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Le “ali” di Aronica

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Esperienza, grinta e quel pizzico di malizia. Qualità che possono riassumersi con un termine tipicamente partenopeo che rende maggiormente l’idea: cazzimma.
Salvatore Aronica è la quintessenza della cazzimma applicata al calcio. Un volpone. Un giocatore capace di entrare sotto la pelle di ogni avversario, di innervosirlo, di mandarlo fuori partita.

Ultima “vittima”: Pato. Il brasiliano, da sempre accusato di scarso temperamento e di poca cattiveria agonistica, lunedì sera ha reagito in maniera scomposta al “trattamento Aronica” (spinta a gioco fermo e ammonizione per il papero, ndr).Questa volta però il trattamento non ha sortito i soliti effetti. Dopo quell’episodio Pato è entrato definitivamente in partita risultando decisivo per il tre a zero finale.

Tra i trucchi del mestiere del trentunenne palermitano c’è senza dubbio il sapiente utilizzo delle braccia. Un utilizzo che però spesso si trasforma in abuso e rischia di determinare conseguenze nefaste.

Se contro il Palermo Morganti chiuse un occhio sulla gomitata rifilata ad Ilicic in area di rigore, in Europa League, nella gara di andata contro il Villareal, non è accaduta la stessa cosa (Aronica espulso per doppia ammonizione a seguito di due trattenute su Nilmar, ndr).

Fino ad arrivare all’episodio chiave di Milan Napoli. Il calcio di rigore concesso ai rossoneri per il tocco di braccio del numero 6 azzurro. Al di là della decisione di Rocchi, intervenire in quel modo, in area di rigore, significa esporsi all’interpretazione arbitrale.
E se in casa col Palermo può andarti bene, a Milano contro Il Milan è molto probabile che ti vada male.

Fabio Piscopo

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