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Bisogna avere FEDE!


Lo ammetto. E’ stato bello cominciare il week end sportivo con la sconfitta del Milan a Palermo. Abbiamo tifato tutti per i siciliani e abbiamo esultato tutti al triplice fischio dell’arbitro. Il risultato è stato “Cosmi-co” e già ci pregustavamo la domenica di attesa. Ma non osavamo pensare  a come avrebbe potuto essere la classifica se anche l’Inter fosse caduto con il Lecce. E invece, a parte i diavoletti, nessun altro è inciampato: l’Inter gioca non bene, soffre pure un po’, ma vince di misura. L’Udinese continua ad essere una macchina da goal. La Lazio aveva già chiuso la pratica il sabato, anche qui non una partita esaltante, ma tanta fortuna e  un Cesena che a metà del primo tempo era già in riviera a mangiare piadine.  La Roma pareggia a Firenze e questo ci fa piacere. Mutu ricomincia a dire la sua e Totti si ripete. La Juve deve aggrapparsi ad un gran goal del capitano. Il suo risultato lo guardiamo giusto per completezza d’informazione, visto che ormai la Vecchia Signora non ci può più impensierire. La lasciamo lottare per altri traguardi che non sono più nostri.

Ultimo sguardo alla classifica per essere consapevoli ancora di più dell’importanza di questa partita,  preparo lo zaino con panini e chicchirichì e si va. Si va presto perché l’ansia sale e a casa è inutile restare. Si va presto. Troppo presto, direi. Cancelli ancora chiusi, ma poco male. Una volta dentro, possiamo prendere tutti i posti che vogliamo per il nostro gruppo, che oggi è anche più numeroso del solito. Abbiamo quattro “ospiti” a cui vogliamo tanto bene,  ma che, come tutti, si giocano la loro possibilità di tornare per altre partite. Per com’è andata direi che sono i benvenuti anche con la Lazio. Entriamo a riflettori ancora spenti, mesta atmosfera, famigliole e gruppi sparuti che fotografano uno stadio ancora vuoto. La serata stenta a decollare, ma sappiamo che si tratta di poco ancora e il San Paolo si riempirà come per magia. È  esattamente ciò che avviene nel giro di un’ora.

Il pre-partita è ricco di argomenti: ovviamente le gare del pomeriggio, la sconfitta del Milan, la partita di Parma di domenica scorsa, applaudendo alla prestazione di Ruiz. E tutti siamo concordi nell’affermare che segnare un goal in fuorigioco è una goduria immensa. Ma anche che averne segnati altri due dopo, ci solleva da ogni responsabilità morale! Ci anima anche il Gargano-rebus…motivi familiari l’hanno allontanato dal ritiro. Non avrebbe comunque giocato. E questo alimenta insinuazioni diffidenti e, ci rendiamo conto da soli, troppo strategiche e irrispettose, per cui le abbandoniamo sorridendo al fatto che Yebda ci piace. Magari anche più del povero Walter. Chiediamo a vicenda informazioni su Santacroce, ma poi lo vediamo nel riscaldamento e ci rassicuriamo. Vedere Cribari in un’improbabile difesa con il capitano e il baby Ruiz ci spaventava alquanto.

Prima del fischio iniziale, uno striscione che circola a bordo campo e un annuncio in doppia lingua, italiano e giapponese, ricordano la tragedia asiatica e recitano senza retorica che “il popolo napoletano è vicino al Giappone”. Parte un sentito e lungo applauso e per un attimo ci sentiamo molto stupidi ad avere l’ansia solo per una partita di calcio. Ma ora siamo lì per quello, e ognuno in cuor suo sa cosa fare per far sì che una calamità naturale  come un terremoto non debba più crearne un’altra, tutta umana, più pericolosa, più complicata e subdola come lo scoppio di una centrale nucleare.

Ma torniamo alla partita. Assolviamo al nostro rito scaramantico con i chicchirichì, per un attimo attentato da qualcuno che non sapeva bene come fosse. Ma schiviamo il pericolo e dal risultato finale della partita direi che il rito è sano e salvo. Nonostante tutto.

La partita comincia con pochi sussulti. Donadoni è immobile, Mazzarri si agita e sbraita, per niente scalfito dalla colica renale dei giorni scorsi. La differenza tra i due allenatori è lampante. E per un attimo ci ricordiamo perché abbiamo preferito ad un bergamasco ex-milan, lento e flemmatico, un livornese passionale e travolgente. Ovvio! Ci somiglia di più.

Nel primo tempo è degna di nota solo una punizione  tirata da Hamsik che addirittura ci fa rimpiangere quelle tirate dal cognato. E ho detto tutto.

Ma al secondo tempo avviene ciò che sembra irreparabile. Siamo tutti distratti da ciò che potrebbe assumere i contorni di una tragedia. E c’è mancato davvero poco. Zuniga è sulla fascia. E sentiamo un TIN alle nostre spalle. Palla ad Hamsik. E sentiamo un altro TIN TIN, questa volta davanti a noi. Hamsik scambia con il Pocho in area. E sentiamo tanti TIN, qualche fila più giù, due amici che si avventano dietro lo scintillio di una fede che rotola inesorabile verso il basso. Il Pocho viene trattenuto e cade in area. La fede viene magicamente recuperata cinque file più giù. Lo stadio esplode in un boato. Il matador realizza e sblocca il risultato. E contemporaneamente l’anello sacro è stato rimesso al dito. Gli abbracci e le urla di gioia sono il segno che per fortuna ognuno ha ritrovato la propria fede.

Sollevati dal matrimonio salvato, ci distraiamo troppo perché arriva il goal del Cagliari. Avevamo appena elogiato De Sanctis per aver superato il record d’imbattibilità. E arriva un goal in cui dagli spalti ci sembra soprattutto lui il colpevole. Speriamo di non avergliela tirata noi.

Ma siamo ottimisti. Non scordiamo quel goal all’ultimo minuto di Cagliari che ci ha fatto godere come la vittoria di una Champion’s League. E quando il Matador vuole diventare anche lui l’uomo dei record questa sera, eguagliando Vojak con un goal fenomenale, l’abbraccio scambiatoci dopo il rigore diventa una vera e propria ammucchiata. Ci siamo persi il balletto del tridente azzurro, puntualmente rivisto una volta tornati a casa, ma abbiamo ancora una volta reso reale una gioia infinita, condividendola in curva.

 

Abbandoniamo lo stadio, non prima di aver omaggiato Cellino, che abbiamo saputo essere in tribuna Autorità, con un coretto poco amichevole. Non abbiamo dimenticato le parole dolci che ci ha più volte dedicato. Ma in fondo lo ringraziamo. È anche grazie ai suoi 6 punti che possiamo ancora sognare.

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