Filo diretto con Francesco Marciano

Chi, come me, si appresta ad intraprendere un cammino tortuoso ed impegnativo come quello che caratterizza la strada che conduce al mestiere di giornalista, conosce bene le insidie e i sacrifici annessi e connessi a tale percorso.

Affermarsi nel campo giornalistico, si sa, è una sfida difficile. Lo è ancora di più nell’ambito del giornalismo sportivo e diventa un obiettivo maggiormente arduo da conseguire in una realtà come quella del giornalismo sportivo napoletano.

Perchè in questa città il calcio è vita. Si parla di calcio sempre e ovunque: nei salotti della Napoli bene, ma anche dal barbiere, al bar, per strada. Tutti sanno, tutti capiscono, tutti dicono la loro.

Questo approccio qualunquistico è, per certi versi, radicato anche nel contesto giornalistico campano.

Nel corso degli anni, infatti, hanno preso posto nella sala stampa del San Paolo personaggi la cui meritocrazia può essere più o meno discutibile.

Tuttavia, è più lecito e persino maggiormente appagante accendere i riflettori su chi si contraddistingue per aver sempre svolto brillantemente questo lavoro, dimostrando costantemente umiltà e professionalità, caratteristiche poco conciliabili tra loro, in particolar modo in questo ambiente.

Non è una citazione generica, le caratteristiche menzionate appartengono, senza dubbio, a uno dei più audaci talenti della realtà giornalistica sportiva “made in Naples”: Francesco Marciano, giornalista di Radio Kiss Kiss, da sempre tifoso innamoratissimo della sua squadra.

”Io sono malato del Napoli – afferma lui stesso senza mezzi termini- ma nonostante tutto cerco di essere obiettivo ed equilibrato nei giudizi. Se gioca male lo dico, anche se ho la morte nel cuore. Se il mercato è stato un fallimento, lo sottolineo, anche se mi rode il fegato. Essere tifosi non vuol dire avere gli occhi foderati di prosciutto. Soprattutto in questo mestiere.” Compito complesso e delicato raccontare il Napoli vivendo le sorti del Napoli da tifoso, facendo continuamente i conti con le emozioni che non chiedono il permesso per bussare alla porta del cuore, né possono comprendere il momento in cui sei tifoso e quello in cui sei giornalista. Anche perchè, quando nasci con una passione così grande stampata nel cuore non esiste un momento in cui non sei tifoso. Ma ciò non discrimina la professionalità. Anzi. A mio avviso, la colora di una sfumatura che rende speciale tutto quello che si scrive, si elabora, si racconta, soprattutto agli occhi di chi condivide quella stessa passione, perchè in quelle parole ritrova il lessico del suo cuore.

“Giornalisti si nasce, devi averlo dentro, il fuoco. Poi lo si diventa sul campo, mangiando tonnellate di pane ed ingoiandone altrettante di rospi. Lo fai per passione, non per soldi, quelli sono pochissimi! È la passione, che ti fa andare avanti, la voglia di arrivare, alla fine del tuo percorso, e dire “ce l’ho fatta” senza dover dire “grazie” a nessuno se non solo a te stesso. Ho visto tanti ragazzi bravi mollare perché non vedevano una lira! È proprio in quei momenti che pensi “io no, non abbandono, anzi… È quello che ho sempre desiderato nella vita!’’ ” Questo insegna Marciano che ha iniziato a fare questo mestiere non prendendosi troppo sul serio, pubblicando i suoi primi articoli sul “Corriere del pallone“.

Il primo articolo per un giornalista o aspirante tale è come il primo gol per un calciatore: non lo dimentichi mai.

Rimane tatuata nell’anima in eterno l’emozione che provi nel vedere le parole che portano la tua firma sbattute lì, alla portata di tutti.

Potrai scrivere articoli più letti e quotati di quello, ma non ti faranno battere il cuore come lui: il primo.

E il suo primo articolo Francesco lo racconta proprio così: “era un pezzo piccolissimo e mi emozionai quando trovai la mia firma, il giorno dopo, in edicola.”

Il Roma” è stata la sua grande palestra è lì che ha imparato tutto. Così ricorda i momenti cruciali della sua carriera: “Quando diventai pubblicista pensai: “ecco i primi frutti dei miei sacrifici”. Il contratto di praticantato, poi, l’altro scoglio. Puoi non averlo mai e quando superai l’esame da professionista la gioia che provai fu incontenibile” .

Proprio negli anni in cui scrive per “Il Roma” arriva la telefonata di Walter De Maggio e inizia la sua avventura con radio Kiss Kiss.

E’ il 2005, anno in cui inizia anche il cammino del “Nuovo Napoli” dagli inferi della Serie C.

Non è un accostamento così azzardato, poiché, la crescita professionale di questo giornalista è stata esponenziale, proprio come quella degli azzurri.

Il suo programma radiofonico “Radio Gol” è diventato ben presto un appuntamento consueto ed imperdibile per i tifosi del Napoli che seguono con attenzione gli aggiornamenti e gli approfondimenti sulla squadra  e partecipano di buon grado dicendo la loro, attraverso il filo diretto con gli ascoltatori.

L’aspetto che maggiormente colpisce dell’uomo e professionista è la sua impagabile ed instancabile disponibilità. Ascolta tutti, risponde a tutti, ha sempre pronto un giudizio competente ed appropriato da esternare, mai una banalità che possa farti pensare “questa l’ho già sentita dire.” E’ un giornalista moderno con un approccio fresco e innovativo. Innegabile la sua cordiale pazienza, così come il sangue freddo, proprio perchè, che si vinca o si perda, non è facile destreggiarsi tra le molteplici opinioni dei tifosi di fede azzurra.

“Quali sono, secondo te, le caratteristiche necessarie per fare bene questo mestiere?” gli chiedo.

“Passione, equilibrio, coraggio anche di dire cose scomode” lui replica.

“Passione è la parola che più spesso pronuncia ed anche quella che maggiormente si ripete in queste righe, perchè è quella che più spesso utilizza quando parla del suo mestiere, ma anche della sua squadra.

Il messaggio più bello del quale si fa portatore Marciano giornalista, ma soprattutto uomo, è proprio questo: vivere intensamente le proprie passioni affinché ci guidino e ci indichino la strada più utile per perseguire i nostri obiettivi, tenendo sempre ben saldi in tasca due grossi sassi di umiltà, per rimanere con i piedi ben saldi  per terra.

Di questo insegnamento facciano tesoro gli aspiranti giornalisti, ma anche tutti coloro che inseguono un sogno, qualsiasi esso sia.

Luciana Esposito

 

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