afghanistan, viene in mente che le truppe russe non si fecero influenzare dalla critica sportiva, proseguendo le loro incursioni. Se si pensa ai forfait polemici di Crujiff e Breitner al Mondiale del 1978 disputato nell’Argentina della dittatura, allora non emerge altro che lo scoramento di un campionato farsa che ha consumato la sua menzogna fino alla sua gloria artificiale. Ma viene pure da riflettere che diseguale misura d’indignazione è stata riservata ad altre manifestazioni sportive organizzate da paesi quotidianamente colpevoli di violazioni dei diritti dell’uomo e di crimini contro l’ambiente.

Oltre ogni margine di dubbio, oltre ogni disputa politica o giudiziaria, oltre ogni ipotesi di complotto, agisce, o non agisce, l’attenzione popolare, confinata nel suo ridotto raggio d’azione. Una manifestazione politica, sia essa economica, artistica o sportiva, è una richiesta di consenso, e il sì universale non passa per la decisione di un governante, ma per l’assenso, anche indiretto, dell’atteggiamento collettivo. Del resto, Thomas Stearns Eliot ha scritto che “In un minuto c’è il tempo per decisioni e scelte che il minuto successivo rovescerà”.

sebastiano di paolo, alias elio goka

 

  

foto da http://news-in-ukraine.com

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