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Fonseca: “Forza Napoli, è tutto nelle tue mani”


Il Napoli sogna di ripetere quella notte a Villarreal, distante 65 chilometri da  Valencia, là dove si esaltò Daniel Fonseca. Prima partita della Coppa Uefa del  ’92, il Napoli vinse per 5-1. Tutte le cinque reti siglate dal bomber  uruguaiano, acquistato due mesi prima da Ferlaino. Un’impresa storica

Una  cinquina come quella è il sogno di un attaccante.

“Alla vigilia, era  impensabile un successo di quella dimensione: il gruppo di Ranieri era nuovo,  venivamo dal dopo Maradona e giocavamo su un campo difficile”.

Dopo il suo  primo gol e quello di Leonardo, allora centrocampista del Valencia, venne  espulso Roberto.

“Hiddink, l’allenatore degli spagnoli, commise un errore:  tirò fuori un difensore e inserì un altro attaccante. Voleva giocarsela contro  il Napoli. Eravamo in due, io e Careca, contro un difensore e non vi fu storia.  Anni dopo ho incontrato il tecnico olandese a un cena. “Daniel, quanto ti ho  odiato quella notte a Valencia”, mi ha detto e poi mi ha abbracciato”.

I  tifosi del Valencia insultarono e tirarono monete a Fonseca: perché?

“Due  anni prima ero stato per una settimana ad allenarmi con quella squadra, ma non  firmai il contratto. I dirigenti dissero che avevo deciso io di andare via, una  bugia. I tifosi se la presero con me. Per evitare di deconcentrarmi non feci il  riscaldamento prepartita con i compagni, rimasi nel tunnel degli spogliatoi e  così mi caricai bene. Quando entrai in campo, era come se lo stadio fosse vuoto:  non vedevo nessuno e non ascoltavo gli insulti”.

Il Napoli punta a vincere  in Spagna, dove troverà un ambiente caldo come la sua squadra nel ’92 a  Valencia.

“Con tutto il rispetto per il Villarreal, quel Valencia aveva  giocatori di altissimo livello. Il Napoli può vincere perché, quando è convinto  dei suoi mezzi, è in grado di centrare risultati importanti. Mazzarri ha creato  una squadra compatta e la fa giocare bene. E quell’attacco, poi, è formidabile”.

Le sarebbe piaciuto giocare con Lavezzi, Hamsik, Cavani.

“Sì, certo.  Comunque, mi sono divertito anche io: quell’anno i miei compagni nel Napoli si  chiamavano Careca e Zola, non so se mi spiego”.

Ci sono state frizioni tra  lei e il Matador.

“Preferisco non parlarne. A me hanno insegnato ad avere  gratitudine nei confronti di chi ti ha aiutato. Cavani sa bene cosa è successo:  ognuno fa le sue scelte, il discorso finisce qui. Del giocatore non posso che  dire bene: lui è tra i più forti attaccanti al mondo”.

Lavezzi crea e Cavani  segna.

“Il Pocho è un giocatore straordinario. Quando ha la palla al piede,  è in grado di spaccare in due le difese, anche quelle più forti, con una  facilità impressionante”.

Quale sarà l’insidia per il Napoli?

“Non credo  che debba pensare al risultato di Manchester City-Bayern Monaco: per il Napoli  conta vincere e la squadra ha acquisito una maturità tale da poter centrare il  risultato e una qualificazione ai quarti di Champions League che sarebbe  storica. Chi avrebbe immaginato di vedere così in alto una squadra che fino a  pochi anni fa giocava in serie C?”.

Mazzarri è l’artefice di questa impresa.

“La squadra diverte non soltanto i tifosi del Napoli: è ben preparata  fisicamente, gioca all’attacco, giustamente l’allenatore sottolinea il fatto di  aver dato una mentalità internazionale. Mazzarri è stato bravo a trasformare il  sogno in realtà. Due anni fa si poteva pensare a exploit, invece i risultati  hanno confermato la dimensione di questa squadra, diventata una vera potenza  europea. Ecco perché non deve avere timori sul campo del Villarreal”.

A chi  augura di segnare domani sera cinque gol?

“A tutta la squadra, non vorrei  scontentare qualcuno: d’altra parte, il potenziale offensivo del Napoli è  elevato e in campo internazionale i suoi giocatori hanno fatto bella figura già  sui campi di Manchester e Monaco di Baviera”.

A proposito di grandi squadre,  come si spiega l’esplosione dell’Uruguay, quarto al Mondiale e primo in Coppa  America.

“I grandi giocatori ci sono stati sempre nella Celeste, bisognava  farli affiatare: in una parola, costruire la squadra. Tabarez è stato molto  bravo in questi anni. Ha dato fiducia a un portiere come Muslera: quando lo  portai alla Lazio, i tifosi ironizzavano e adesso è uno dei migliori al mondo.  Poi Caceres, Godin, Lugano, Forlan. Anche ai nostri tempi c’erano grandi  attaccanti, però non eravamo coperti alle spalle e questo aspetto è  determinante, come sanno anche i giocatori del Napoli”.

C’è Suarez, il  superbomber del Liverpool. È vero che anni fa lo propose a De  Laurentiis?

No, lui no”.

Il manager Fonseca chi potrebbe portare in  azzurro?

“Meglio non fare nomi, non sarebbe corretto. Di giocatori di valore  ce ne sono: siamo o non siamo i migliori in Sudamerica?”.

Fonte: Il mattino

 

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