CdS Campagnaro e Inler sempre presenti in azzurro

Lo specchio dell’anima è in una radiografia, la sintesi dettagliata d’una squadra e della sua stagione, e in questi due mesi vissuti meravigliosamente bene, danzando tra campionato e Champions, ciò ch’emerge del Napoli è la consistenza del suo zoccolo duro, la possente andatura d’un gruppo capace di resistere all’usura del tempo e allo stress di un’annata così intensa. Tra De Sanctis (sempre presente, mai una sostituzione, 851 minuti complessivamente giocati in campionato, ovviamente compreso il recupero che ormai va calcolato) e Lucarelli (una sola presenza e dieci minuti per lui), in quella forbice così ampia, c’è lo screening d’un gruppo che va in campo ormai un giorno sì e l’altro pure e che alla vigilia di quattro settimane e mezzo da far tremare i polsi, ha già svelato qualcosa di sé.

STAKANOV – Il pirata è fuori concorso, per ovvie ragioni, però alle spalle di De Sanctis e nel gruppo di titolarissimi, la concorrenza è agguerrita: gratta-gratta, lo stakanovista tra gli uomini di movimento, è Gokhan Inler, un faticatore che s’erge dal plotone con i suoi 1084 minuti, il frutto di tredici presenze complessive, praticamente un sempre presente. A seguire, Campagnaro sta in ruota: ne ha saltate due, ma nelle altre undici giocate non è mai stato sostituito ed ha pedalato senza fiatare per 1042 minuti. Il podio è completato da un pocho scatenato: 1007 minuti, con scatti terrificanti e capacità di recupero da applausi.

PERICOLO GIALLO – Nove partite, tre ammonizioni: il rischio squalifica – in campionato – è nell’aria per Lavezzi, mentre in Champions la spada di Damocle pende sul capo di Aronica e di Maggio, arrivati a quota due e dunque destinati a fermarsi in caso di nuovo cartellino. Gli unici «cattivi» di questo trimestre in azzurro restano Santana (espulso a Catania), Zuniga, mandato fuori a Monaco per somma di ammonizioni e capitan Cannavaro che ha saltato il Bayern per squalifica dovuta a doppio giallo.

LA SORPRESA – Il futuro non deve attendere, perché Federico Fernandez s’è intrufolato con leggerezza in questo Napoli, incurante dei suoi ventidue anni, già lanciato con la propria Nazionale e prima riserva di fatto d’un club che spazia nell’elite nazionale e ci prova pure in Champions: i 396 minuti complessivi, testimoniano la fiducia che Mazzarri ripone nell’argentino e le due reti all’Allianz Arena costituiscono un confortante biglietto da visita anche in chiave offensiva.

IL BALLOTTAGGIO – C’è una squadra di titolarissimi, con gerarchie che appaiono anche dal quadro generale, e dentro di essa c’è un’incertezza perenne, che monta di partita in partita: a sinistra, Dossena e Zuniga si dividono la corsia, un po’ per uno, con differenza irrilevante a favore del colombiano, capace però di giocare anche a destra e dunque di sostituire – nell’emergenza – pure Maggio. Dossena 725 minuti, Zuniga 875: ma si procede a ritmi vertiginosi e con uno spalla a spalla.

I CAMBI – Incredibile ma vero, il maggior numero di sostituzioni tocca a Marek Hamsik (9) e ad Ezequiel Lavezzi (7), i veri simboli del turn-over a partita in corso: lo slovacco quattro volte è partito dalla panchina e altre due ha finito prima in campionato; in Champions, tre volte su quattro è andato a rifiatare, dopo aver speso tutto quello che aveva; l’argentino è uscito cinque volte in campionato e due in Champions. Pandev (6), Mascara (5) e Santana (5) sono quelli che sono subentrati più di ogni altro. 

Fonte: Corriere dello Sport

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