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Tim Cup, quando la storia è lunga undici metri


Mercoledi sera si ritorna in campo; il Napoli cercherà di ottenere il pass per le semifinali di Coppa Italia, traguardo mai più raggiunto dall’edizione 1996-1997. Domani, come allora, l’avversario che il Napoli si troverà di fronte si chiamerà Inter, una delle poche squadre che onorano sempre e comunque questa competizione, talvolta troppo snobbata ma che rappresenta un trofeo di indubbio valore, garantendo, pur sempre, l’ingresso in Europa.

Sarà una buona occasione per il Napoli, al San Paolo, non solo  per centrare un obiettivo fondamentale per la stagione, ma sarà anche il prestesto per vendicare l’eliminazione subita l’anno scorso, sempre per mano dei nerazzurri: quarti di finale di Tim Cup 2010-2011, Napoli ed Inter terminano la partita a reti inviolate, dopo 120 minuti durante i quali nesssuna delle due squadre aveva mostrato di poter prevalere nettamente sull’altra, ai rigori quindi l’ardua sentenza per decidere quale delle due compagini dovesse proseguire nel suo cammino. La sorte ed anche la precisione dal dischetto, premiò i nerzazzurri che, realizzando i suoi cinque tentativi dagli undici metri, resero fatale l’unico errore azzurro, firmato Lavezzi.

L’anno prima, Tim Cup 2009-2010 al Napoli andò ancora peggio. Fu la Juventus, stavolta, a spezzare i sogni di gloria di Mazzarri e i suoi. Un ottavo di finale apparentemente senza storia, un 3:0 che non lascia spazio ad ulteriori interpretazioni, ma che in effetti racconta di un Napoli che riuscì a mettere più volte in difficoltà la Juventus, ma che alla fine dovette arrendersi al maggior tasso tecnico di cui poteva disporre la squadra bianconera. Diego e Del Piero, elementi di maggior tasso tecnico, furono gli aguzzini del Napoli che dovette abbandonare anzitempo la competizione.

Juve spietata così come l’anno prima: Juventus e Napoli s’incontrano per i quarti di Tim Cup 2009-2010 ed anche in quel caso la lotteria dei rigori premiò gli avversari. La partita terminò a reti bianche ed il Napoli giocò una partita più che dignitosa nella quale creò non poche occasioni per vincere. Qualche errore legato all’ingenuità insieme altri che ne seguirono, dagli undici metri, rappresentarono la pietra tombale sul proseguimento del cammino in coppa: ben tre, in quel caso, furono gli errori dal dischetto, con le firme di Lavezzi, Gargano e Contini.

Nella stagione 2007-2008, la prima del Napoli in Serie A, fu la Lazio, negli ottavi di finale, a far fuori gli azzurri. Il format di quella edizione era diverso da quello odierno e prevedeva gare di andata e ritorno dagli ottavi in poi. Nel match di andata il Napoli perse per 2:1 all’Olimpico, facendosi rimontare il vantaggio ottenuto con Dalla Bona dalle reti di De Silvestri e Baronio. 
Partita che va ricordata per la polemica esultanza del biondo centrocampista azzurro verso Reja, reo di non tenerlo nella giusta considerazione. Polemica che fu un vero e proprio punto di rottura tanto che Dalla Bona non venne più considerato dal mister di Gorizia. Il Napoli non riuscì nella rimonta nella gara di ritorno, al San Paolo, non andando oltre il pareggio per 1:1 con le reti di Tare e Domizzi e sbattendo più volte contro il muro laziale rappresentato da Muslera, in una delle sue più brillanti performance in maglia biancoceleste.

Molte, troppe delusioni, dunque,  in questi ultimi anni, ma ciò cancella quelle note liete che in Coppa Italia il Napoli si è saputo ed ha saputo regalare ai propri tifosi: indimenticabile fu la qualificazione ottenuta ai danni della Juventus, nell’edizione 2006-2007, in una partita dalla girandola di emozioni, un 3:3 e la conseguente qualificazione ai rigori che rappresentano uno dei fiori all’occhiello del Napoli di De Laurentiis. Così come impossibile dimenticare la tripletta di Lavezzi, contro il Pisa, al suo esordio al San Paolo. 

Si attende, dunque, di scrivere una nuova pagina, nella storia di questa competizione, che racconti un lieto fine, che parli del Napoli passato alle semifinali, del Napoli che ha sfatato questo tabù che regge da fin troppo tempo, dal 1997. Anche allora, come già detto, davanti agli azzurri l’Inter, che cedette il passo, anche in questo caso, ai calci di rigore. Rigori, questi 11 metri di gioia o dolore,  protagonisti assoluti  nella storia del Napoli in questa manifestazione. Stavolta sarebbe bello non vederli, e magari qualificarsi prima. Impresa non impossibile, basta provarci.

ANTONIO SALVATI

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