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Zuniga Superstar


 

 

 

 

 

 

Da quanto si evince dalle pagine interne di oggi del “Corriere dello Sport”, Camilo Zuniga ha completato il processo di maturazione nel nostro calcio, consacrandosi come “jolly indispensabile” per la formazione di Mazzarri, il quale, a detta di Camilo, è il principale arteficie del suo essere “un giocatore completo oggi”. Le espressioni ultime del colombiano, sia in campionato che in Champions, hanno determinato una concretezza finalmente perseguita, dopo un periodo iniziale in cui molti esperti definivano l’acquisto di Zuniga un’errore di mercato, seppur uno dei pochi commessi dalla società negli ultimi anni (2 stagioni orsono fu pagato 9 milioni di euro, rilevato dai bianconeri del Siena). Già dalla seconda parte dello scorso campionato, attraverso alcune prestazioni convincenti coronate da 2 importantissimi e decisivi goal ( 1-0 al Catania, 1-1 all’Inter che ha sancito il punto decisivo per la qualificazione in Champions) l’esterno destro-sinistro, è questa la giusta definizione nel voler assegnare un ruolo al colombiano, ha data vita al suo lento ma fondamentale recupero tecnico-tattico, frutto di lavoro e sudore durante le sedute d’allenamento settimanali, nelle quali lo stesso Zuniga ha dichiarato che molto spesso Mazzarri lo ha trattenuto sul terreno di gioco per spiegargli posizioni e movimenti da memorizzare, da “copiare ed incollare” nel proprio bagaglio tecnico, da “spolverare” ogni domenica, quando sarebbe stato chiamato in causa. Anche il suo procuratore, Riccardo Calleri, ha affermato: ” Zuniga è un campione, Mazzarri è stato fondamentale per la sua crescita. Anche spostandolo da destra a sinistra, in un ruolo che non era mai stato suo, lo ha migliorato tanto. Certo, Camilo avrebbo potuto fare qualche gol in più, ma per fortuna nel Napoli non mancano i calciatori capaci di fare centro”. Non ultimo, il gol divorato sabato scorso al Meazza contro l’Inter, ma probabilmente i tifosi azzurri saranno già contenti di aver fatto un nuovo acquisto, di aver recuperato una pedina indispensabile per lo scacchiere “mazzarriano”, l’alfiere nero senza il quale il dinamismo e la rapidità del solo Lavezzi sarebbero arma insufficiente per penetrare nei meandri delle aree di rigore da scardinare. Oramai “Fred” (così era chiamato a Siena, poichè ballava sulla palla come “Fred Astaire”, spesso perdendola, facendo infuriare il pubblico senese) è diventato meno lezioso e più concreto, proprio come il Napoli di Mazzarri, perdendo così la nomea di cui sopra, per acquistare quella di “Apocalypto” (Auriemma docet) cioè “selvaggio della fascia laterale”, guerriero indomabile dallo scatto di una pantera.