shinystat spazio napoli calcio news 11/11/11: un solo numero per ricordare il passato

11/11/11: un solo numero per ricordare il passato

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Il gioco dei numeri imperversa ogni qualvolta la data dell’anno astrale scherza con la sorte e propina una serie di casualità a cui seguono poi dichiarazioni dei pazzi di “turno”, i quali fanno previsioni assurde su chissà quali catastrofi o calamità naturali, oppure può capitare più semplicemente che qualcuno si sieda e si metta a rimembrare a cosa possa essere legato quel numero che si ripete nel giorno,mese e anno, e, come si può ben immaginare, a “calciofili” come noi un assist del genere non può sfuggire. Ed ecco allora parlare della storia che ha visto imperversare con la maglia del Napoli una serie di giocatori, famosi o meno, con questo numero. Il numero undici non è sempre stato l’attaccante per antonomasia nel corso della storia (per smarrirsi definitivamente quando la regola della numerazione è stata stravolta, al punto che oggi ti ritrovi un portiere con il numero 99 ed un attaccante con il 47 chissà per quale arcana ragione).

Facciamo un breve escursus tra alcuni dei giocatori azzurri che hanno indossato questa casacca. Potremmo cominciare con una storia lontana mezzo secolo, quando un certo Omar Sivori, il quale, nella stagione ’67-68 non accettava l’alternativa con Barison per la maglia numero 11 e voleva giocare titolare, perché si sentiva ancora il migliore di tutti.

 

Qualche anno dopo (’81-82 e ’83-84) approdò a Napoli Massimo Palanca, a cui i tifosi azzurri affidarono le velleità della squadra, da lì a poco consegnata nelle mani del Pibe de oro. Non riuscì più a realizzare i colpi che l’avevano reso famoso a Catanzaro, segna un solo gol e l’anno successivo si trasferisce al Como in Serie B, dove riesce a fare la miseria di un gol in più. Richiamato a Napoli, presunte incomprensioni con l’allenatore Rino Marchesi ed un solo gol in diciannove incontri lo fanno precipitare in Serie C2.

 Nella storia degli “11” azzurri di sicuro spessore ci piace ricordare anche uomini come  Francesco “Ciccio” Romano, vera e propria rivelazione della stagione del primo scudetto, abile centrocampista , capace di macinare chilometri in campo,regista eclettico,  lavoratore oscuro ed abile interditore della manovra, conquistò la nazionale ma venne ceduto con troppa fretta al Torino nell’89.

Dal primo al secondo scudetto non possiamo dimenticare le gesta di Andrea Carnevale , ariete dell’attacco azzurro del secondo scudetto, non sempre titolare, al punto che fondamentali furono i suoi goal quando subentrava dalla panchina, determinante nella conquista del tricolore, assieme ai “soliti noti”. Ha totalizzato 105 presenze realizzando 31 goal con gli azzurri.

 

 

 

 

Ripercorrendo gli ultimi anni poi, un numero 11 da cui ci si sarebbe aspettato di più era anche quel Igor Protti capace di segnare caterve di gol a Bari, ma che nella stagione napoletana realizza solamente 4 gol deludendo la tifoseria che si apprestava ad affrontare il baratro della serie cadetta, tanto che venne ceduto l’anno successivo.

 Emanuele Calaiò ha invece sicuramente fatto parte della storia “minore” del Napoli, nel senso che è stato il protagonista degli anni “bui” quelli della C e della B, dove però ha segnato tanto (112 presnze/ 40 gol) ed ha dato un contributo fondamentale per la risalita del Napoli nella serie più opportuna.

Concludiamo con l’attuale “undici” azzurro, sia del Napoli che del’Italia prandelliana, l’orgoglio dei Napoletani, Christina Maggio che ha ridato lustro alle sorti dei “napoletani in Nazionale” dando continuità di rendimento e spessore tecnico-agonistico, tant’è che anche lo stesso Prandelli, seppur giocando con un modulo non adatto alle caratteristiche di Christian, preferisce tenerlo in rosa comunque, schierandolo nel ruolo di terzino che poco gli si addice, ma non diteglielo perchè lui e contento così, pur di non perdere l’ambita convocazione. Il Napoli, dal canto suo, perde molto quando Maggio non c’è, la fascia risente della sua “verve” e delle sue incursioni, ha l’importanza ed il valore di un uomo chiave nella manovra d’attacco azzurro, ma abbiamo visto netti miglioramenti anche sotto l’aspetto difensivo.

Quando la data giocherà nuovamente con i numeri, sarà ancora una volta un buon pretesto per parlare degli azzurri.

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