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Un San Paolo da rifare

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Bisogna correre ai ripari, subito. Il Napoli a pochi mesi da una possibile partecipazione in Champions  League si ritrova a giocare in uno stadio semifatiscente, lontano anni luce dai parametri richiesti dall’Uefa.

Ciò che fa più rabbia osservando l’impianto di Fuorigrotta è il totale abbandono in cui versa: i servizi igienici sono in condizioni pietose, le vie per il deflusso post-gara sono sempre un grattacapo per la polizia, i tabelloni  (promessi e anche prenotati da De Laurentiis) sono sempre una chimera.

Il  San Paolo sembra un vecchio generale che ha vissuto mille battaglie ed ottenuto molte medaglie di cui, però, nessuno più si interessa. Se questo stadio potesse parlare racconterebbe ai tifosi più giovani la storia di due splendidi scudetti, una coppa Uefa, tre coppe Italia, una supercoppa italiana e soprattutto si vanterebbe molto, dato che il suo manto è stato calpestato per sette anni dal giocatore più grande di tutti i tempi. Ma lo stesso impianto flegreo è stato anche testimone di anni, calcisticamente parlando, orrendi e svilenti: otto anni di serie B e due di serie C, presidenti incompetenti e squattrinati, allenatori e giocatori quasi mai degni della squadra che rappresentavano e sconfitte umilianti contro formazioni di bassissimo rango. Infine (e parliamo del nostro presente) il San Paolo ha visto rinascere l’entusiasmo della sua gente grazie all’avvento di De Laurentiis che ha portato organizzazione e denari laddove non ce ne erano più da molto tempo.

Tutti gli innamorati del Napoli, dunque,  provano un amore viscerale per il San Paolo. Peccato che il comune di Napoli non provi lo stesso sentimento: il San Paolo ha rappresentato la storia del calcio partenopeo degli ultimi quaranta anni e non si merita un simile (non) trattamento da parte delle istituzioni cittadine.

 

Marco Soffitto

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