Napoli – Bologna: un pareggio che puzza di sconfitta

All’indomani di un pareggio che non profuma di vittoria, ma puzza più di sconfitta, andando in giro per le strade della città, è facile imbattersi in commenti ed imprecazioni intrisi di quel tormentoso rammarico che predomina lo stato d’animo dei tifosi.

Per imbattersi nella voce del popolo, non è necessario recarsi al “bar dello sport”, poco distante dall’abitazione di ognuno di noi, perchè vicino casa c’è sempre un “bar dello sport”.

A Napoli tutto e tutti parlano del Napoli. All’indomani di una partita come quella di ieri sera ancora di più.

Dalle “urla promozionali” del pescivendolo e del fruttivendolo che si alternano a qualche commento crudo e ruvido, alle frasi ricche di ironia e sarcasmo del macellaio e del salumiere, che tra una fetta di arrosto e 100 grammi di prosciutto, ritagliano anche qualche lezioni di tattica ed incartano consigli utili per Mazzarri, passando per il pasticciere dove, quegli odori ricchi di dolcezza, riescono a sciogliere l’amaro che quello sciagurato pareggio ha lasciato in bocca ed aprono un languore nello stomaco che si trasforma subito in un nodo difficile da sgrovigliare allorquando all’orecchio giunge qualche parola riconducibile alla gara di ieri e che ricorda quella infausta prestazione.

Ancora nelle scuole, negli uffici, piuttosto che per strada, appaiono uomini con un giornale stretto tra le mani che, leggendo quanto riportato in merito alla disfatta degli azzurri, imprecano, commentano con amici e colleghi o anche da soli borbottando contro quel giornale, come se fosse un essere pensante e non uno sterile mezzo su cui è riversata l’ideologia calcistica di un altro uomo.

Rammarico, rabbia, delusione, collera, preoccupazione, desolazione, dispiacere, amarezza, insoddisfazione, incertezza, perplessità, disorientamento, incredulità, sconcerto.  

Questo è quanto è intriso in quel punto ottenuto ieri.

Ma, ancora di più, nei due punti persi, gli ultimi due di una lunga, sventurata serie.

“Peccato per il pareggio, ancora una volta abbiamo perso punti contro una squadra più debole sulla carta.  Mi dispiace tantissimo per l’occasione da rete che ho fallito, probabilmente è stato uno dei momenti decisivi del match. Se avessi segnato la gara avrebbe preso un’altra piega. Col pareggio, abbiamo perso due punti.”

Questa è l’amara, ma terribilmente perfetta sintesi della partita, da parte di Marek Hamsik, capace di racchiudere l’essenza della gara di ieri in poche parole e sintetizzarne con pochi ed incisivi passaggi gli episodi significativi.

Catastrofe quasi annunciata dallo schieramento tattico di quel Pioli che, ormai, ha ampiamente dimostrato di saper rendere inoffensivo il Napoli di Mazzarri, a prescindere dagli uomini dei quali dispone, che indossino una maglia gialloblu piuttosto che rossoblu, la sostanza non cambia.

Nulla da dire in merito alle misure adoperate dal tecnico bolognese per rendere sterile la manovra azzurra.

Una difesa a tre “falsata”, poiché i due esterni erano pronti a ripiegare, andando a comporre la difesa con ben 5 uomini.

Abilissimi a chiudere tutti gli spazi e ad attendere il primo svarione difensivo, che, puntualmente, non si è lasciato attendere molto, è arrivato al 14’ e Acquafresca ha gelato il pubblico del San Paolo insaccando il pallone alle spalle di De Sanctis.

Il Bologna ha giocato come “una squadra di Pioli”.

Il Napoli ha giocato come “la squadra di Mazzarri”.

Napoli prevedibile, macchinoso, collezionista di passaggi in orizzontale piuttosto che in verticale, incapace di ricercare alternative tattiche utili a scardinare la muraglia bolognese, movimenti senza palla inesistenti, azioni individuali insistite che si tramutano puntualmente in palloni regalati agli avversari, disattenzioni, tante, troppe, non solo in difesa, ma quasi tutti i titolarissimi ieri hanno stentato ed ostentato un’ oggettiva difficoltà mista ad incapacità di fare proprio il match, per archiviare la pratica Bologna e portare a casa i tre punti, tanto utili quanto indispensabili per tenere vive le ambizioni europee in chiave futura.

C’è il gol divorato sullo 0-0 da Hamsik. Si, è vero.

Se solo lo slovacco avesse tramutato in gol quell’appetibilissima occasione, la partita avrebbe potuto cambiare volto: piuttosto che fare la linguaccia agli azzurri poteva mostrare a Cannavaro e company un rassicurante sorriso, utile per illuminarne le ambizioni e guidarne la voglia di vincere.

C’è quel calcio d’angolo negato dal direttore di gara, palese, inequivocabile, ma non concesso.

Sarebbe stato sufficiente quel tiro in più dalla bandierina per cambiare le sorti della gara?

 Il secondo tempo disputato dagli azzurri lascia dedurre di no.

Tuttavia, nella ripresa, il Bologna non ha praticamente mai scomodato De Sanctis e il Napoli ha dato vita ad un vero e proprio assedio, anche se di palloni verso la porta di Gillet ne sono giunti relativamente pochi.

Perchè sembra quasi che “la responsabilità di tirare”, in certe partite e in certe fasi di gioco, nessuno voglia assumersela.

Inoltre, il Napoli trova il gol del pareggio, maturato ad opera del calcio di rigore siglato da Cavani, allorquando Mazzarri si stacca dalla sua adorata difesa a 3, sostituendo Campagnaro con Zuniga, per dare corpo ad un 4-3-3.

Era necessario aspettare il55’per capire che era il caso di puntare su una soluzione tattica differente?

Così come Pioli sapeva qual era il gioco di Mazzarri, di contro, Mazzarri sapeva che Pioli impostava, a sua volta, la sua squadra, in modo da rendere inoffensiva la palese e, ormai, scontata, manovra azzurra.

Avere il coraggio di puntare sul 4-3-3 dall’inizio, piuttosto che ripiegare su questo modulo, per non soccombere, a partita in corso, quando le cose si mettono male, sarebbe così improponibile?

Francamente si fa fatica a comprenderlo, anche e soprattutto perchè è evidente che non è una questione di uomini, né di deficit tecnici imputabili ad un singolo calciatore.

Ciò che allarma, preoccupa e per certi versi snerva, è il fatto che tutte le partite perse o pareggiate in casa contro le cosiddette “piccole”, sono maturate tutte da prestazioni pressoché similari e da errori analoghi a quelli visti ieri sera, ma già rivisti, stravisti, supervisti, arcivisti, ipervisti.

Detto ciò, morta un’occasione se ne fa un’altra. Avanti Siena!

Luciana Esposito

 

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