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E quindi uscimmo a riveder le stelle…

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Lecce è stata dura da digerire, l’Udinese va forte e pare che il gossip “Mazzarri SI – Mazzarri NO” sia stato l’argomento più interessante delle ultime settimane. Ma noi tutti sapevamo che il campionato non era finito e che ci avrebbe riservato ancora tante emozioni. Arriviamo alla penultima giornata, ultima al San Paolo, con lo scudetto al Milan senza troppe sorprese, con la Samp retrocessa in B dopo un girone di ritorno disastroso, tante cessioni e con le lacrime di Palombo. Ma soprattutto arriviamo con un’Udinese che continua a vincere, l’Inter davanti e  Cavani in tribuna.  Potrei scrivere righe e righe sulla motivazione delle tre giornate di squalifica, ma mi asterrò da “ironici apprezzamenti”. In curva i pareri erano contrastanti, nessuno ha giustificato il suo nervosismo più volte rimproverato verbalmente dall’arbitro, ma c’è chi addirittura insinua che l’abbia fatto apposta perché vuole andare via. Lo lasciamo vaneggiare da solo, mentre noialtri ci preoccupiamo di preservare il gioiellino da 26 goal alla sua prima stagione in azzurro. Il Matador ha fatto una cazzata, ma gliel’abbiamo già perdonata. E lo si capisce anche dagli applausi e dai cori al suo passaggio nel fossato sotto la curva per raggiungere la tribuna.

Arriviamo praticamente all’alba. Con ancora la frittura di gamberi e calamari  nella pancia, ma soprattutto nel cuore. Mancano “solo” tre ore, ma intuiamo subito che abbiamo fatto la scelta giusta. Gli spazi vuoti sono già pochi e dobbiamo fare ricorso a tutto il nostro carisma per far spostare persone, invertire posizioni, scalare di alcuni posti pur di stare tutti vicini. Stasera dobbiamo stare uniti. Che si bestemmi o che si festeggi, dobbiamo farlo insieme!

Il pre-partita è animato poco da discussioni calcistiche e molto da frittate di maccheroni, sfottò su matrimoni imminenti e  un bello striscione nel settore dei distinti dedicato alle curve con scritto “Alla curva B e alla curva A il nostro rispetto e la nostra lealtà. Orgogliosi di voi”. Ringraziamo con un applauso di quelli fraterni. I distinti si dimostrano all’altezza del proprio nome.

I volti sono tesi, ridiamo e scherziamo come sempre, ma si vede che temiamo di sprecare un’annata indimenticabile per un solo punto. Uno solo. Pensiamo soprattutto al Brescia, retrocesso ma uscito dal San Paolo a reti inviolate! Speriamo solo che l’Inter non si accanisca contro di noi. E a dirla tutta le nostre speranze non sono state disattese.

Ma restiamo nei minuti prima del fischio. Anche perché, dopo, c’è molto poco da raccontare.  Lo stadio si riempie, balla e canta sulle note scelte dai nostri giocatori. Li preferiamo quando giocano a calcio e non averli come DJ, visti i gusti musicali. Ma per loro saremmo anche capaci di cantare a squarciagola Claudia Mori e Celentano. Come non detto. Abbiamo assecondato il pirata Morgan e cantato “Non succederà più che  dico di sì per farti contento e penso…”. Appunto. E penso “Non succederà più”! Ma oggi va bene tutto. Prendiamoci questo punto e festeggiamo.

I giocatori entrano per il riscaldamento e puntualmente si distribuiscono chicchirichì per il nostro rito scaramantico. Bene. Da come abbiamo urlato direi che siamo belli carichi e concentrati. Possiamo cominciare.

