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Tony Britten, “The Champions” e l’urlo di Napoli


«Mi è stato commissionato dall’Uefa nel 1992. Volevano qualcosa di classico e cercavamo un inno che fosse cantato da un coro e che riflettesse le aspirazioni della Champions League: il calcio migliore, giocato dalle squadre migliori, negli stadi migliori. Abbiamo selezionato numerosi inni e all’Uefa è piaciuto molto ”Zadok the Priest” di Haendel. Io ho solo modificato un paio di elementi per poi scrivere il tema. Le parole sono nelle tre lingue ufficiali dell’Uefa: inglese, francese e tedesco».

Così Tony Britten, compositore dell’inno che funge da colonna sonora dei sogni azzurri, racconta la nascita di “The Champions”: la melodia che inonda Napoli e consente alla passione squisitamente partenopea di eruttare in tutto il suo folkrore in quell’urlo che, ormai, è entrato nella storia.

E’ proprio così.

Perchè l’urlo del San Paolo sta facendo il giro del mondo.

Su internet impazzano i video che immortalano quell’impeto, le emozioni che culminano e sfociano in quel ruggito, dal quale scaturiscono i tributi e gli attestati di ammirazione e stima dei tifosi inglesi, tedeschi e non solo, perchè la passione azzurra lascia disarmati proprio tutti.

Il coro di voci unanime che si solleva al cospetto di quello spettacolo di ardore e tenacia è unanime: roba da brividi.

Britten quasi non crede ai suoi occhi quando guarda quei video: «È fantastico, siete fantastici. Ascoltare la folla che urla l’ultima parola è musicale e molto intonato. Sono entusiasta. È bello vedere che questo inno significa così tanto per i napoletani. Sono onorato. Io non scrivo per me stesso ma per la gente, così pensare ad uno stadio pieno che ascolta le mie note mi fa solo piacere ».

Non ha mai passeggiato per i vicoli della città, non ha mai respirato il profumo del mare, non ha mai tastato con le proprie mani il clima cordiale che si accarezza a Napoli, eppure conosce bene questa città, grazie ai racconti di suo padre e di suo suocero.

Durante la seconda guerra mondiale erano entrambi con l’esercito britannico a Napoli e spesso gli hanno raccontato della sua bellezza e di quanto i figli di questa terra sanno essere accoglienti.

 “Un giorno verrò sicuramente a visitarla– afferma Brittenmagari in occasione di una partita di Champions”.

In prossimità di una partita come quella che si disputerà mercoledì, al cospetto del padre di “The Champions”, risulterebbe inconcepibile non porgli la fatidica domanda: Per chi tiferà Tony Britten?

“Al Chelsea devono capire che il successo non si ottiene gettando soldi e cambiando allenatori in continuazione. Così io dico ai tifosi napoletani: buona fortuna. Mercoledì sarò dalla vostra parte. Spero che possiate ascoltarlo il più a lungo possibile. Magari anche in finale.”

Perchè di certo, il fascino che accompagna la melodia di cui Britten è autore è, di per sé, aulico, altisonante, declamatorio, pomposo, magniloquente.

E’ uno di quei brani che non necessita di biglietti da visita, né di discorsi introduttivi.

Si tratta di note che irrompono con imponenza e maestria negli stadi più autorevoli e rinomati d’Europa, come la più trionfale delle marce, il più declamatorio degli inni.

Eppure, l’ardore e la faziosità, insite nel dna partenopeo, hanno conferito, al suddetto inno, un ulteriore tocco di solennità.

Napoli ha intriso quella melodia dell’essenza genuina e sognatrice che contraddistingue e compone le fantasie azzurre, inviando, all’intero mondo calcistico, una cartolina assai eloquente, dalla quale si estrinseca un incantevole concetto di sportività, unitamente ad un’immagine sana, pulita, gioviale, colorata e colorita di questo popolo, dimostrando, così, che i napoletani possono e sanno far parlare di loro anche e soprattutto in maniera positiva.

Comunque prosegua la storia del Napoli in Champions, la gente di Napoli è già nella storia, avendo ampiamente dimostrato finora, alla loro incommensurabile maniera, che, sugli spalti,  “the Champions”  sono loro.

Luciana Esposito

 Fonte: Il Mattino.



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