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Inter, un cuore che fa nazione


Pazza Inter. Molte volte si abusa di quest’espressione fino alla noia; altre, poche altre, è fin troppo riduttiva. Pazza Inter perchè dopo soli tre minuti riesce a passare sorprendentemente in vantaggio con Eto’o, primo squillo di quella che poi sarà forse la migliore partita della sua carriera. Pazza Inter perchè riesce a mettere in partita un Bayern fino ad allora inoffensivo con una papera di un irriconoscibile Julio Cesar, purgato da Gomez nel gol-fotocopia di quello dell’andata. Pazza Inter perchè subisce il secondo gol di Muller in contropiede scattato quando il mediocre Pandev si incarta per l’ennesima volta col pallone. Pazza Inter perchè dopo aver rischiato ripetutamente – con occasioni sbagliate dai bavaresi al limite dell’inverosimile – riesce a ribaltare la partita nella ripresa con i gol di Sneijder e del Pandev mediocre di cui sopra. Non è una Pazza Inter, è un’Inter storica.

Spiazzato dal forfait dell’ultima ora di Zanetti, Leonardo è stato costretto a lanciare nella mischia Thiago Motta, in palese difficoltà atletica, vero e proprio uomo in meno per i nerazzurri per buona parte della gara insieme a Pandev, entrato in un vortice di involuzione tecnica, anche se autore dell’assist per il gol di Eto’o. Dopo la rete fortunosa di Gomez, il Bayern ha preso il sopravvento sciorinando tutto il suo repertorio di pregevoli giocate, chicche tecniche condite da velocità supersonica. Se l’Inter non è andata definitivamente sotto è merito di Ranocchia, più solo del soldato Ryan nel famoso film di Spielberg, e di un pizzico di fortuna.

Ma “audaces fortuna iuvat”. E gli audaces in questione sono due: Sneijder e Eto’o. Loro due, troppo spesso sottovalutati nello scorso triplete che ha il volto bifronte di Milito e Mourinho, si sono caricati la squadra sulle spalle prima confezionando il gol del pareggio e poi regalando a Pandev la più grande gioia possibile in un anno in cui si è travestito da Paolino Paperino. Perchè in ogni favola che si rispetti il ranocchio (o la bestia) diventa principe e nella magica notte di Monaco può capitare anche che il peggiore in campo si trasformi nel match winner. La vittoria dell’Inter è il trionfo della determinazione e del coraggio perchè i nerazzurri vincono in barba alla solita organizzazione difensiva tragicomica, alla totale mancanza di trame di gioco offensive, alla manifesta inferiorità tecnica e tattica dinanzi a un Bayern spettacolare e a tratti inarrestabile. L’Inter spaurita in champions del pre-triplete è un vago ricordo. I quarti di finale, un tempo chimera più che obiettivo da raggiungere, ora rappresentano il risultato minimo.

Evidentemente il Bayern Monaco ispira le imprese dell’Inter. Non c’è solo la finale di Madrid dello scorso anno, ma anche la storica galoppata di Nicola Berti nel gelo bavarese nel 1989. Quell’anno l’impresa fu resa vana dall’incredibile sconfitta a Milano nella gara di ritorno. Stavolta non c’è ritorno da giocare, c’è solo da continuare a difendere il titolo e da portare in alto il nome dell’Italia in Europa fino in fondo.

E’ un’impresa, ma ormai Eto’o e compagni sono abituati.

 

Giovanni Cassese

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