Fischio dell’arbitro e il Napoli pare voglia giocarsela. Eto’o non è da meno e se la gioca ancora meglio. Certo che se stendiamo un tappeto rosso anche a lui, come già accaduto con Inler e con Chevanton, vuol dire che non è distrazione della difesa. La nostra è proprio buona educazione! Insomma, Eto’o non ha esattamente i piedi di Gargano e centra la porta indisturbato.  Nel gelo totale, tutti abbiamo notato che non ha esultato. Proprio come Inler nella stessa posizione qualche settimana prima. C’è chi se lo ricorda bene ed esclama solo per amor di battuta: “ Non ha esultato perché viene a Napoli l’anno prossimo!”. Ci piacerebbe molto, ma troviamo l’ipotesi più appropriata per Inler, per nulla calzante invece per Eto’o.

Adesso cominciamo a temere il peggio. E in effetti un tiro fuori di poco di Kharja e un palo pieno ci sveglia dal torpore e ci fa reagire. Poco, ma reagiamo. Giusto il tempo di creare una mischia, vari tentativi consecutivi e accaniti e la palla rotola finalmente dentro. E chi l’avrebbe mai detto che in Champions ci avrebbe portato Camilo Zuniga. L’uomo dalle mille finte ansiogene. Il giocatore che ci ha fatto imprecare ad ogni movimento di corpo, ma non di piede. Insomma, grazie ZUZU!

Il festeggiamento è travolgente…in tutti i sensi!Mi porto un bel livido a casa tinto d’azzurro, ma felice. Tanto felice.

Attendiamo il secondo tempo più rilassati. In fondo speravamo che le squadre si accontentino e non giochino al massacro. Ma certo non potevamo immaginare 45 minuti di passaggi da allenamento, infortuni inesistenti, ma strategici per  perdere tempo, di regali al portiere, di pacche sulla spalla e abbracci e scambi di buste d’acqua tra giocatori tra di loro avversari. Ha tutta l’idea di una farsa, ma a noi ci piace assai lo stesso. C’è qualcuno che ancora non se n’è accorto e al secondo “Pare che stann’ senza genio!” gli facciamo notare che il pareggio sta bene a tutte e due e probabilmente prima di rientrare se lo sono anche detto. Non avrei voluto essere un tifoso dell’Udinese stasera, questo è poco ma sicuro.

Ad un certo punto c’è stata una sostituzione e per poco lo speaker Fabrizio Frizzi non annunciava “Esce Paolo Belli ed entra Sebastiano Somma”. Insomma, una partita del cuore…e il nostro batte forte già prima del triplice fischio di un arbitro a dir poco superfluo e inascoltato. Anche quando fa cenno a Sosa di continuare per la regola del vantaggio e Sosa gli dà un’occhiataccia come per dire: “NO, ja! So’ stanco!”

Ragazzi, il resto è storia. Una storia che da 21 anni stavamo aspettando. E’ festa grande al San Paolo. Il capitano è in lacrime, De Sanctis salta impazzito, Cavani corre dalla tribuna, entra in campo e prende in braccio il Pocho. Sugli spalti è il delirio. Lacrime, abbracci, sciarpe bene in vista. Si canta. A dispetto di chi dice che rischiamo di essere folcloristici, cantiamo a squarciagola “Oi vita, oi vita mia!”.

Già pensiamo agli stadi che ci ospiteranno molto probabilmente da settembre. Real Madrid, Barcellona, Manchester, Chelsea, Bayern…Mazzarri evidentemente ci ha passato l’abitudine di pensare subito alla prossima. Già! La prossima. Domenica saremo a Torino contro una Juve sconfortata e delusa. E un pensiero va inevitabilmente al caro Quagliarella. Avrà imparato a non sottovalutare NOI  napoletani e a tenere per sé teorie folli e barzellette?! Sapete quella della Juve che lotta per lo scudetto?! Veramente divertente. Uno striscione visto ieri allo stadio da’ un consiglio prezioso: “Juve, se ti sbrighi al bar è rimasta la coppa del nonno!”

Ma non è tempo di pensare alle sconfitte degli altri. Godiamocela tutta.

E andiamo via con il sorriso, senza voce, ma soprattutto con un interrogativo: “Come faremo nei prossimi mesi senza tutto questo?!”

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