shinystat spazio napoli calcio news Guarda che Hugo, guarda che Toro

Guarda che Hugo, guarda che Toro


L’adagio musicale del compianto Fred Buscaglione lancia in sentimentalismi e ricordi nostalgici, ma oggi è doveroso utilizzarlo per confezionare un elogio a regola d’arte su un calciatore come Hugo Campagnaro. Nella notte storica di Milano il “Toro” argentino ha dimostrato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, di essere un vero portento fisico, tecnico e tattico. Il gol di pura rabbia siglato per aprire le danze azzurre è il simbolo di un riscatto anche personale dopo anni divisi tra campo e infermierie che hanno pregiudicato ingiustamente i muscoli impetuosi del ragazzone di Cordoba. La determinazione ha fatto il resto, e Hugo ha recuperato il tempo perduto andando addirittura oltre una beffarda quanto assurda morte nella recente estate. Forte, fortissimo, ma soprattutto umile poiché come priorità c’è il bene del Napoli, la maturazione di un gruppo, la fame insaziabile di vittorie, la voglia di non nascondersi più e diventare protagonisti.

E SONO DUE – L’evoluzione da attaccante a stantuffo di destra tuttofare non ha cancellato una discreta vena realizzativa, riemersa con prepotenza in questo avvio di campionato. Dopo Il tap-in di Cesena ecco il siluro che ha disintegrato la porta dell’Inter e zittito i tifosi nerazzurri. E prima di loro quelli rossoneri, quando il 21 marzo 2010 freddò il colpevole Abbiati. Toro-San Siro 2-0.

NAZIONALI, OCCHIO! – In questa ascesa inarrestabile manca ancora il riconoscimento di una convocazione in Nazionale. Se Hugo dovesse scegliere vestirebbe “albiceleste” pure quando dorme, ma questa chiamata tarda ad arrivare, e le primavere del “Toro” sono ben 31. Dal 2002, per via delle sue origini, il giocatore del Napoli ha passaporto italiano, quindi in teoria sarebbe abile arruolabile anche per la Nazionale nostrana col rischio di scatenare i soliti dibattiti sull’identità calcistica. Ora come ora, però, privarsi di un atleta in stato di grazia sarebbe un vero delitto, quindi c’è da riflettere con gudizio, che sia Sabella o Prandelli.

Giorgio Longobardi

RIPRODUZIONE RISERVATA