Noi tifiamo Napoli, tiè!

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Ogni qualvolta un termine si affaccia alle nostre orecchie associamo ad esso un’immagine. Succede anche con le popolazioni: ad ognuna di essa accostiamo un pregio o un difetto. Non si tratta di voler generalizzare, succede. I milanesi, per esempio, li associamo al freddo. I siciliani, al caldo. I napoletani?

Per i napoletani, come al solito, bisogna sempre fare un discorso a parte. I difetti ci sono e forse anche tanti, ma i pregi sono altrettanto numerosi e sicuramente, troppo spesso, messi in secondo piano rispetto ai primi, soprattutto quando sono i tg nazionali ad elencarli.

“Fantasiosi” è, forse, l’aggettivo con il quale maggiormente vengono descritti i partenopei, e la prova che tale capacità viene ben applicata la troviamo nel calcio, nell’originalità di alcuni storici striscioni azzurri, nella passione con la quale, dopo ogni vittoria, s’intona una storica canzone classica napoletana.

Ed è proprio in questo canto che è racchiusa tutta la gioia e l’esplosione di un popolo che dedica parole dense di significato alla squadra che definire del cuore è poco.

Quando il Napoli vince, dentro si smuove qualcosa. Gli occhi diventano lucidi e le mani tremano. Una serie di emozioni immediate si susseguono. E succede tutto spontaneamente, come nel 7 dicembre del 1975, qualcuno da una curva dell’Olimpico, in occasione della vittoria contro la Lazio, decise di cantare per primo questo ritornello. Da allora, spontaneamente appunto, ” ‘O surdato nammurato” è diventato l’inno ufficiale della compagine azzurra.

E da quel momento, per ogni vittoria, le note del brano accompagnano l’uscita dal campo dei calciatori. E’ questo il modo fantasioso con cui i napoletani salutano e ringraziano, come fosse una fidanzata, la squadra per aver regalato loro l’ennesima emozione. Emozione che va oltre la semplice fede e passione calcistica.

Napoli è qualcosa che ti scorre dentro, non lo puoi spiegare. Ecco, forse questa è una di quelle poche cose che difficilmente, ad una semplice immagine, riesci ad associare.

 

Francesca Forte

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